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Opinioni | 11 gennaio 2024, 16:19

Gli ospedali pubblici evitano il collasso grazie agli specializzandi

Bisogna avere il coraggio che serve in situazioni emergenziali. Come studio, stiamo valutando una class action a tutela degli specializzandi oggi inquadrati come studenti ma di fatto lavoratori

Gli ospedali pubblici evitano il collasso grazie agli specializzandi

E’ fatto oramai notorio la grave situazione che investe la sanità pubblica ed, invero e vieppiù, la sanità ospedaliera.

Si pensi che negli ospedali pubblici presenti su tutto il territorio nazionale lavorano circa 132.000 medici.

Un numero molto variabile dovuto al gap (negativo) che viene a formarsi dal numero sempre più alto di medici che richiedono il pensionamento rispetto ai neo assunti.

Si pensi che dei circa 357.000 medici che esercitano in Italia più del 40% ha superato i 60 anni di età.

Secondo un recente studio condotto dall’Enpam (ente di previdenza del personale medico) entro il 2025 andranno in pensione 40.000 medici di medicina generale.

Il dato inquietante dei medici impiegati nei nostri Ospedali (132.000) è ancora più evidente se si pensa che in Italia esercitano circa 240.000 avvocati; come se servissero, al nostro paese, più avvocati che medici.

Dato di conforto è che ai 132.000 medici ospedalieri si affiancano mediamente 43.000 mila specializzandi.

Gli specializzandi sono dei medici (che dopo aver dedicato 6 anni della loro vita a conseguire la laurea in medicina), decidono di proseguire negli studi frequentando una scuola di specializzazione che, a seconda dell’indirizzo scelto, dura dai 3 ai 5 anni; sicché un medico specializzato dovrà studiare dai 9 agli 11 anni.

Questi studenti sono, di fatto, veri e propri lavoratori che prestano la loro attività all’interno degli ospedali per non meno di 12 ore giornaliere totalizzando così non meno di 60 ore settimanali quando un dirigente medico, regolarmente assunto, ne deve prestare 38 a settimana.

Molto spesso – a seconda della specializzazione e della struttura in cui essi operano – non viene loro nemmeno garantito il riposo tra un turno e l’altro che dovrebbe essere, secondo il volere del nostro legislatore, di almeno 11 ore.

Ancora più sconfortante che questi medici che dovrebbero apprendere una specifica disciplina spesso sono usati per svolgere adempimenti burocratici e per tutti quei lavori, per lo più burocratici, che i c.d. “medici strutturati” non gradiscono fare.

Infine gli specializzandi percepiscono uno stipendio netto di circa 1652 euro per i primi due anni e di 1719 dal terzo anno in poi; ovviamente non beneficiano di altri proventi come straordinari ecc.

Tuttavia sono ovviamente a carico dello specializzato i versamenti (parziali) all’Enpam, le tasse universitarie e l’assicurazione professionale riducendo così il loro compenso ad una cifra compresa tra i 1.300 e i 1.400 euro mese. In pratica meno di un infermiere.

Fatta questa analisi mi siano concesse alcune brevi considerazioni finali.

In Inghilterra la laurea in medicina si consegue in 5 anni; in America in 4 anni. Perché da noi ce ne vogliono sei? I nostri ragazzi sono più tonti o la medicina americana è diversa da quella italiana?

Gli specializzandi sovente sono costretti a svolgere la specializzazione presso Ospedali collocati in città che sono anche sede universitaria. Come possono questi giovani medici (quasi trentenni) di pagarsi un affitto, le bollette ecc ecc con lo stipendio che percepiscono? Ovviamente graveranno sulle famiglie con la conseguenza, ovvia, che a breve solo i figli di famiglie benestanti potranno avere accesso alle specializzazioni.

Bisogna allora avere il coraggio che serve in situazioni emergenziali come quelle che vive oggi la nostra sanità e segnatamente:

-       Eliminare il test di ingresso a medicina; uno diventa medico se ha la vocazione e le capacità non se ha una cultura generale (se così si può dire viste le domande formulate al test di ingresso) discreta;

-       Ridurre la durata del corso di laurea in medicina da 6 a 5 anni;

-       Ridurre la durata delle scuole di specializzazione fino ad un massimo di 3 anni;

-       Inquadrare gli specializzandi negli organici ospedalieri garantendo loro tutti i diritti di un lavoratore e una retribuzione confacente alle loro funzioni e capacità.

 

Se queste riforme non avranno presto attuazione il nostro sistema ospedaliero andrà al collasso.

Ma non solo; confrontate le retribuzioni dei medici specialisti in Italia, che sono mediamente pari ad un terzo di quelle percepite all’estero, non stupitevi se presto non avremo giovani medici specializzati.

Infine, come studio, stiamo valutando una class action a tutela degli specializzandi oggi inquadrati come studenti ma di fatto lavoratori.

 

*Avvocato con studio in Busto Arsizio, Via Pergolesi, 1

Stefano Ghilotti*

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