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Cultura | 17 aprile 2024, 10:52

La stagione musicale di Varese chiude alla grande: atmosfere parigine e Bolero a San Vittore

Tutto esaurito per l'ultimo concerto, martedì scorso, in Basilica a Varese: straordinari i ragazzi dell’Orchestra Sinfonica del Conservatorio di Milano, diretti da Pietro Mianiti. Appuntamento alla prossima stagione

La stagione musicale di Varese chiude alla grande: atmosfere parigine e Bolero a San Vittore

Un giovane americano arriva a Parigi nel bel mezzo dei “roaring twenties”, e assorbe come una spugna i suoni, i profumi, le pulsazioni di una città in fermento, conosce i suoi miti musicali, Ravel, Stravinskij, Poulenc, e trasforma sensazioni ed emozioni in note, immergendosi totalmente nell’atmosfera caotica e formidabile della Ville Lumière. 

“Un americano a Parigi” trasuda entusiasmo e George Gershwin ci mette proprio tutto, perfino la citazione musicale della “Mattchiche”, il ballo in voga nei café chantant, nonché i clacson dei taxi in un empito quasi da intonarumori di Luigi Russolo.  

Tutto ciò è stato puntualmente raccontato al pubblico della Stagione musicale comunale dagli straordinari ragazzi dell’Orchestra Sinfonica del Conservatorio di Milano, diretti dal loro mentore Pietro Mianiti, nell’ultimo concerto di una serie che ha visto il tutto esaurito quasi ogni sera, a testimonianza dell’ottima programmazione da parte del direttore artistico Fabio Sartorelli. 

Non c’era un posto libero nella Basilica di San Vittore per ascoltare il capolavoro di Gershwin -che Gorni Kramer e il Quartetto Cetra evocarono con una precisa citazione in “Un palco della Scala”- assieme al Bolero di Maurice Ravel e alle Danze sinfoniche tratte da “West Side Story” di Leonard Bernstein, un programma scintillante che ha messo in mostra il sontuoso organico orchestrale necessario per queste composizioni, con strumenti di raro ascolto come la celesta o il sax sopranino. 

I giovani dell’OsCoM non finiscono di stupire -il primo violino era una ragazza di 17 anni- e passano dal repertorio tardo romantico, con le quattro sinfonie di Brahms incise in disco, al ‘900 con disarmante sicurezza, guidati da un Mianiti in grande spolvero, felice di presentare brani che desiderava dirigere da tempo e ha rifinito con immancabile precisione stilistica e coloristica.  

La basilica non è certamente una sala da concerto e l’orchestra, soprattutto in Gershwin e Bernstein, non ha forzato troppo il suono adeguandosi all’ambiente, ma i fortissimo hanno subito qualche penalizzazione dall’acustica, facendo desiderare sempre di più un auditorium in città, che manca ormai da tempi biblici.  

Percussioni e fiati sugli scudi nei sette “capitoli” della Suite di Lennie Bernstein che più americana non si può, con la storia d’amore tra Tony e Maria urlata e sussurrata, e finale con il Bolero, il più fenomenale sortilegio musicale che sia mai stato scritto, voluto non a caso da Ida Rubinstein, danzatrice serpentina che incantò pure d’Annunzio. La magia si è ripetuta, con i ragazzi dell’OsCoM concentratissimi e giustamente ringraziati dal loro direttore e sollecitati dalle richieste di bis da parte del pubblico entusiasta. Appuntamento in autunno, con la Stagione 2024-25 che promette molte sorprendenti novità. 

Mario Chiodetti

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