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Territorio | 09 luglio 2020, 08:24

LA STORIA. Sandra, prima ferita dai cacciatori di frodo e ora scomparsa. «Ma io insisterò nelle ricerche»

Vi avevamo raccontato la storia del lucioperca ferito dai cacciatori di frodo nelle acque del lago Maggiore a Ispra. Gero Rinaldo, che la curava e la accarezzava come una "bimba", ora denuncia la sua scomparsa e quella dei suoi piccoli. Ma non si arrende e continua le ricerche

LA STORIA. Sandra, prima ferita dai cacciatori di frodo e ora scomparsa. «Ma io insisterò nelle ricerche»

Sandra non è nella sua tana. Nemmeno i suoi piccoli si vedono. È una constatazione sconsolata, un timore che si rafforza vedendo tanti persici in quel punto, racconta Gero Rinaldo. Il responsabile dei sommozzatori della Protezione civile Provincia di Varese ci aveva portato con sé nel lago Maggiore, a Ispra. Ci aveva mostrato la bellezza spontanea di un’amicizia e poi quel prendersi cura che sfocia nella preoccupazione.

Perché poche settimane fa l’amica lucioperca che accoglieva prima con sguardi curiosi, poi con ricerca di carezze, aveva mostrato i segni inequivocabili dell’attacco dell’uomo. Sandra ferita - nel corpo e nella fiducia che aveva mostrato ai suoi amici - dai pescatori di frodo (leggi QUI). E anche noi, perché quel pesciolone che ci guardava attraverso le foto di Gero, ci sussurrava la possibilità di un incontro.

Adesso, tutto questo sembra svanito, ci racconta altro ancora. Che siamo cambiati un corno, dopo questo virus che doveva farci aprire gli occhi su noi stessi e la natura. Baggianate. Che siamo irrimediabilmente malati, piuttosto, e questo male sembriamo incapaci di scuoterlo via. Qui non può fare nulla la scienza.

Se ci fosse ancora qualche dubbio, potremmo spostare gli occhi non lontano, sul fiume Olona. Dove troppi pesci giacciono morti, uno spettacolo angosciante e di cui aspettiamo una spiegazione (leggi QUI). Che spiegazione, poi, è una parola assurda forse da usare. Ma almeno ci induce a credere che possiamo capire perché sia accaduto e fermare questa terribile irresponsabilità.

Quei pesci senza nome, che pensavano di dover stare in guardia solo dagli aironi e altri animali, non conoscevano il vero nemico.

Forse nemmeno Sandra, che chiamiamo per nome e ci fa male.

Se dobbiamo cercare un antidoto a tanta cattiveria, la rintracciamo nelle parole che ci porge Gero, commentando questa vicenda: «Io insisterò con le ricerche!».

E se Gero non si arrende, non possiamo farlo noi. Non possiamo lasciare soli coloro che si prendono cura delle creature, tutte.

Marilena Lualdi

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