/ Territorio

Territorio | 27 giugno 2020, 20:55

«Forza Sandra, i pescatori di frodo ti hanno ferita ma tu resisti, vogliamo tornare ad accarezzarti. Che gusto c'è a fare del male a un pesce?»

Gero Rinaldo, responsabile dei sommozzatori della Protezione civile in provincia: «Sandra è un lucioperca ed è come una bambina, si faceva anche accarezzare fuori dalla sua tana nella zona del lago a Ispra. Tirata con l'amo dai cacciatori di frodo, ha combattuto e si è liberata. Le avevano già ucciso il compagno...»

Sandra, il lucioperca fuori dalla sua tana nella zona del lago a Ispra ferita dai cacciatori di frodo. Nella foto più in basso, nella gallery, Sandra prima di essere colpita

Sandra, il lucioperca fuori dalla sua tana nella zona del lago a Ispra ferita dai cacciatori di frodo. Nella foto più in basso, nella gallery, Sandra prima di essere colpita

Sandra conduceva la sua vita serena nel lago Maggiore e aveva sbirciato con curiosità i primi visitatori vicino la sua tana. Curiosità, non paura. Forse questo lucioperca, lo sapeva già di avere trovato un amico, Gero. Che adesso è ferito nell’anima come lei lo è (anche) nel corpo, colpita a tradimento da pescatori di frodo e così debole nel suo rifugio.

«Forza Sandra» è l’urlo di Gero Rinaldo, responsabile dei sommozzatori della Protezione civile Provincia di Varese, che ha conosciuto questo pesce e stabilito con lei un rapporto di fiducia: dalle prime fotografie alle carezze. Due anni fa, Sandra aveva già sperimentato il tradimento, la vigliaccheria: qualcuno le aveva ucciso il compagno

I sommozzatori lo trovarono sulla riva, un esemplare di 80 centimetri, con il muso bucato: «Dev’essere stato ucciso con una fiocinata. I pescatori di frodo… Sandra, l’abbiamo rivista l’anno scorso e sembrava tranquilla».

Bisogna tornare indietro un attimo però, prima di tornare ad affrontare il dolore di questa creatura, insieme a quello del suo amico. Ripercorrere il loro primo incontro.

«Qualche anno fa - spiega Gero Rinaldo - avevamo un progetto in testa, creare una palestra subacquea per i sommozzatori della Protezione civile e avevamo individuato uno spazio nella zona di Ispra». Plinti e cavi d’acciaio nel pieno rispetto del fondale e con massima attenzione a non danneggiare il lucioperca, animale presente con grosse tane. «Un buono - racconta ancora il varesino, originario di un’isola meravigliosa anche per la sua natura come la Sicilia - che si lascia osservare, non scappa e ha questa bocca particolare. Poi il gruppo pescatori di Ispra propose di realizzare in uno specchio di mille metri, dunque la dimensione della nostra palestra, delle fascine necessarie per la riproduzione dei pesci».

Uno dei danni provocati dall’inquinamento si vede con la presenza delle alghe e invece la scomparsa di tanti sassi. Si lavora allora alle fascine e da quel momento il lucioperca poteva vivere tranquillo. Lei, Sandra (in omaggio anche al nome scientifico), osservava e piano piano faceva amicizia: «Come una bambina, le piaceva vezzeggiarsi. Così faceva la Sandra e ha sempre fatto. Fino a pochi giorni fa».

All’arrivo di Gero, infatti, improvvisamente muta l’atteggiamento di Sandra, si fa aggressiva. Non è da lei. Lo stupore viene rapidamente sostituito da un’amara consapevolezza: «Ho visto che era strana di profilo, molto danneggiata in bocca. Era stata tirata con l’amo…».

I pescatori di frodo, avevano colpito ancora. Ma lei, la Sandra, voleva vivere: ha lottato. È riuscita a sottrarsi alla loro crudeltà e alla loro viltà, coperta dalla notte. E adesso lotta, lotta per sopravvivere, ma è in preda a un grande dolore.

«Io non capisco che gusto ci sia - commenta triste Gero Rinaldo - a fare del male a un pesce. Tanti venivano con me a vedere Sandra. Si viene e non si tocca niente. Il bello è godersi lo spettacolo. Spero tanto che ce la faccia e guarisca».

La speranza è che la voglia di vivere di Sandra sia più forte di tutto, che anche il suo lago combatta con lei. Intanto Gero, che tornerà presto a trovarla, le parla così: «Ti hanno teso un agguato i pescatori di frodo, sei stata presa all'amo, hai combattuto e ti sei liberata, i segni del combattimento ti hanno lasciato delle brutte cicatrici sulla bocca, ti auguro che possa al più presto guarire. Resisti, vogliamo vederti sempre e goderci i momenti di quando allegra ci vieni accanto per farti accarezzare».

Marilena Lualdi

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore