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Calcio | 11 maggio 2024, 09:48

Scapi, noi con te dal 2014 alla finale di oggi. Liberati dal "peso" dei sogni: «L'esordio in B al Dall'Ara arrivò troppo presto, oggi saprei gestirlo. Alla Solbia ho trovato una famiglia che mi ha fatto crescere»

Nella finale di Firenze che alle 15 mette in palio la promozione in serie D e la Coppa Italia Dilettanti noi puntiamo sul ragazzo dai piedi d'oro di Schianno che debuttò a 18 anni in Bologna-Varese davanti a 20 mila spettatori ed è diventato uomo oltreché capitano della Solbiatese: «Ognuno raggiunge la maturità al momento giusto, nel 2014 per me non era ancora arrivato. Il peso di aver giocato a quel livello mi condizionò: vorrei rivivere quell'adrenalina con la consapevolezza di oggi. Godo nel dare l'assist del gol ai compagni, il patron Claudio Milanese infonde fiducia. Dicono che dobbiamo vincere, vincere e ancora vincere? No, prima divertiamoci a giocare. Il rapporto con Torraca? Ci chiamano Totti e Cassano»

Denni Scapinello, 28 anni: è il capitano della Solbiatese. Esordì dal primo minuto a 18 anni in serie B al Dall'Ara in Bologna-Varese

Denni Scapinello, 28 anni: è il capitano della Solbiatese. Esordì dal primo minuto a 18 anni in serie B al Dall'Ara in Bologna-Varese

Oggi alle 15 a Firenze allo stadio Gino Bozzi insieme a 400 tifosi la Solbiatese si gioca il ritorno in serie D dopo 11 anni e una storica Coppa Italia Dilettanti nella finale contro i siciliani del Paternò (in caso di parità al 90', supplementari e poi rigori. Diretta testuale su Varese Noi. Clicca e leggi QUI, QUI e QUI). Noi arriviamo nella città del Giglio insieme a Denni Scapinello, il capitano, e alle sue parole di questa intervista dello scorso ottobre. In cui c'era già tutto ciò che serve per farcela.

L'INTERVISTA A SCAPINELLO DEL 6 OTTOBRE 2023

Era entrato in campo diciottenne il 18 ottobre 2014 davanti ai 20 mila del Dall'Ara di Bologna nel giorno dell'arrivo di Tacopina patron rossoblù e lo aveva fatto con la maglia sognata da bambino e cioè quella del suo Varese in serie B. Non era troppo "piccolo" per un palcoscenico così grande, altrimenti Stefano Bettinelli non lo avrebbe fatto esordire e non l'avrebbe fatto crescere come un padre fa con un figlio di Varese come Denni Scapinello. A distanza di 9 anni ci ritroviamo di fronte il capitano della Solbiatese ma, soprattutto, un uomo che perfino dal tono di voce e dallo sguardo -  due occhi come biglie, furbetti, che ti guardano e credono a prima vista in te -  sa cosa dire e fare. E così il ragazzo dai piedi d'oro di Schianno ammette che forse allora non aveva «ancora la consapevolezza giusta delle cose».

«Quell'annata al Varese con il debutto al Dall'Ara, che resta un brivido anche quando mi appare nei ricordi di Facebook, è un po' il mio rimpianto - aggiunge Denni - la serie B dà pressione, bastano due righe sui giornali e finisci sotto un treno o in paradiso. Non sapevo ancora esattamente i miei punti deboli e quelli forti perché ogni persona ha il suo tempo per raggiungere la maturità. A qualcuno capita di farlo a 18 anni, ad altri a 22 o più avanti. So che da quel giorno su di me in tanti hanno un occhio particolare e mi dimostrano affetto e questo forse significa che ho lasciato o lascio qualcosa agli altri». 

L'ambiente della "sua" Solbia, familiare e fatto da gente che sta bene assieme, non può certo essere minato dall'ultima sconfitta sul campo dell'Oltrepò capolista. E le parole da leader di Scapinello sono quelle che servono in questo momento: «È stata una delle partite migliori di quest'anno a livello di possesso palla, azioni create e intensità. Abbiamo preso un primo gol ingenuo su angolo, in cui ho anch'io delle responsabilità, ma non ci siamo fermati e abbiamo raggiunto il pari, quindi è arrivato il 2-1 al 48', a pochi secondi dalla fine del primo tempo, che ci deve far capire come i dettagli fanno la differenza. Siamo una buona squadra e lo sappiamo, ma per esserlo al 100% dobbiamo avere anche quel pizzico di malizia e furbizia che è mancato per trascinare negli spogliatoi una sfida al vertice come questa sul pareggio. Avremmo evitato di dare a una squadra organizzata e forte come l'Oltrepò la possibilità di chiudersi nel secondo tempo. Noi 8 punti e loro 13? È vero, ma il campionato è infinito».

Qual è la vita da capitano alla Solbia? «Serena e senza eccessive pressioni grazie a quello che ci trasmette Claudio Milanese - dice Scapi - Questa serenità dobbiamo poi portarla in campo per fare un gol in più degli avversari, senza accontentarci e divertendoci. A me non manca nulla, come ai compagni, visto che la società ci tratta da professionisti: la fascia è una responsabilità in più. Vogliamo fare un campionato importante».

Dove c'è Scapinello, c'è anche Torraca: in campo, nelle foto delle partite, fuori dagli spogliatoi. «Ci chiamano Totti e Cassano - scherza Denni - Questi rapporti nascono fuori dal campo e poi entrano dentro. Il nostro feeling è cresciuto in maniera naturale e va oltre tutto: basta un'occhiata per capirci».

Parliamo del patron Claudio Milanese: «Riesce sempre a trovare le parole giuste al momento giusto, sia nei periodi buoni che in quelli meno facili. Infonde fiducia, tocca le corde che vanno toccate. Se lui sa che ci divertiamo, è contento. Certo, la squadra è stata creata per provare a vincere, ma poi incidono anche piccoli fattori o episodi. Per esempio, dovremmo sempre riuscire a sbloccare le partite nei primi minuti».

Dove si vede Scapinello nel futuro? «Qui sto bene, per me la Solbia è una seconda famiglia e so che questo è un progetto a lungo termine dove le cose vengono fatte bene. Mi vedo qui, anche se il calcio a volte è strano».

Il rapporto con Neto, «mi basta veder apparire il suo nome sopra un messaggio WhatsApp per emozionarmi», quello con i compagni-amici (Torraca, Anzano, Pandiani, «belle persone e amici anche fuori campo»), l'attenzione cresciuta attorno alla Solbia («Leggo che dobbiamo vincere, vincere, vincere ma bisogna estraniarsi da questo perché la pressione non fa bene. Ovvio che sappiamo di essere una buona squadra e vorremmo ottenere il meglio. Quest'anno poi al Chinetti abbiamo anche il tifo di ragazzini e genitori con tamburi. Fanno un macello incredibile») ma alla fine si torna al brivido iniziale del Dall'Ara, poi replicato anche dalla partita dell'Olimpico in Coppa con la Lazio dove "ti senti un giocatore vero". «Vorrei rivivere quell'adrenalina e quell'emozione di stadi con migliaia persone con la consapevolezza di oggi. A quei tempi era forse presto, soprattutto perché in quel Varese stavano succedendo tante cose e si andava verso il fallimento. Nelle squadre dove sono stato dopo ero comunque visto come quello che aveva esordito in serie B a 18 anni, pur non essendo fisicamente e forse mentalmente pronto per farlo, e quella pressione mi obbligava ad avere sempre addosso i riflettori e a dover fare per forza la differenza».

Ripensando ad allora e a una stagione che l'ha comunque segnato, forse Scapinello poteva o doveva fare di più, «ma nel calcio tutto deve unirsi nel momento giusto e, per me, quello non lo era. Lo è adesso in Eccellenza dove mi sto togliendo e vorrei ancora togliermi delle soddisfazioni: la scorsa stagione sono arrivate 14 reti e 18 assist: godo soprattutto nel mandare in gol i miei compagni, è bello come se segnassi io. Mi è capitato di essere a tu per tu con il portiere e di aspettare l'arrivo di Torraca perché era giusto che in quel momento segnasse lui. Chi mi ha fatto crescere? Sette anni con Anzano mi hanno lasciato tanto, poi c'è Carmine Gorrasi con cui ho un rapporto schietto e diretto: mi ha pescato in un momento difficile in cui volevo smettere e mi ha dato fiducia oltre ogni limite». 

Ci rivediamo ai Mastini dell'hockey, Denni («Capitan Vanetti è il mio idolo da quando ero bambino») e, chissà, un giorno magari al Dall'Ara...

 

Andrea Confalonieri


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