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Hockey | 16 aprile 2023, 20:05

«La nostra vittoria è per Varese. E per la Pallacanestro Varese»

Il giorno dopo e le parole del presidente dei Mastini Carlo Bino: «Quel gol a 34” dalla fine non è arrivato perché meritavamo di vincere la partita, ma è il ringraziamento di qualcuno o qualcosa per la stagione che abbiamo avuto, per il nostro progetto, per quello che abbiamo fatto. La degna conclusione di un’annata fantastica. Non potevamo perdere, non potevamo lasciare l’urlo in gola ai nostri tifosi...»

Carlo Bino, presidente dei Mastini, in tripudio in tribuna nel minuto finale che ha deciso il campionato e, sotto, davanti al popolo giallonero in gara 6 a Caldaro (Photosport & More)

Carlo Bino, presidente dei Mastini, in tripudio in tribuna nel minuto finale che ha deciso il campionato e, sotto, davanti al popolo giallonero in gara 6 a Caldaro (Photosport & More)

Una birretta, qualche ballo (non sfrenato) con i suoi ragazzi, poi - all’1.30 - dritto a casa. A leggere gli articoli sul trionfo suo e dei suoi uomini. E a pensare.

A cosa? Beh, all’anno prossimo. Al lavoro da fare. Con e per i suoi Mastini.

Il presidente “operaio” più contento del mondo oggi si chiama Carlo Bino. Per capire cosa stia provando bisogna cercare di entrare dentro, perché fuori è più difficile: «”Pres, ma non sei contento?” mi chiedevano ieri alcuni… È che io sono fatto così, non mi vedrete mai fare casino...». 

Dentro però…

«Dentro le emozioni sono grandissime. E così la felicità. Ripenso ancora alla partita, che è stata tiratissima. Abbiamo giocato meglio di loro, il disco avrebbe potuto entrare molto prima perché abbiamo fatto 40 tiri più pericolosi di quello che è poi entrato a 34” secondi dalla fine. Ma nell’hockey funziona così: sono le conclusioni sporche a fare la differenza… E poteva succedere anche al Caldaro».

Vincere così - e subito dopo con un gol del portiere che è roba che nell’hockey italiano non accadeva dal 2009 - non ha avuto prezzo: «Esatto - conferma il numero uno giallonero - perché con un 2-0, 3-0 o 4-0 non ci sarebbe stata l’esplosione del pubblico che poi c’è stata. La nostra gente alla fine era ancora più incredula. Non era facile pensare di poter fare la doppietta campionato-Coppa Italia, ma i nostri tifosi hanno sempre creduto in noi».

Sui tifosi il pres ha «perso le parole. Cosa vuoi dire a queste persone? Ieri nel terzo periodo eravamo dentro probabilmente in 1800 persone con la capienza fissata a 1100. E se non ci fossero stati limiti saremmo arrivati a 5000 spettatori in scioltezza. La diretta social di gara 7 ha raggiunto 12 mila persone e ha fatto visualizzazioni anche dal Canada, con i nostri ex giocatori... Cosa vuoi dire allora? È una roba folle per l’IHL… Però è quello che abbiamo creato, è tutto frutto dello stare insieme, del fatto che siamo una famiglia. Abbiamo trasmesso noi stessi, abbiamo fatto capire che non siamo diversi dai nostri tifosi. E che solo uniti, tutti uniti, arriviamo all’obiettivo».

Carlo Bino ha una dedica per la vittoria dell’IHL. L’ha sussurrata ieri sera al sindaco Davide Galimberti, all’assessore Stefano Malerba, a chi era vicino lui. Oggi la “grida” a noi e a tutti, perché è talmente bella che non può restare confinata: «Questa vittoria è per la nostra città. Che in questi giorni sta vivendo un momento difficile. Ma io sono sicuro che la Pallacanestro Varese riuscirà a uscire da quello che le sta accadendo. Perché? Perché è una famiglia, proprio come noi. Perché stanno lavorando duro, proprio come noi. Perché hanno un progetto bello e sano, perché al palazzetto si respira la stessa aria che si respira al palaghiaccio, perché le belle persone devono vincere se lavorano con cuore e passione. Sapete: quel gol a 34 secondi dalla fine non è arrivato perché meritavamo di vincere la partita, ma è il ringraziamento di qualcuno o qualcosa per la stagione che abbiamo avuto, per il nostro progetto, per quello che abbiamo fatto. La degna conclusione di un’annata fantastica. Ieri non potevamo perdere, non potevamo lasciare l’urlo in gola ai nostri tifosi. Per la Pallacanestro Varese accadrà lo stesso».

F. Gan.


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