Chi l'ha detto che i giornalisti, invece di riferire ciò che è scontato e che vedono tutti, non devono essere anche uomini? E soffrire, vincere, fallire e farsi domande su ciò che scrivono o assumersi la responsabilità, se serve, di dire basta. Noi lo facciamo oggi, alla vigilia di Caldaro-Varese, una partita che è un pezzetto della nostra vita fatto di lacrime di gioia e di dolore, e lo facciamo lasciando un articolo in bianco. I tifosi, che a Varese sono molto più avanti - e molto più decisivi - di quanto qualcuno possa credere, possono riempirlo di ciò che vogliono, a partire dalla loro presenza, dalla loro fede, dal loro amore per questi colori che non tradiranno mai, figurarsi domani. Anche i giocatori possono riempire questo spazio con quello che hanno e con ciò che possono dare: hanno voluto questa bicicletta, pedalino. Noi, oggi, taciamo sapendo che se c'è una partita che il Varese può vincere, e che il Caldaro può perdere, è questa partita.
Siamo uomini prima che giornalisti e siamo feriti e delusi, non possiamo nasconderlo altrimenti non faremmo questo mestiere che per noi presuppone onestà, verità e passione al potere. Delusi non del sesto posto in classifica, quando fino alla vittoria con il Pergine, l'ultima prima di tre sconfitte di fila, eravamo terzi: chi era presente come noi all'Agorà o a Como in zona rossa, nel deserto, o non è mai stato così orgoglioso di essere del Varese nel 2019 dopo una grande gara 5 dei quarti con l'Appiano persa al Palalbani ai tiri di rigore, non ha paura di perdere o magari di non arrivare in semifinale. Tanto meno di scomparire.
No, chi c'era e un giorno ci sarà ancora ha paura di ben altro, ben più di un esonero di Da Rin che non accetteremmo neppure se tutto il resto del mondo fosse stato d'accordo perché non tradiamo le persone in cui crediamo da sempre e siamo certi che alla fine il Ciue, piaccia o no, con le buone o le cattive, avrebbe centrato il risultato migliore all'altezza di questa squadra.
Noi abbiamo paura di avere perso il senso delle cose, l'essenza della nostra presenza ai Mastini. Eravamo gente che stava bene insieme dopo la partita e si divertiva con due birrette e non lo siamo più. Oggi dobbiamo passare il nostro tempo a difendere il nostro lavoro perché prima un direttore sportivo e poi un allenatore lo mettono in discussione su un gruppo social, che peraltro abbiamo aperto noi. Nell'hockey, nel nostro hockey, non si fa così. Quello di domani e forse anche di dopodomani sarà un articolo bianco. Scriveteci ciò che volete, se ne siete capaci. E, soprattutto, ricordatevi che nell'hockey e nella vita conta l'inizio ma, ancora di più, il finale.
Master Round
8ª giornata, sabato 14 febbraio: Appiano-Alleghe (18), Varese-Caldaro (18.45), Pergine-Aosta (18.45)
7ª giornata: Aosta-Varese 7-4, Caldaro-Appiano 2-0, Alleghe-Pergine 3-6
9ª giornata: Pergine-Varese (giovedì 19 febbraio, ore 20.30)
10ª: Varese-Alleghe (sabato 21 febbraio, ore 18.30)
Classifica
Caldaro 38 punti. Aosta 28. Pergine 20. Alleghe, Appiano, Varese 19.
Qualification Round
8ª giornata, sabato 14 febbraio: Fiemme-Bressanone (19), Dobbiaco-Feltre (19.30), Valpellice-Fassa (20.30)
7ª giornata: Bressanone-Dobbiaco 4-1, Valpellice-Fiemme 4-2, Fassa-Feltre 3-6
Classifica
Feltre 24. Fassa 22. Valpellice 20. Bressanone 19. Fiemme 15. Dobbiaco 12.
Olimpiadi Milano Cortina - Hockey maschile, Gruppo B
Già disputate: Italia-Slovacchia 2-3, Italia-Svezia 2-5
Sabato 14 febbraio, ore 16.40, Italia-Finlandia (Milano Santagiulia Ice Hockey Arena)
Regolamento: le formazioni vincenti di ognuno dei quattro gruppi e la migliore seconda andranno direttamente ai quarti di finale (mercoledì 18 febbraio), le altre otto invece disputeranno un match di playoff (martedì 17 febbraio) che darà alla vincente l’accesso agli stessi quarti di finale.
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Hockey | 13 febbraio 2026, 18:35
Domani Varese-Caldaro e noi lasciamo un articolo in bianco riponendo la penna: scrivete voi ciò che volete
Chi l'ha detto che i giornalisti, invece di riferire ciò che è scontato e che vedono tutti, non devono essere anche uomini? E soffrire, vincere, fallire e farsi domande su ciò che scrivono o assumersi la responsabilità, se serve, di dire basta. Noi lo facciamo oggi
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