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Hockey | 15 aprile 2023, 22:40

MASTINI, PER NOI E PER TUTTA VARESE QUESTO È IL TERZO SCUDETTO

«Basta scrivere Confa, smettila di fare il pianista. Chiudi il computer e vieni giù dalla tribuna, buttati in mezzo a noi. Tutto quello che vuoi scrivere è qui». Nel video del taglio di capelli al "soldato" Max Mordenti e nel numero 3 in mezzo al tricolore sullo storico striscione giallonero c'è il segreto di questi varesini normali che di notte indossano il mantello e diventano SuperMastini. Dall'89 il Varese non vinceva un campionato

È il titolo di IHL, il primo nella storia del Varese, ma per tutti noi vale come e più di un terzo scudetto (Photosport & More - Alessandro Galbiati)

È il titolo di IHL, il primo nella storia del Varese, ma per tutti noi vale come e più di un terzo scudetto (Photosport & More - Alessandro Galbiati)

«Basta scrivere Confa, smettila di fare il pianista. Chiudi il computer e vieni giù dalla tribuna, buttati in mezzo a noi. Tutto quello che vuoi scrivere è qui»: Daniele Odoni alza lo sguardo verso l'alto e raduna in poche parole tutto ciò che non riusciremmo, come dice lui, a scrivere neppure se restassimo qui fino a domani mattina. Anche se forse lo faremo.

Tutto quello che voglio e vogliamo è lì, nelle notti passate insieme ai Mastini al bar del palaghiaccio dopo le partite. Perché chi ama quello che fa, e lo fa per tutti i motivi del mondo tranne che per soldi, resta fino alle 5 del mattino insieme a te e non vuole andarsene più anche se deve alzarsi due ore dopo per andare al lavoro. Resta lì dove si vince e si perde senza cambiare mai. Dove dopo il titolo di oggi e lo scudetto di domani, il primo pensiero è: «Se vinciamo, cosa succede e cosa faremo insieme ai nostri compagni, ai tifosi e alle famiglie "dopo la vittoria"». Ecco, Odo, voi ci avere portato dentro quello spogliatoio, allargandolo a tutta la città, come avevano fatto i Roosters dello scudetto e il Varese tornato in serie B dopo 25 anni: là dove passione, radici, varesinità diventano imbattibili, dove calciatori, giocatori di basket e hockeisti si trasformano in Indimenticabili. Solo a Varese l'ambizione, se nasce in famiglia, diventa un'emozione. 

Il miracolo dei Mastini è questo: sono più felici le persone attorno a loro di quanto lo siano loro stessi. E se una persona è chiamata ad andarsene per sempre come Marco, Fiorenza e Marino, loro la vanno a riprendere, la portano giù e la custodiscono nel cuore dello spogliatoio, l'appendono nel cielo di un palaghiaccio e la tengono quaggiù-lassu, dentro quel secondo dischetto appeso alla lavagnetta della gloria in spogliatoio dopo il primo della Coppa Italia. 

Questa squadra ha vinto il primo titolo IHL che, in realtà, come ha esposto la curva sullo storico bandierone giallonero, è il terzo scudetto perché guarda tutti allo stesso modo, tutti alla loro altezza, un'altezza che è normalità, umanità, complicità. 

C'è un bandierone d'Italia sdrucito, sopravvissuto forse al tricolore del 1989, agitato da due bambini due ore dopo il trionfo, un tifoso con la maglia numero 44 di Biafore ma anche un ragazzo con la 91 di Raimondi, la 9 di Drolet, la 27 di Michael Mazzacane, la 12 di Franchini, la 16 di Vanetti, la 55 di Piroso perché la mia maglia è la tua maglia, la sua maglia, la nostra maglia. I Mastini dovrebbero essere portati nelle scuole per raccontare come si fa squadra, gruppo, spogliatoio.  

La prima cosa che fa il Varese dopo la vittoria è prendere Max Mordenti, il soldato-essenza-aria dello spogliatoio, e tagliargli i capelli (i suoi capelli sono quelli di Sansone, ma tanto ricresceranno), l'ultima è quella di capitan Vanetti che canta Rosamunda con Gigi, Vise e il popolo giallonero. Nessuno sa che basta una canzone per vincere un campionato, se in quella canzone c'è la voce di tutti e del passato, che spinge per entrare nel presente e nel futuro. 

L'ultima cosa da fare è pensare che il palaghiaccio sia piccolo e che non si possa arrivare più su soltanto per questo: 1) quando dicono ai Mastini di non fare una cosa, loro fanno il contrario; 2) queste gradinate, se fossero state più grandi, forse non avrebbero potuto racchiudere e poi fare esplodere in maniera così forte e devastante tutta questa passione. L'intimità, la vicinanza, anche con il passato, qui fanno la differenza; 3) tutto è scritto, inutile aggiungere una riga in più.

E poi, come dice Odo: basta scrivere, vieni giù.  

Ps: si dice di tutto e di ogni dei giornalisti, e invece noi dobbiamo confessare una cosa. Noi siamo arrivati fin qui grazie a Matteo Floccari, Matteo Carraro e Max Airoldi: venire al palaghiaccio e sapere che accanto a noi ci sono loro, è stato quasi più bello che vincere. È l'amicizia, bellezza. È la famiglia dei Mastini.


Andrea Confalonieri


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