Ieri sera alla Camera l’onorevole Antonio Ferrara (M5S) è intervenuto a fine seduta per richiamare l’attenzione sulla vicenda di Roberto Galparoli, padre, marito e chef varesino scomparso a 57 anni dopo una dura lotta contro la malattia iniziata lo scorso autunno e di cui si è svolto il funerale in mattinata alla chiesa di Masnago, gremita da tanti varesini e dai familiari, dalla moglie Katia ai figli Filippo e Carola, dalla madre ai fratelli Piero e Andrea e alla sorella Sara.
«Nel giorno del funerale, celebrato a Masnago, la famiglia di Roberto si trova ad affrontare una difficoltà che non dovrebbe esistere: l’impossibilità di avere un loculo nel cimitero più vicino, situato a circa 300 metri dalla casa dei familiari», dichiara Ferrara facendo riferimento all'impossibilità da parte dei familiari di trovare un loculo disponibile nel cimitero di Masnago.
«Parliamo del luogo più naturale per il ricordo, per il raccoglimento, per una visita quotidiana, semplice e umana. Dopo un lutto così profondo, nessuna famiglia dovrebbe trovarsi costretta a dover chiedere con forza ciò che rappresenta il minimo dovuto: rispetto, ascolto e una soluzione dignitosa».
Ferrara rivolge quindi un appello all’amministrazione locale: «Chiedo con tono fermo e rispettoso che l’amministrazione locale varesina e gli enti competenti valutino con urgenza questa situazione e facciano tutto il possibile per venire incontro alle richieste della famiglia».
«Non si tratta di polemica, ma di umanità istituzionale. Le istituzioni devono semplificare, non aggiungere ostacoli. Devono accompagnare, non lasciare soli. La dignità delle persone va tutelata anche, e forse soprattutto, nell’ultimo saluto», conclude Ferrara.














