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Politica | 22 settembre 2022, 14:00

Scuola, famiglia, lavoro e sviluppo sostenibile. Le priorità di Noi Moderati

Le proposte e le riflessioni di Raffaele Cattaneo, assessore regionale all’ambiente in Lombardia e candidato al Senato con Noi Moderati. Con un occhio di riguardo anche alle questioni locali, da Malpensa ai frontalieri: «Se sarò eletto, la mia prima responsabilità sarà quella di rappresentare le istanze del nostro territorio»

Scuola, famiglia, lavoro e sviluppo sostenibile. Le priorità di Noi Moderati

Emergenza educativa, famiglia e denatalità, imprese e transizione energetica. Sono alcuni dei temi a cui Noi Moderati ha dedicato particolare attenzione nell’ambito del programma della coalizione di centrodestra.
Le proposte e le riflessioni di Raffaele Cattaneo, assessore regionale all’ambiente in Lombardia e candidato al Senato. Con un occhio di riguardo anche alle questioni locali, da Malpensa ai frontalieri: «Se sarò eletto, la mia prima responsabilità sarà quella di rappresentare le istanze del nostro territorio», assicura Cattaneo.

Quali sono le priorità del programma di Noi Moderati?
«Tra gli aspetti che abbiamo sottolineato nel programma della coalizione di centrodestra c’è sicuramente il tema della scuola, dell’educazione. Oggi nel nostro Paese c’è una gravissima emergenza educativa. Lo si vede in tante cose, compreso il fatto che probabilmente il “primo polo” alle prossime elezioni sarà quello dell’astensionismo. La gente è sfiduciata e disinteressata, al punto che si corre il rischio che quasi la metà degli italiani non vada a votare. Questo è un segno della difficoltà a concepire il rapporto con la società e il proprio ruolo, il contributo che si può dare. Io in questo vedo anche una debolezza dei percorsi educativi.

Noi riteniamo che la ricostruzione di una scuola che funzioni passi dalla libertà di scelta educativa, con un’effettiva parità tra scuole pubbliche e private. Con un meccanismo come il buono scuola che avevamo sperimentato in Lombardia, si può realmente introdurre una vera libertà di educazione.
E poi ci vuole più autonomia: anche le scuole statali non possono essere tutte ingessate dall’organizzazione centralista del ministero. Noi proponiamo che i dirigenti scolastici possano avere autonomia educativa, economica, organizzativa per il proprio istituto.

Infine riteniamo che si debba sviluppare di più la formazione tecnico-professionale. Abbiamo pagato un prezzo alla “liceizzazione” della scuola e oggi invece dobbiamo restituire dignità alla formazione tecnico-professionale di cui peraltro il mercato ha bisogno».

Un tema per voi importante è sicuramente quello della famiglia.
«È un tema centrale, e non solo perché da cattolici difendiamo la famiglia naturale, che riteniamo abbia un ruolo sociale che va incentivato. È il primo luogo dove si costruiscono relazioni, si impara a confrontarsi con gli altri, a voler bene e a essere voluto bene ma anche che bisogna tener conto delle esigenze altrui.
Oggi la famiglia si è molto indebolita: nel nostro Paese, su 25 milioni di famiglie nove sono unipersonali. E poi c’è il grave problema della denatalità: chi pagherà le pensioni, la sanità?

Oggi l’Italia spende l’1,5 del Pil per le politiche famigliari: noi diciamo di aumentare la spesa almeno del 50 per cento per essere in linea con la media europea.
Altro esempio concreto: oggi il congedo parentale è retribuito al 30 per cento. Noi vogliamo portarlo almeno al 67 per cento, come in Germania».

Quali altre priorità avete indicato?
«Il tema del lavoro e dell’impresa e quello dell’ambiente e dell’energia. Per noi il lavoro è molto di più di un reddito, è lo strumento che permette alla persona di esprimersi e realizzarsi. Riteniamo che il reddito di cittadinanza vada modificato: bisogna sostenere chi non può lavorare ma si deve innanzitutto aiutare le imprese a dare lavoro, abbassando il cuneo fiscale. Proponiamo, ad esempio, una detassazione integrale degli aumenti di stipendio fino a 200 euro mensili per i redditi fino a 35mila euro.

Transizione energetica e sviluppo sostenibile rappresentano un altro aspetto importantissimo su cui vogliamo dare un contributo originale. Noi riteniamo che il problema ci sia e vada affrontato con molto equilibrio e realismo. Siamo per tornare a pensare la politica nucleare nel nostro Paese e, nel breve, per le fonti rinnovabili, che vanno sostenute. E siamo soprattutto per recuperare autonomia energetica. Il nostro Paese ha fatto in passato scelte – penso ai movimenti contro le trivellazioni nell’Adriatico, contro i gasdotti, contro i rigassificatori – che hanno ridotto la possibilità di essere più autonomi energeticamente e oggi, con Putin che ci chiude i rubinetti, vediamo quale prezzo paghiamo. L’impatto sulle bollette sarà devastante e su questo bisognerà intervenire.

A proposito di questi aspetti, sottolineo che noi in Regione Lombardia abbiamo dimostrato che un sistema che massimizza la raccolta differenziata e il riciclo e poi usa le frazioni non recuperabili come materia per produrre energia e calore con i termovalorizzatori e azzera la discarica costa poco per i cittadini e funziona bene, nella prospettiva dell’economia circolare tanto decantata dagli ambientalisti, che con i loro continui “no” non la rendono possibile. Questo è un esempio di come i moderati nel centrodestra siano portatori di una cultura di governo, fatta di concretezza e non di slogan astratti».

Quali istanze del nostro territorio intendete portare all’attenzione del Parlamento?
«Se sarò eletto, la prima responsabilità di cui mi sentirò investito è proprio quella di rappresentare le istanze del nostro territorio, in un Parlamento che, con la riduzione dei parlamentari, soffrirà di un deficit di rappresentanza.
Tra i temi rientra il ruolo di Malpensa e la possibilità di far crescere la porta dell’Italia del Nord verso il mondo in armonia col territorio. Deve crescere l’aeroporto e deve crescere il territorio intorno.

Un altro argomento molto sentito è quello dei frontalieri. Ormai più 70mila persone ogni giorno vanno a lavorare in Svizzera e hanno una serie di problemi specifici legati alla previdenza e alla tutela del lavoro.
E poi c’è il tema della trasformazione di un’economia che era prevalentemente manifatturiera in una economia che possa scommettere anche sul turismo, sui servizi, sulla qualità dell’ambiente.
Infine, bisogna rafforzare la sanità territoriale. Ma su questo siamo già molto impegnati, essendo particolarmente coinvolta la regione».

Ritiene che l’esperienza maturata come amministratore del territorio, in particolare come assessore regionale, possa essere preziosa qualora dovesse riuscire ad approdare in Parlamento?
«Assolutamente sì. Se la Regione Lombardia fosse uno Stato indipendente, sarebbe nella prima metà della classifica dei Paesi europei. Le dimensioni della Lombardia – per abitanti e Pil – costringono chi la amministra a fare i conti con problemi che hanno molto spesso la scala che altrove è quella statale. Fare un’esperienza di governo in Lombardia aiuta a saper a fronteggiare temi importanti, soprattutto chi, come nel mio caso, ha cercato di affrontare e risolvere i problemi andando in profondità.

Cito come esempi il risanamento del lago di Varese, la gestione dei rifiuti, il piano energetico. Quando ero assessore ai trasporti abbiamo avviato la Pedemontana, realizzato il collegamento Lugano-Malpensa, riformato il Tpl e molto altro. Sempre dialogando con i vari attori sociali, mentre spesso a Roma prevale l’autoreferenzialità del centralismo».

Questione giovani: perché un ragazzo o una ragazza che vota per la prima volta dovrebbe scegliere Noi Moderati?
«Perché se desidera non accontentarsi della superficie dei problemi e della politica, ma cercare di capire chi ha programmi convincenti ed esperienza, competenza e capacità di governo non solo per parlare dei problemi ma anche per risolverli, troverà nella nostra lista una risposta.

Io non mi associo a chi corre dietro ai giovani per portarli dalla loro parte facendo le scenette su Tik Tok. Ritengo sia più corretto invitarli a occuparsi delle cose che li riguardano, perché altrimenti la politica lo farà comunque. Sono interessato a qualunque dialogo e confronto, mettendo però in moto la loro responsabilità e trattandoli da giovani adulti, capaci di decidere e di partecipare responsabilmente alla vita civile».

I.P.E.


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