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Sport | 25 giugno 2020, 22:16

Pierino Prati, l'addio di Giorgio Morini: «Un punto di riferimento, in campo e nella vita»

L'ex centrocampista del Varese ricorda "Pierino la Peste": «Se ne va un amico, un compagno di squadra, un pezzo di vita e di un calcio romantico che non c'è più. Resterà per sempre nella storia del gioco»

Pierino Prati

Pierino Prati

Si sono svolti ieri, mercoledì 24 giugno 2020, ad Alzate Brianza (paese in cui viveva), i funerali di Pierino Prati, la peste dell'area di rigore come veniva chiamato sia dai suoi compagni che dagli avversari, scomparso lunedì all'età di 73 anni. 

Il campione nato a Cinisello Balsamo giocò diverse stagioni nel Milan di Nereo Rocco, dove vinse la Coppa dei Campioni segnando una tripletta (1969, contro l'Ajax). Successivamente venne venduto alla Roma dove gioco otto stagioni, per poi passare alla Fiorentina. Prati ha vinto l'Europeo con la Nazionale Azzurra nel 1968, partecipando anche alla grande avventura in Messico nella coppa Rimet del 1970 dove l'Italia arrivò in finale con il Brasile di Pelè.

In Azzurro Prati era la grande riserva di Gigi Riva "Rombo di Tuono" e quando veniva chiamato a sostituire il bomber cagliaritano sapeva sempre ben figurare, segnando importanti gol. Purtroppo i due non hanno mai giocato assieme, per problemi tecnico-tattici si preferiva un centravanti come Roberto Boninsegna, pertanto Prati ha sempre accettato di buon grado di avere questo ruolo importante di primo cambio di Riva. Nel Varesotto Prati ha poi allenato la Solbiatese, la Pro Patria e la Gallaratese.

A ricordare Pierino Prati è l'ex centrocampista del Varese (in serie A) Giorgio Morini (a sinistra in una foto d'epoca con la maglia della Roma), che fu anche suo compagno nel Milan e nella Roma: «In brevissimo tempo ho perso due amici fraterni - racconta Morini - A gennaio è morto Pietruzzo Anastasi e adesso il Pierino. Con lui ci sentivamo spesso, aveva il grande talento di scoprire i giovani delle scuole calcio».

I ricordi sono indelebili: «Negli spogliatoi, sia a San Siro che all'Olimpico, era il nostro punto di riferimento e in campo aveva la fantasia per sbloccare la partita anche partendo da  centrocampo. Sia da noi compagni che dagli avversari veniva chiamato "Pierino la Peste" per la sua imprevedibiltà di azione: era difficile marcarlo e aveva anche una bella elevazione, di testa era fortissimo. Siamo stati compagni anche in Nazionale dove ricopriva il non facile ruolo di sostituto di Gigi Riva, ma aveva una grande dote: non si faceva prendere dalla pressione della gara. Con i giallorossi aveva conquistato la difficile tifoseria romana, andando sempre sotto la curva a festeggiare i gol. Ricordo che quando giravamo per la capitale era molto disponibile con i tifosi, ed era anche rispettato dai laziali, che lo temevano proprio per il suo estro».

In chiusura Morini rivolge un dolce pensiero a Pierino Prati e non solo: «Ho perso un amico, un compagno di squadra, un pezzo di vita di un calcio romantico pieno di storie umane, non legato solo a interessi economici e marketing televisivo. Ciao Pierino, lassù salutami Pietruzzo e fate vedere la vostra classe nei campi sportivi dell'eternità. Qui avete scritto la storia del calcio e nessuno vi scorderà mai». 

 

Claudio Ferretti


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