Di sicuro siamo di fronte a una sconfitta perché porta sofferenza in tanti, noi per primi, conoscendo l'uomo e molti dei giocatori in questione. Altrettanto sicuramente la decisione è così netta e forte da non essere nata oggi, così come non deve e non può essere liquidata in poche righe di un inizio weekend di fine gennaio.
Ore 19.45 del venerdì dopo la vittoria sul Pergine, il terzo posto in classifica e una partita ad Alleghe in programma domani sera: nel momento più impensabile i Mastini annunciano la loro separazione da coach Massimo Da Rin.
Una scelta semplicemente annunciata, ma non spiegata, con queste parole: «La società HCMV Varese Hockey comunica di aver risolto consensualmente il rapporto di collaborazione con il coach Massimo Da Rin. A lui va il nostro ringraziamento per il lavoro svolto, la professionalità e l’impegno dimostrati durante il suo percorso con i colori gialloneri. La società gli augura il meglio per il futuro, umano e professionale. Nella trasferta di domani sera ad Alleghe il suo posto in panchina verrà preso temporaneamente da Matteo Malfatti, mentre nei prossimi giorni verrà annunciato il nuovo allenatore».
Qualunque cosa abbia portato a questo esito, anche la più difficile da digerire, l'avremmo messa nero su bianco per non lasciare adito, anche in questa occasione, ad alcuna dietrologia o interpretazione (come può un tifoso, linfa vitale di questa società, non chiedersi il perché di tutto questo?).
Quello che noi sappiamo è che la guida tecnica della squadra era già entrata in discussione almeno a partire dalla sconfitta di Bressanone. A sensazione, conoscendo Da Rin, lo stesso allenatore non ci pare un uomo da mezze misure capace di restare a dispetto dei santi o dei desiderata di qualcuno, giocatori o dirigenti che siano. Mettere in discussione e mettersi in discussione: aspettiamo di capire dalle parole del diretto interessato e da quelle di dirigenti e giocatori chi ha deciso e perché questa separazione.
Se la società ritiene questa rosa più forte di ciò che dice il ghiaccio e la classifica e, quindi, se Da Rin non ha ottenuto ciò che ci si aspettava da lui, è stata comunque la società stessa, a cui spettano le decisioni dell'area tecnica e le loro conseguenze, a sbagliare guida tecnica. Se prendi Da Rin, sai chi è Da Rin. Con il suo carattere, la sua scorza, le sue convinzioni.
Se lo spogliatoio o parte di esso, invece, non seguiva più i dettami di un uomo così tutto d'un pezzo o non legava più con lui e, quindi, ha fatto emergere il tuttop alla dirigenza, il cambio di rotta, legittimo per qualunque club, avrebbe dovuto essere deciso prima del master round, non a 8 ipotetiche partite dalla fine della stagione (5 della seconda fase, 3 sicure dei quarti di finale). Se si rimprovera l'inconcludenza del power play o la presunta assenza di gioco, sempre che i problemi siano questi (a nostro avviso, invece, pesano le assenze di Vanetti, Piroso e Bertin, così come alcune scelte di mercato degli ultimi anni), nemmeno l'indimenticabile Bryan Lefley riuscirebbe a risolverli in pochissime gare.
Se invece è una questione di rapporti, basta dirlo: sul lavoro e nello sport, capita di non fiutarsi. E capita che una società scelga di andare a fondo con i giocatori o con l'allenatore, con tutti i rischi e pericoli connessi a questa scelta e alla parte con cui si è deciso di schierarsi, se alla fine sarà la parte perdente (vedi Glavic).
Al di là di tutto amiamo i Mastini a tal punto da pensare che conti solo il loro bene e che questo bene sia racchiudibile in una parola: verità. E quindi: 1) se sono i giocatori ad aver voluto tutto ciò, dimostrino d'ora in poi sul ghiaccio perché l'hanno fatto. 2) Se è la società ad aver agito, spieghi il perché. 3) Se è Da Rin a non avercela più fatta, siamo certi che farà altrettanto. Come vedete, tutti "se", legittimi in assenza di altre spiegazioni.
Resta l'amore della gente, che nessuno può tradire e che merita chiarezza e limpidezza da parte di tutti.
E resta il nostro rapporto con l'uomo Massimo Da Rin, sopra a tutto e tutti. Abbiamo imparato nella vita, nello sport e anche nella nostra professione a non tradire le persone in cui crediamo e che non ci hanno mai tradito. Non lo faremo certo ora di fronte al Ciue. Che resta il nostro allenatore. E resta un uomo vero. A volte difficile, ma autentico. Quindi tra chi resta e chi se ne va, noi - con tutto il rispetto - siamo accanto a Massimo, pur amando i Mastini.














