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Hockey | 01 giugno 2024, 18:15

M come Mastini. E come Malfatti: «L'arma in più saranno la fame e il coach. Franchini farà la differenza, Matonti si farà amare. I nostri veterani "sono" il Varese»

L'uomo simbolo dei colori gialloneri ci racconta cosa c'è dietro le scelte della prossima stagione e come sarà la nuova squadra: «L'atipicità e la scintilla di Franchini, il segreto che farà crescere Perla, l'alchimia e la famiglia finlandese, il gioco di Glavic e i giovani alla fase 2. Passano gli anni, passano gli stranieri ma, alla fine, sono sempre Andrea, Marcello, Edo e quelli come loro a decidere tutto. Un bambino dell'under 8 deve sognare di indossare la loro maglia, quindi prima squadra e vivaio devono combaciare». Cosa manca per completare la rosa, uno sguardo sulle avversarie e il giorno in cui Larkin tornerà a casa

Matteo Malfatti, 58 anni, una vita in giallonero

Matteo Malfatti, 58 anni, una vita in giallonero

Che mastini ritroveremo il 27 agosto al palaghiaccio? Avremo tutti più fame dopo l'ultima stagione. E saremo tutti più finlandesi (Makinen, Kuronen e, fresco di rinnovo Perla, che si è fatto le ossa nella patria della mamma), cioè più tecnici, più pattinatori, più intensi, ma anche più imprevedibili e indefinibili agli occhi avversari, visto che il neo coach sloveno ha fama di mettere in pista squadre che non sai come affrontare, oltre che più adatti a giocare finali e gare senza ritorno - è tornato Franchini, l'uomo che sa improvvisare l'azione e il gol che fanno differenza - più duri (Matonti, il gigante che si farà amare) e più immortali visto che Andrea, Marcello, Michael, Alessio ed Edo - Edo che vuole farci sospirare fino all'ultimo prima di accontentarci e rimanere - più passano gli anni, più appaiono vincenti, una sola cosa con la maglia, la tifoseria e la città. A raccontarci come siamo e come saremo è Matteo Malfatti, ds e vicepresidente, mastino da sempre e per sempre, una vita in giallonero. Difficile a Varese, e non solo a Varese, identificare una maglia e una storia di un club in un uomo come accade con lui.  

Matteo Malfatti, partiamo dall'ultima notizia: il rinnovo di Perla, un pezzetto sempre più grande d'anima giallonera.
Credo che Rocco possa aver attraversato un momento delicato e comune a molti giovani di talento dopo la doppietta coppa-campionato: forse ha pensato, legittimamente, di poter arrivare subito in categorie superiori. Noi, soprattutto per il suo bene, gli abbiamo detto che un portiere deve confermarsi allo stesso livello per alcuni anni prima di avere la certezza di poter fare quel "salto". Arriva da una stagione come quella di tutta la squadra, fatta di up and down, dove non ha potuto nascondere da solo con le sue parate alcune nostre difficoltà. Ora ha tutto il tempo per fare quel passo in più, senza fretta, con l'opportunità di essere guidato da Glavic, che è stato un portiere di altissimo livello e ha allenato i portieri della Slovenia per tanti anni: per Rocco si aprono stagioni di grande crescita e sviluppo. 

Ora la penultima: il ritorno di Franchini.

Ho avuto un pensiero che mi ha accompagnato durante l'ultima stagione, che è stata una bella stagione, pur con alti e bassi, a parte la semifinale di Coppa Italia con il Caldaro che è stata forse la nostra peggior partita dal punto di vista dell'approccio: in cuor mio sapevo che ci mancava qualcosa e se devo dare un nome a questo "qualcosa", pensando anche alla finale e a gara 6, dico Marco Franchini. Cioè un giocatore così atipico ma così determinante in certi momenti della stagione e della gara da poter girare l'inerzia con la sua "scintilla". Quella che ci avrebbe impedito di vivere un intero anno sul filo del rasoio, portando ogni situazione al limite e, a volte, cadendo. Al di là del fatto che due stagioni fa fu il miglior marcatore, negli anni a Varese lui è stato sempre il giocatore capace di "dare il la". 

Aveva altre offerte, giusto?
Sì, ma è tornato ai Mastini rinunciando a contratti migliori perché per lui questa è casa: ha sposato la causa e i suoi compagni e, chissà, in futuro potrebbe anche stabilirsi e lavorare stabilmente qui, diventando "cittadino onorario di Varese".

Che Varese diverso sarà?
Parte tutto dalla scelta dell'allenatore, che ha una visione completamente diversa di Niklas. Gioco "totale", dove non c'è un marchio specifico difensivo per poi lasciare libertà offensiva: nel dna di Glavic c'è invece tutto il campo, c'è la velocità - per cui l'aspetto della preparazione fisica sarà fondamentale - c'è il pattinaggio, c'è l'intensità. Le sue squadre, e quindi anche i nostri Mastini, sono le più difficili da affrontare e non ti fanno giocare perché non sai come prenderle e ti mettono addosso pressione, profondità, vigore. 

La scelta di Kuronen arriva da qui...
Sì: è un giocatore "alla Glavic". Pattina, è veloce, è intenso. E poi conosce Makinen per averci giocato assieme tre anni in Finlandia: abbiamo puntato anche su questa "complicità", l'amicizia da trasferire in campo lottando per la stessa maglia e per la stessa famiglia "finlandese", visto che moglie e fidanzate saranno con loro e che qui ritroveranno anche Rocco Perla con cui parlare la stessa lingua hockeystica e non solo.

Gaber Glavic che coach è?
Ha leadership, è molto diretto, non dà moltissima confidenza: basterebbe dire che ha vinto l'Alps con il suo Jesenice con sei giocatori del 2006... Utilizza anche alcuni supporti tecnologici: avrà a disposizione un monitor speciale che arriva dalla Elmec e già utilizzato dalla Varesina che permetterà di valutare e spiegare partite e situazioni con un impatto ben diverso rispetto a quello a cui eravamo abituati. Ha voluto vedere le partite dei Mastini della scorsa stagione, si è informato sulle caratteristiche tecniche e sul carattere di tutti e, quindi, arriva già molto preparato.

Torniamo ai giocatori e ai nuovi: il gigante ventunenne Matonti (100 chili, 192 centimetri, 47 di piede) che tipo è e che rapporto avrà con il pubblico?
Si farà amare tantissimo. Ragazzo dalla idee chiare, sveglio, "giusto". Giocatore che lotta per la maglia che indossa. Saprà dare tanto in termini di presenza sul ghiaccio, ma anche come personalità e atteggiamento, sia all'interno del gruppo, l'unica cosa che alla fine fa la differenza per vincere le partite, che fuori.

Sarà il solo Matonti giallonero (il fratello Filippo è un promettentissimo portiere classe 2007 nel giro azzurro)?
No comment. Però vi dico che insieme a Perla sarà ancora con noi Leonardo Mordenti: lui ha un percorso da completare più lungo rispetto magari ad altri colleghi perché ha iniziato a giocare a hockey a 14 anni, è competitivo e, come per Rocco, avrà la possibilità di confrontarsi ogni giorno con il "pari ruolo" Glavic.

Fanelli, Crivellari, Perino, Allevato: i giovani saranno un po' più esperti, e anche più decisivi...
Non sarà più un anno di prova come quello appena passato perché hanno già dimostrato di poter giocare sia nei Mastini che a questo livello. Crivellari e Fanelli partono come due dei sei giocatori delle prime tre linee di difesa ed entrano nella fase 2: non sono più una sorpresa, devono essere protagonisti con continuità. Su Perino dico che ha una voglia pazzesca: lui più di chiunque altro si sta allenando ogni giorno e sta facendo di tutto per rimettersi in gioco e dimostrare davvero chi è con questa maglia. "Seba" ha una volontà d'acciaio, è bravo, è forte, è un ragazzo d'oro e con questo coach parte alla pari di tutti gli altri. 

Quanti tasselli mancano nella costruzione di una squadra che avrà 3 portieri, 8 difensori e 12 attaccanti?
Un portiere, un difensore, uno o due attaccanti, uno o due giovani.

Ci dà qualche indizio almeno su un paio di elementi?
Stiamo lavorando, tra gli altri, su un giovane proveniente da una squadra dell'Alto Adige e su quello che sarebbe a tutti gli effetti un "senatore" aggiunto.

A quanto pare di capire, sarà difficile rivedere Pietroniro in giallonero.
È così: all'interno del nuovo sistema sia noi che lui ci stiamo indirizzando su strade diverse. 

Dopo i saluti a Vignoli, Marinelli, Naslund e Majul, quello certo di Max Cordiano anche dovuto a una ricaduta dell'infortunio, qualcun altro rischia di non esserci?
Sto parlando con tutti i giocatori "storici" e dovremmo avere la conferma da parte di tutti, al di là di alcune situazioni in divenire legate al lavoro, come nel caso di Pietro Borghi e Alex Bertin, con quest'ultimo che sta facendo un percorso professionale in Polizia. Ora è in Piemonte, ma a fine anno potrebbe arrivare a Varese: nei primi mesi della stagione potrebbe non essere con noi per le partite, ma lo aspettiamo almeno da dicembre. Un posto in caldo per lui c'è. Tommaso Cordiano, invece, è ancora un punto di domanda. 

Parliamo di Edo Raimondi: continuerà a giocare? 
Non sarò certo io a dire a una persona e a un atleta come lui se ed eventualmente quando smettere: sceglierà Edo in base alle sue sensazioni, al suo lavoro e alla sua condizione, che a me sembra ottima. Io confido che continui almeno un altro anno e posso solo aggiungere che giocando in difesa nell'ultima parte di stagione ha dimostrato di poter avere ancora tanto da dire. A me non è mai parso così in forma. Ha il fisico di un diciottenne e la testa da grande. 

Se dovessimo dire una parola ancora non usata sui senatori dei Mastini, quale potrebbe essere?
Dobbiamo solo ringraziarli per il fatto di essere qui. Questa squadra non può prescindere dal loro apporto e, anche se so che non vogliono sentirselo dire, però se pur ogni stagione hanno un anno di carriera in più... sono sempre più decisivi e fondamentali in questo progetto. Loro sono "il Varese", il punto fermo sul quale costruiamo tutta la squadra: senza, sarebbe molto difficile restare competitivi perché perderemmo capacità, esperienza, attaccamento alla maglia. Passano gli anni, passano gli stranieri ma, alla fine, sono sempre quelli che fanno la differenza.

Come giudica il nuovo corso del vivaio?
Sappiamo di pagare un buco generazionale enorme. Pensare di avere una prima squadra come la nostra e non avere l'under 16 o l'under 19 oggi è un problema: l'Appiano ha due under 16 e due under 19 e pesca ogni anno 4-5 di suoi migliori giocatori da lì. Dovremo arrivarci anche noi: ci vuole pazienza, siamo stracontenti del nuovo corso del vivaio con Andrea Longhi e il nuovo gruppo del cda. C'è una possibilità di essere davvero una famiglia unica senza parlare di "prima squadra" e "settore giovanile" come entità distanti: sarebbe un passo avanti fondamentale agli occhi dei bambini, della città, del pubblico e degli investitori. Il Varese è una cosa sola per tutti perché l'identità fu appartenenza, fa futuro, fa punti: un bambino dell'under 8 deve sognare di poter indossare un giorno la maglia di Vanetti, Marcello Borghi, Raimondi...

Anche perché se lo sogna il capitano azzurro Thomas Larkin...
Era a vedere gara 6 a Pergine e alla fine era dispiaciutissimo... Manterrà la promessa di giocare l'ultima stagione con la maglia dei suoi Mastini. 

Cosa avranno davvero in più l'ambiente e la squadra nella prossima stagione?
La fame. Avremo tutti più fame. Sapendo che l'entusiasmo è lo stesso, così come l'obiettivo: arrivare in fondo. L'allenatore sarà il nostro punto di forza e il valore da aggiungere a questa fame. 

Sguardo alle altre squadre: cosa sta accadendo nei valori dell'Ihl.
Chi rischia l'exploit, se certi meccanismi s'incastreranno nel modo giusto, è l'Aosta perché ha un budget molto importante e, anche da matricola, può fare molto bene. Io rimango dell'avviso che esperienza e valori alla fine escono e, quindi, che rivedremo in alto il Caldaro, magari con Teemu Virtala allenatore, due o tre giocatori che rientrano dai piani alti e la possibilità di investire su stranieri forti. Il Fiemme con i tre Vinatzer e i due ucraini ex Como può essere tra le prime, il Fassa avrà giovani attrezzati... e poi dovremo capire cosa farà il Como.  

Andrea Confalonieri


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