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Basket | 13 aprile 2023, 19:02

Frode e illecito perché? Varese non ci sta: immediato il ricorso

La società biancorossa si affiderà all'avvocato Storelli di Firenze per appellare la sentenza odierna che la condanna praticamente alla Serie A2. Diffuso comunicato: "Sconcerto e stupore, ora ci difenderemo". I punti oscuri e l'enorme danno sportivo e con gli sponsor

Frode e illecito perché? Varese non ci sta: immediato il ricorso

Frode e illecito sportivo: la Pallacanestro Varese non ci sta.

Arrivano le prime reazioni al terremoto che oggi ha scosso la galassia biancorossa (leggi QUI), consegnando alla società prealpina 16 punti di penalizzazione nel corrente campionato (i biancorossi scendono a quota 12, diventando ultimi), un futuro in serie A2 e la squalifica di 3 anni del presidente Marco Vittorelli.

La ricostruzione dei primi minuti trova conferma: è il caso Tepic ad aver provocato la sentenza Fip odierna. Il giocatore, visto a inizio campionato 2018/2019 in maglia varesina e tagliato dopo poche partite, aveva lamentato il mancato pagamento del secondo anno del contratto firmato prima del taglio, riuscendo a ottenere un provvedimento di condanna della società da parte della FIBA tramite arbitrato, con tanto di mercato bloccato per Varese. 

Si trattava di 95mila euro, comprensive di spese legali, pagate immediatamente da Pallacanestro Varese una volta resa pubblica la sentenza, a novembre 2022. Tutto finito? No e lo si scopre oggi: per iscriversi al corrente campionato, la società - ignara l'estate scorsa dei debiti pregressi con il giocatore serbo greco - aveva depositato un documento in cui dichiarava l'assenza di pendenze pregresse nei confronti di qualsiasi tesserato, conditio sine qua non per poter espletare le formalità pre-stagionali. Su questa dichiarazione, a posteriori rivelatasi “falsa” in virtù proprio del lodo Tepic emerso in autunno, si è mossa la procura federale con l'inchiesta che ha portato alla penalizzazione.

La società ha appena diramato questo comunicato: Pallacanestro Varese apprende con sconcerto e stupore il provvedimento assunto in data odierna dal Tribunale Federale e che si riferisce a fatti accaduti anni fa. Ritenendo di non aver violato alcuna norma federale, attendiamo le motivazioni per comprendere le cause di una decisione inaspettata. Annunciamo, pertanto, che effettueremo iScmmediato reclamo alla Corte d’Appello Federale affinché vengano accolte le nostre legittime difese.

Le ultime righe danno la prima notizia: Varese farà immediatamente ricorso - il termine è di 10 giorni - contro il provvedimento, affidandosi all’avvocato Florenzo Storelli di Firenze, esperto di diritto sportivo. Si attendono le motivazioni per procedere.

Pallacanestro Varese, al di là delle dichiarazioni ufficiali, insomma respinge ogni addebito. Perché - si chiedono in sede in queste ore - la contestazione della frode sportiva e dell'illecito sportivo quando la situazione non ha creato alcun vantaggio alla società nel corrente campionato, soprattutto in virtù del fatto che i prealpini hanno pagato il debito Tepic non appena resa nota la sentenza FIBA? 

E perché una sentenza tanto pesante, invece che una multa o una penalizzazione minima?

Restano però diversi punti oscuri sulla vicenda: c’era qualcuno in società al corrente degli ammanchi verso Tepic quando nell’estate scorsa è stata firmata la dichiarazione di assenza di debiti nei confronti di tesserati, indispensabile per l’iscrizione? In piazzale Gramsci assicurano di no, come del resto già fatto a novembre. Una giustificazione? No, ma un dato di fatto sì.

E c’è qualcuno che sapeva dell’inchiesta in corso della Procura Federale? Voci interne giurano di aver appreso di inchiesta e sentenza solo oggi pomeriggio, un’ora prima della pubblicazione. 

Resta la preoccupazione, resta un danno enorme. Sportivo, ovviamente, prima di tutto, con una stagione che da meravigliosa nello spazio di un comunicato federale si è trasformata in un incubo. E poi quello di immagine, con le ricadute sul fronte sponsor che potrebbero essere inimmaginabili. 

Fabio Gandini


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