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Calcio | 22 novembre 2020, 18:49

L'abbraccio feroce a Sassarini, l'urlo di Viscomi («Non abbiamo fatto nulla. Alla morte!»), il rigore lasciato da Lillo a Balla: oggi è nato il vero Varese

Più del 4-0, il Varese mostra la faccia di un gruppo vero stretto al suo allenatore. Viscomi urla nel container-spogliatoio di Fossano, Lillo cede il rigore al compagno che attende un figlio, Disabato e Scampini infortunati al seguito della squadra, il pranzo al sacco in un parco e le parole da uomo vero di Sassarini: «Io non sono grigio ma bianco o nero»

La corsa di tutta la squadra e l'abbraccio a Sassarini dopo l'1-0: finora è il momento più importante del campionato

La corsa di tutta la squadra e l'abbraccio a Sassarini dopo l'1-0: finora è il momento più importante del campionato

Lillo cede il primo gol stagionale, un gol che per un attaccante è come lasciare in campo un pezzetto di cuore che non torna più, al compagno Balla che gli sussurra: «Nasce tra un mese e vorrei dedicarglielo». Disabato e Scampini, infortunati, arrivano in auto al campo insieme ad Andrea Scandola, reduce da settimane di reclusione, per mangiare al sacco in un parco insieme alla squadra e seguire quello che, da vero capitano, Viscomi aveva già detto in settimana - «Siamo a 0 in classifica, alleniamoci anche se non dovremmo» - e che ha ribadito nella più straordinaria delle frasi, urlata in spogliatoio subito dopo il 4-0 della riscossa (QUI le pagelle, QUI la cronaca, QUI video e foto): «Non abbiamo fatto un c., ricordiamoci mercoledì scorso (0-1 immeritato con la Caronnese). Ricordiamocelo!». Visco fa tremare il container-spogliatoio fuori dal campo del Fossano, dove si cambia il Varese, e cambia la storia del campionato.

Tutto questo e molto altro copre ogni possibile nostra parola: è la voce che arriva dal cuore del Varese, una voce nata dalla sofferenza e dalla ferocia con cui il gruppo è riemerso dal tunnel dei risultati, quattro sconfitte che avrebbero ammazzato un toro, ma non gli uomini, se sono uomini veri. Li cercavamo, li abbiamo trovati. Uomini come David Sassarini che, nel momento del non ritorno, sfodera un'umanità, la forza tranquilla della determinazione ma anche la lucidità che ci aspettavamo, oltre che un'energia interiore, una fede nelle sue idee e nella strada da percorrere, un'educazione e un rispetto assoluto che forse - a torto - non ci saremmo attesi.

Sassarini, quando gli si chiede se si sentisse in discussione e se da questo fosse arrivato tanto carattere e unità del gruppo, risponde così, sostituendo con le sue parole quelle del nostro commento: «Io non sono grigio ma bianco o nero e non cambio. Io non sono qui per fare quello che farebbero tutti ma per provare a essere me stesso: credo in una squadra che gioca. Sarà che sono abituato a partire a singhiozzo perché non sono un allenatore da tutto e subito, non cerco nei ragazzi il tentativo di buttarla avanti senza rischi ma la volontà di maneggiare l'"attrezzo". Noi se non abbiamo un'idea più grande degli altri, faremo fatica. Ieri ero sotto la doccia e l'acqua era fredda. Ma è fredda per tre-quattro minuti, poi torna calda: resistiamo quei tre quattro minuti... Per costruire si può solo giocare a calcio e rischiare. Tanti ragazzi non li conoscevo nemmeno, e mi hanno chiamato per tutta la settimana, poi sono andati in campo: una devozione simile, raramente l'aveva trovata perché raramente nel calcio si creano legami. Il calcio è emozione, abbracci, pacche sulla spalla: tutto ciò ci mancava, ne avevamo bisogno. Lo abbiamo trovato tutti assieme, oggi, in questo modo. Ma per farlo, servivano le fondamenta». 

Parole-mattoni, quelle di Sassarini, che comunque andrà lasciano il segno forse più di quattro sconfitte. Chi non soffre e non accetta di poter perdere tutto, non potrà mai entrare nel cuore del Varese, per provare a conquistarlo.

Altre immagini da gruppo vero, quello che finora ci era mancato e che solo la sofferenza può forgiare: il primo abbraccio a Sassarini dopo l'1-0 ha ricordato quello a Castori in un vecchio Vicenza-Varese in serie B, quando l'allenatore biancorosso - messo fortemente in discussione - al momento del pareggio impossibile nella bolgia del Menti corse alla Mazzone verso la curva biancorossa, fondendosi per sempre con loro, almeno finché moltissimi mesi dopo lo spogliatoio e parte della dirigenza non lo fecero saltare, insieme al sogno playoff. A volte basta una scintilla per fare scoppiare l'incendio: al Varese, è sempre così

Nb: in tribuna siamo stati colpiti dai consigli dati, giocatore per giocatore, in ogni momento della partita, da una persona che al primo gol ha iniziato a saltare impazzita da un gradone all'alto, come fosse stata questione di vita o morte. Una persona che magari avrebbe rischiato perfino il suo posto, legandolo a quello dell'allenatore, con una scelta ricca d'onore. Una scelta da Varese.

I recuperi odierni
Fossano-Città di Varese 0-4 (Otelè al 12' e al 25', Balla al 40' su rigore, Fall al 94'').  
Vado-Pont Donnaz 0-2 (63' e 68' Varvelli)
Sestri-Caronnese 2-1 (51' Croci 1-0, 60' Vernocchi 1-1, 89' Buso 2-1)

I recuperi di domenica 29 novembre (14.30) - Girone A (4°, 6°, 7° e 8° turno) Castellanzese-Casale, Lavagnese-Legnano, Varese-Folgore Caratese, Derthona-Fossano, Arconatese-Borgosesia, Caronnese-Imperia, Chieri-Gozzano.

Classifica serie D girone A
Bra**, Pont Donnaz* 16. Sanremese* (-2), Gozzano* 12. Derthona** 11. Lavagnese** 10. Caronnese***, Imperia*, Sestri Levante** 9. Borgosesia**, Chieri*, Castellanzese* 8. Saluzzo*** 7. Legnano***, Arconatese**, Folgore Caratese*** 6. Vado** 5. Città di Varese***, Fossano*** 3. Casale*** 1. 

***tre partite in meno
**due in meno
*una in meno

Andrea Confalonieri


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