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Varese | 19 novembre 2020, 13:33

Ladri al canile rubano i soldi per le cure dei quattro zampe: «Non possiamo più restare qui»

Sono esasperati gli operatori del canile municipale perché la struttura di via Friuli è fatiscente e non si riescono a gestire i cani che troppo spesso arrivano con seri disturbi comportamentali e malattie: «I soldi servivano per le cure dei sei cani arrivati con la leishmaniosi e funghi»

Ladri al canile rubano i soldi per le cure dei quattro zampe: «Non possiamo più restare qui»

Sono entrati a colpo sicuro: hanno forzato la porta dell'ufficio allestito in una roulotte e si so diretti alla cassetta che conteneva i soldi per le medicine dei cani. I ladri che questa notte hanno rubato al canile di Varese, e non è la prima volta, si sono portati via un centinaio di euro. Pochi soldi tutto sommato ma importanti per l'associaizone che gestisce il canile, La Lega del Cane, che ci faceva affidamento per acquistare le medicine dei quattro zampe appena arrivati.

«Sei cani che nonostante il lockdown sono stati trovati sul territorio, di cui due con la leishmaniosi (malattia tipica delle zone del Sud Italia che lascia pensare a cani abbandonati apposta e arrivati con le così dette "staffette"), uno con il fungo e uno in calore - spiega la presidente Alessandra Calafà - Che si aggiungono a quell già in terapia e che ci hanno impegnati dal punto di vista economico e sanitario, perché rischiavano di contagiare gli altri».

Proprio ieri il canile aveva lanciato un appello (leggi QUI) e una raccolta fondi per riuscire a sistemare la struttura che non è più in grado di rispondere alle esigenze dei cani. «Sono cani con importanti disturbi comportamentali, che devono essere separati e seguire un percorso di rieducazione per diventare idonei all'adozione. Il canile non è strutturato per accoglierli e nemmeno i volontari possono essere messi a rischio mentre si prendono cura di loro».

Un progetto di spostare la struttura in via Duno in realtà c'è (leggi QUI), «ma non ne abbiamo saputo più nulla. Noi rinnoviamo la nostra disponibilità, anche perché qui la situazione è insostenibile». 

Valentina Fumagalli

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