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Storie | 12 giugno 2026, 08:35

VIDEO. L'Isolino Virginia è "tornato", i varesini non ancora. Il nostro viaggio nella perla del lago

Il gioiellino Unesco del lago di Varese ha ormai “riaperto” da qualche settimana e lo ha fatto attirando i turisti stranieri. I visitatori non mancano, 100-150 persone a weekend, ma ad accarezzare millenni di storia, godere della bellezza della natura o di un semplice aperitivo in mezzo al lago sono stati finora soprattutto francesi e tedeschi. Siamo saliti sul battello a Biandronno per farvelo riscoprire

Non si parla italiano sul battello che in 10 minuti scarsi di navigazione circonda e poi approda sull’Isolino Virginia, partendo da Biandronno.

E nemmeno il dialetto a essere sinceri.

Il gioiellino Unesco del lago di Varese ha ormai “riaperto” da qualche settimana, ma lo ha fatto senza scatenare la curiosità dei fruitori potenzialmente a lui più prossimi, i varesini. I visitatori non mancano, anzi si contano tra le 100 e le 150 persone a ogni weekend: si tratta di numeri incoraggianti, nei quali tuttavia si contano quasi esclusivamente turisti stranieri, in particolare tedeschi e francesi.

«Scoprono questo luogo attraverso l'ufficio turistico, i siti che riportano le informazioni per raggiungerlo e naturalmente grazie al passaparola» commenta la vicesindaca di Varese Ivana Perusin, impossibilitata però come tutti a rispondere a un quesito che effettivamente coglie impreparati: dove sono i nostri concittadini?

Forse hanno un modo tutto loro di “amare” queste sponde, preoccupandosene (anzi, arrabbiandosi proprio) quando il museo e il ristorante restano chiusi o inagibili, quando l’acqua è troppo alta per attraccare, quando manca un gestore, quando - insomma - c’è qualche problema. Davanti all’ennesima ripartenza, però, ciò che è vicino ritorna a essere nascosto.

Il “ritorno” all’Isolino, una domenica mattina di inizio giugno, ha dunque il sapore della riscoperta. E ha la volontà di “riappropriarsi” di un bene la cui importanza, in primis archeologica, si tende a dimenticare: «L'Isolino Virginia fa parte del sito seriale UNESCO dei siti palafitticoli preistorici dell'arco alpino, che comprende 111 siti distribuiti in sei Paesi europei. Tra questi si distingue perché ha restituito le più antiche date di presenza umana», racconta Barbara Cermesoni, conservatrice museale.

Gli archeologi hanno infatti individuato tracce di frequentazione risalenti almeno al 5300 avanti Cristo, con una presenza praticamente continua fino alla fine dell'Età del Bronzo, attorno al 900 avanti Cristo. «Parliamo di oltre quattromila anni di presenza umana ininterrotta su questo piccolo lembo di terra».

Non è tutto. L'intera isola è essa stessa un sito archeologico. «Il visitatore cammina sopra gli strati lasciati dalle comunità che hanno vissuto qui per oltre quattro millenni. L'isola si è formata proprio attraverso la sovrapposizione dei livelli di frequentazione umana».

Un unicum.

Racchiuso anche nel piccolo Museo Ponti, collegato alla “casa madre” di Villa Mirabello che accompagna il pubblico alla scoperta della vita quotidiana delle comunità preistoriche. Reperti, pannelli e filmati introducono alla storia del sito, mentre al primo piano trova spazio una suggestiva ricostruzione dell'interno di un'abitazione neolitica con focolare, telaio, utensili e oggetti d'uso quotidiano. Un'esperienza pensata soprattutto per i più piccoli, ma capace di affascinare anche gli adulti: «Qui c’è la consapevolezza di trovarsi in un posto che ha più di settemila anni di storia» spiega con orgoglio Enzo Laforgia, assessore alla Cultura del Comune di Varese.

Ma c’è un motore ancora più potente che l’Isolino ha in dote: è la bellezza.

La bellezza degli scorci, con la vista che abbraccia lago e montagna quasi a riassumere in un solo sguardo tutto il meglio del paesaggio prealpino, come a sfogliare un tridimensionale portfolio. La bellezza della natura, poi, che qui la fa da padrona con vigore, rigogliosa e abbondante. E allora bastano due passi fatti in tondo, intervallati da riposanti vedute, a valere il prezzo di una capatina.

La bellezza, qui, fa anche parte della storia. Una storia di signori che prima si sono lasciati conquistare, poi si sono dati da fare. È il 1863 quando Antonio Stoppani, Eduard Desor e Gabriel de Mortillet individuano i primi resti palafitticoli: l’isola si chiama Camilla, dal nome della moglie di Pompeo Litta, il proprietario. Nel 1878 arriva invece Andrea Ponti, che non solo finanzia le prime importanti campagne di ricerca archeologica sull'intero lago di Varese, ma fa anche un bel regalo alla sua di consorte, tale Virginia.

Nel “ritorno” all’Isolino si possono scoprire cose ignorate per troppo tempo. Un nome, come sopra, o il piacere di gustarsi un aperitivo, un pranzo o una cena con il lago di Varese davanti: della “ripartenza” fa anche parte il ristorante Giulietta al Lago, stesso gestore del Lido della Schiranna. Se archeologia e bellezza non bastano…

Certo, non tutto è perfetto, i parcheggi a Biandronno si contano sulle dita di due mani e le indicazioni scarseggiano. Ma se riescono ad arrivare gli stranieri, non è ora che lo facciano anche i varesini?

 

Andrea Confalonieri e Fabio Gandini

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