«Il papa è peruviano di Chiclayo». Affermazione colta da un documentario su Robert Francis Prevost proiettato ieri sera al Cinema Teatro Lux, durante l’incontro con Lorenzo Fazzini, responsabile editoriale della Libreria Editrice Vaticana. Una serata per conoscere meglio l’uomo, il sacerdote, il missionario (l'introduzione all'appuntamento QUI). Nelle parole di una donna, volto scavato dalla fatica, pronunciate in una casa modesta di Chiclayo, si intravede il rapporto profondo instaurato dal futuro Leone XIV da vescovo, nel nord del Perù.
Appoggiandosi soprattutto a due documentari prodotti da Vatican News e al libro “La forza del Vangelo – Le fede cristiana in 10 parole”, una raccolta di discorsi e interventi del primo anno da pontefice di Robert Prevost, Fazzini ha tratteggiato un ritratto a tutto tondo, dalla giovinezza a Chicago agli anni peruviani, fino all’approdo a Roma e all’elezione. Onori di casa affidati a don Claudio Caregnato, sul palco anche il giornalista Stefano Tosi.
Fazzini ha delineato la biografia di Leone XIV: origini in una famiglia profondamente cattolica, di livello economico medio-basso, vocazione precoce e sicura, un carattere mite ma anche capace di grande fermezza, studente brillante ma non appariscente alla Villanova University. Poi missionario per scelta, generoso, determinato pur nella riconosciuta pacatezza del carattere: un ritratto ricco di sfaccettature. Il papa che ama guidare l’auto (e che di auto si intende parecchio), il papa a cui piacciono il baseball e il tennis, che glissa ma non troppo sul tifo («…gli hanno chiesto per chi parteggerebbe in un eventuale match Usa-Perù, ha risposto “probabilmente Perù”»), il papa poliglotta che sorprende anche le persone a lui più vicine. «Per via della sua riservatezza – ha specificato Fazzini – pensiamo al suo viaggio in Algeria. Sceso dall'aereo, ha iniziato a parlare francese. A un certo punto qualcuno, sorpreso, gli ha chiesto conto di questa sua conoscenza. Era l’agostiniano Joseph Lawrence Farrel, amico di Prevost da 40 anni, non sapeva che padroneggiasse anche quella lingua».
A colpire è stata soprattutto la spinta missionaria del futuro papa. Che ha vissuto nel Perù degli anni, pericolosissimi, del terrorismo e di Sendero Luminoso. Che durante la pandemia ha mantenuto contatti costanti, tramite video, con la sua comunità e ha organizzato distribuzioni di polli (anche 4.000 per volta) alle persone in difficoltà alimentare. Che si è messo a spalare e lanciare appelli al mondo, in stivaloni di gomma, durante una terribile inondazione. Che raggiungeva anche i luoghi più remoti della sua diocesi sul dorso di una mula. Uomo d’azione, oltre che di studio e preghiera. Senza compromessi, soprattutto su una questione cruciale come la pace. «Nella sua visione deve essere disarmata e disarmante» ha rimarcato Fazzini, facendo riferimento ai martiri d’Algeria, ricordati dallo stesso Leone XIV nella premessa a “La forza del Vangelo”.
Alla base, dell’uomo forse prima ancora che del sacerdote, una qualità sottolineata da don Claudio al termine dell’incontro: una riconosciuta, continuamente esercitata propensione all’ascolto. Combinata a uno sguardo rivolto al futuro. Fazzini: «È appena uscita, dobbiamo ancora approfondire, comprendere appieno. Ma date una lettura alla sua enciclica “Magnifica humanitas”, in cui tocca, fra l’altro, temi come l’intelligenza artificiale. Sono convinto che entrerà nella storia».















