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Territorio | 13 maggio 2026, 17:33

Rogorella, parla il sindaco Paolelli: «Comunità Genovese, palestra ed ex ristorante: ecco come stanno le cose»

Dopo il “viaggio” nel quartiere di Bodio Lomnago con cui VareseNoi ha raccolto le lamentele dei residenti, la prima cittadina ha voluto rispondere punto su punto a tutte le questioni aperte, ribadendo un concetto per lei fondamentale: «Non voglio nessuna guerra con il Comitato: sono sempre a disposizione di tutti per ascoltare, capire e informare»

Eleonora Paolelli, sindaco di Bodio Lomnago

Eleonora Paolelli, sindaco di Bodio Lomnago

Dall’ex ristorante - «Il Comune non può fare ciò che non gli è consentito dalla legge. Ma mi auguro che in un anno la situazione si sblocchi» - al futuro centro polisportivo - «Noi senza soldi? Non è assolutamente così. Ci sono stati problemi con la ditta, ma alla conclusione del cantiere non manca molto» - fino ad arrivare alla questione più spinosa: la comunità terapeutica voluta dalla Fondazione Laura e Alberto Genovese. Sulla quale resta un punto fermo: «Bodio Lomnago non accetterà quella tipologia di attività: il PGT non lo consente».

Ora parla lei. E per lei si intende Eleonora Paolelli, la prima cittadina del paese affacciato sul lago di Varese, intenzionata a rispondere punto su punto su tutte le questioni aperte che riguardano il quartiere della Rogorella, emerse alla cronaca dopo l’articolo nel quale VareseNoi (LEGGI QUI) ha dato voce alle lamentele dei residenti, riunitisi in un comitato.

La replica del sindaco è dettagliata, analitica, dritta al cuore dei problemi sollevati, al pari del “messaggio” sottinteso sia alla premessa che alla conclusione di tutto il discorso: «Non cerco alcuna guerra con il Comitato e sono e sarò sempre a disposizione di ogni cittadino per ascoltarlo, capirlo e informarlo».

L’ex ristorante

Ma andiamo con ordine e ripercorriamo a ritroso il nostro “Viaggio alla Rogorella”, tornando metaforicamente nel luogo dove la sorte di due edifici - posti uno davanti all’altro - ha acceso il dibattito e le preoccupazioni dei cittadini: il primo è l’ex ristorante da Italo, abbandonato da anni, fatiscente, insicuro; l’altro è la palestrain mente dei”, vittima nella sua “crescita” di fin troppi grattacapi.

Paolelli definisce la vicenda dell’ex ristorante della Rogorella «molto complessa» e spiega che si trascina da anni: «Quando sono arrivata io alla guida del Comune, l’immobile era già in stato di abbandono, ma all’epoca era in una fase di vendita con possibilità di edificare», cosa che è diventata possibile solo quando effettivamente è arrivata «una nuova proprietà interessata a farlo».

Il primo passaggio da chiarire è allora il seguente: «Il Comune non ha il modo di obbligare il privato a costruire subito o quando lo decide il Comune stesso. Possiamo sollecitare e lo stiamo facendo continuamente, ma non possiamo prenderci poteri che la legge non ci assegna».

Perché specificarlo? Perché da quando le piante che circondavano l’area sono state tagliate («E sono state tagliate perché sono stati gli stessi residenti a chiedere di farlo, lamentandosi che la vegetazione invadeva la strada»), quello che una volta era un rinomato ritrovo conviviale è emerso in tutta la sua antiestetica decadenza: «Si è aperto il vaso di Pandora, l’abbandono è diventato visibile, il “mostro” che c’era sotto le piante è stato svelato. Ma questo è stato anche il primo passo verso la trasformazione dell’area in un cantiere e quindi verso il futuro e auspicato intervento edilizio».

I membri del comitato hanno denunciato frequenti e pericolose (per chi le compie) intrusioni da parte di ragazzini: «Il Comune ha già emesso un’ordinanza di messa in sicurezza, insieme alla Polizia locale e agli uffici tecnici. E la proprietà vi ha adempiuto, installando reti zincate e segnali arancioni per rendere visibile la recinzione. Se questo non è bastato a risolvere il problema, io però mi chiedo e dico una cosa: perché chi ha visto i ragazzi scavalcare non l’ha segnalato ai Carabinieri, invece di fare una foto e inviarla al Comune una settimana dopo i fatti? Se vedete qualcuno entrare in casa d’altri voi cosa fate se non avvertire le forze dell’ordine?».

In ogni caso «il contesto rimarrà necessariamente il medesimo finché non inizieranno i lavori» dice Paolelli, aggiungendo che per il momento non ci sono ancora pratiche edilizie depositate, quindi non si può sapere con certezza cosa verrà realizzato. «Nell’articolo si parlava di 18 appartamenti. Più verosimile che siano 12, ma la proprietà ci sta ancora lavorando».

La prima cittadina risottolinea il concetto chiave: «L’amministrazione non sta con le mani in mano. Le sollecitazioni sono continue, anche se i cittadini non lo sanno perché per ragioni anche di privacy non tutto si può venire a sapere. Entro un anno auspichiamo che si muova qualcosa: se non dovesse accadere valuteremo con gli uffici e con il segretario comunale quale strada intraprendere». La chiosa tende una mano e ne cerca un’altra tesa: «Non possiamo non ammettere che quest’area non sia per nulla bella da vedere, i residenti hanno ragione. Ma questo non basta per intimare al privato interventi che la legge non consente di imporre. Bisogna comprenderlo».

Il centro polifunzionale

Spostiamoci in là di qualche metro, il tempo di attraversare la strada e di puntare il mirino su quello che invece è sì un cantiere, ma - secondo il Comitato della Rogorella - aperto da troppo tempo e incerto nel suo avvenire: quello del centro sportivo polifunzionale.

Mancano i soldi per finirlo, come ipotizzavano i residenti? Paolelli si mette l’elmetto: «Non è vero, anche perché l’opera è stata finanziata con il contributo del bando “Sport e Periferie” e con l’accensione di un mutuo presso la Cassa Depositi e Prestiti».

Per il sindaco anche nel caso di specie la situazione va ricostruita per bene. Nel terreno in oggetto - racconta - c’era un centro sportivo fatiscente («Vogliamo parlare di degrado? Il degrado era lì da anni»), compresa una piscina rimasta piena e quindi pericolosa, che lei ha fatto chiudere con un telo pressostatico per evitare che qualcuno ci cascasse dentro.

Le amministrazioni precedenti avevano poi reso l’area residenziale, considerando l’attuale campo sportivo come zona idonea per la costruzione di una palestra. Ma l’opzione avrebbe comportato costi troppo elevati: da qui la decisione di “tornare” alla Rogorella, riconvertire ancora una volta l’area (da residenziale a uso sportivo), sfruttare il bando Sport e Periferie e dare il là ai lavori, con un progetto «adeguatamente comunicato e sul quale ci sono stati confronti anche accesi ma sempre allineati».

Lavori che «senza l’incidente mortale occorso all’interno del cantiere sarebbero già finiti, mentre quell’interruzione ha portato alcune situazioni parallele». Dopo lo stop, infatti, la ditta ha chiesto di rivedere il quadro economico: il piano era basato su costi parametrati a un determinato lasso di tempo, ma tra fermo cantiere e aumento dei prezzi la situazione è cambiata. Da qui un’inevitabile querelle tra azienda e amministrazione che la prima cittadina ammette essere arrivati alla soglia dalla rescissione del contratto, passo estremo che si è preferito evitare.

Si arriva al fatidico “29 aprile”, data in cui ci si attendeva una conclusione dell’opera che non c’è stata: «Ma non ce la siamo inventata noi quella data - rivendica il sindaco - È stata indicata dalla ditta al tavolo con amministrazione e Ministero secondo il piano di lavoro che avevano in mente. Noi ci siamo limitati a dire “va bene”».

Eppure per Paolelli alla conclusione del centro polisportivo non mancherà molto: «La parte interna degli spogliatoi è finita completamente. All’esterno mancano due pannelli frontali, gli infissi davanti collegati a quei pannelli e i cupolini superiori. La mancanza dei cupolini fa filtrare acqua; finché non si copre sopra e non si asciuga il sottofondo, non è possibile completare alcuni interventi». A quel punto resteranno solo le opere di completamento.

Sul futuro della struttura l’amministrazione respinge l’idea che non ci sia un piano, avendo il Comune avuto già diverse interlocuzioni con associazioni sportive del territorio e non solo di Bodio Lomnago: «C’è carenza di palestre e molte società cercano spazi per allenamenti e partite, dal basket alla pallavolo. Il centro sarà polifunzionale: potrà ospitare pallacanestro, volley, tennis, calcetto e anche una piccola area palestra. E chi prenderà in gestione la struttura potrà creare un polo sportivo completo, anche sviluppando autonomamente gli altri lotti previsti».

La comunità terapeutica

Anche sul tema più delicato, quello della comunità terapeutica collegata alla Fondazione Laura e Alberto Genovese, Eleonora Paolelli cerca di ribadire step by step la correttezza dell’iter amministrativo seguito dal suo Comune, respingendo le accuse di opacità mosse dal Comitato della Rogorella.

La prima precisazione riguarda proprio il “caso” Genovese: «A me chi sia lui poco importa. Non sono un avvocato e non faccio il giudice di professione. Sta pagando il suo debito con la giustizia» spiega, chiarendo come le riflessioni dell’amministrazione siano sempre state esclusivamente di natura amministrativa e urbanistica: «Se la fondazione si fosse chiamata in un altro modo, il ragionamento sarebbe stato identico».

Paolelli ammette che, inizialmente, la proposta avanzata non era stata vista negativamente dal Comune: «È innegabile che all’inizio l’idea fosse sembrata interessante all’amministrazione». La richiesta riguardava una deroga al PGT per realizzare una struttura dedicata al recupero dalle dipendenze.

Il sindaco riconosce però anche quello che definisce «forse un elemento di ingenuità» da parte dell’amministrazione: non avere comunicato prima ai residenti della Rogorella l’ipotesi di insediamento della comunità terapeutica. Ma rivendica allo stesso tempo l’impossibilità di evitare il passaggio istituzionale in Consiglio comunale: «La richiesta era stata formalmente presentata e io non potevo non portarla in Consiglio. Se non avessi inserito il punto all’ordine del giorno avrei rischiato una denuncia per omissione di atti».

Da lì nasce il Consiglio comunale del 27 novembre, quello che di fatto fa esplodere pubblicamente il caso. In aula arrivano il comitato, i residenti e la minoranza. La seduta viene sospesa, vengono ascoltate le posizioni dei cittadini e alla fine il Consiglio vota contro la deroga urbanistica richiesta dalla Fondazione. «Quello che il Comitato non ha compreso è che sicuramente la loro presenza ci ha aiutato a capire che l’idea di una comunità terapeutica non fosse gradita» dice l’amministratrice, sottolineando anche, tuttavia, come il comitato non rappresenti necessariamente tutta Bodio Lomnago.

Per Paolelli, in ogni caso, dopo quel voto contrario la vicenda si era conclusa, anche perché la proprietà non aveva ancora comprato l’immobile. Ma poco tempo dopo la Fondazione era tornata in Comune e aveva comunicato di voler comunque procedere all’acquisto, sostenendo di avere «altre possibilità legali».

E così è stato: una società collegata alla Fondazione ha effettivamente acquistato la villa della Rogorella e presentato una CILA per lavori interni. Qui il sindaco ribadisce un punto che considera cruciale: «La CILA è legittima. Se un proprietario vuole ristrutturare casa propria e la legge glielo consente, il Comune non può bloccarlo». Anche perché nelle pratiche edilizie poi presentate «non è mai stato scritto da nessuna parte che lì sarebbe sorta una comunità terapeutica».

Per questo motivo il Comune, fino a oggi, non ha avuto strumenti formali per intervenire: «Non potevamo essere interessati dal punto di vista burocratico. Lo sapevamo da dichiarazioni, articoli e indiscrezioni, ma senza che la “carta cantasse” io non potevo muovermi in nessun modo». I lavori, quindi, stanno andando avanti? «Sì, stanno ancora lavorando, non possiamo impedirglielo».

Il quadro però ora è cambiato: all’Agenzia di Tutela della Salute (e per conoscenza anche al Comune di Bodio Lomnago) è arrivata formale richiesta per l’avvio dell’attività sanitaria. «Adesso sì che possiamo muoverci formalmente» dice Paolelli. E la posizione dell’amministrazione viene ribadita con chiarezza: «Lo strumento urbanistico di Bodio Lomnago non ammette la presenza di sanitario in quell’area».

Il Comune, dunque, farà valere il proprio PGT, sostenendo che quella tipologia di attività non sia compatibile con la destinazione urbanistica della Rogorella. Perché questo documento - si sono lamentati i residenti - non è stato comunicato direttamente anche a loro? Anche qui c’è una risposta: «Non fa parte dell’iter procedimentale perché lo stesso è a tutela del Comune di Bodio Lomnago, non dell’amministrazione politica» precisa il sindaco. Ciò non significa che i cittadini non possano esercitare il loro pieno diritto di accedere agli atti, diritto che nel caso di specie si è scontrato con alcune difficoltà vissute ultimamente dagli uffici comunali: «Le richieste hanno messo sotto pressione la struttura amministrativa. Servono istruttorie, conteggi, fotocopie, marche da bollo e lavoro. La nostra responsabile dell’ufficio è da sola da due mesi perché l’altra dipendente è in malattia. Alcune risposte hanno richiesto tempo, ma siamo qui apposta e lo facciamo con i tempi necessari».

Perché - ribadito il caposaldo più importante e immaginiamo più atteso anche dal Comitato della Rogorella: sul no alla Comunità terapeutica c’è piena comunione di intenti tra amministrazione comunale e cittadini - il concetto più rilevante da ribadire per Eleonora Paolelli è lo stesso dell’inizio: «Io non sto da nessuna parte. Sto dalla parte della legge. E sono a disposizione di tutti, sempre, non solo quando sono in Comune: per strada, in paese, all’asilo di mio figlio, agli eventi…».

«Parlarsi tramite lettere, mail e avvocati e leggere le cose sui social è stata la cosa più brutta che mi sia successa in 12 anni da sindaco - conclude la prima cittadina - e spettacolarizzare un problema porta solo a tante chiacchiere e pochi risultati. Serve invece parlare con chiarezza, senza accuse e cercando soluzioni. Io non chiedo ai cittadini della Rogorella di cambiare le loro idee, ma solo di capire cosa ha fatto il Comune, perché lo ha fatto e qual è la disponibilità dell’amministrazione, nei loro confronti e nei confronti di tutti coloro che vivono a Bodio».

Andrea Confalonieri e Fabio Gandini

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