Il profumo delle gare senza ritorno è inebriante: vale, da solo, un amore sportivo.
Aguzza i sensi, estremizza gli opposti, li polarizza e allo stesso modo li avvicina. È così allora che sogno e incubo improvvisamente si accarezzano e si confondono, che il confine tra dentro e fuori si assottiglia, prende le sembianze di un all in sul tavolo da poker, diventa finito, nel tempo e nello spazio.
Lo sappiamo bene, qui da noi, dove abbiamo eletto a sport dell’anima basket e hockey, fatti di battaglie che non contemplano il pareggio, né la calma placida e un po’ monotona di una stagione che si riduce a una mera somma di punti. No, a noi piacciano gli strumenti del diavolo: Final Four, Final Eight, playoff. L’impossibile che strizza l’occhio al possibile.
E mentre ci chiediamo se quest’anno la Città Giardino godrà finalmente del piacere di un en plein, salutando il ritorno alle finali di Coppa Italia anche nel basket (sarebbe bello, sarebbe significativo…), e - volgendo il nostro sguardo al solo ghiaccio - se e quanto il sogno giallonero durerà contro la favorita Caldaro nella semifinale di Santa Giulia, forse è il caso prima di tutto di pensare a un altro “nemico”: l’abitudine.
Per i Mastini quelle di Milano saranno le quarte Final Four consecutive e l’impressione di chi osserva le vicende del Varese da una posizione decentrata è che il profumo di cui sopra si sia un po’ diluito, mischiandosi con la normalità, il “dovere”, il “già visto”, il “già scritto”. Tutto ciò ci fa più paura di una stoccata di Florian Wieser o di una paratona di Samuel Rohregger, due colonne degli altoatesini prossimi avversari…
Perché dove c’è l’abitudine non hanno più cittadinanza né la fame, né la sete, e si perde il piacere della sorpresa. La sorpresa di essere lì, dove il meglio si incontra e dove un trofeo è a un passo. La sorpresa di giocare davanti a un muro di tifosi in viaggio, di contare i chilometri della loro passione, di vivere per loro. La sorpresa di una giocata che può cambiare il senso di una partita, stravolgendo un pronostico.
Per noi le Final Four saranno sempre quel tiro di Andrea Schina che da cinquanta metri si infila alle spalle di Paller, facendo esplodere di gioia l’Acinque Ice Arena. Era il 20 gennaio 2023, semifinale Varese-Appiano, il sapore della vittoria ancora sconosciuto o meglio perso nel tempo degli anni mitici, una partita bloccata, una favola ancora senza pagine. I due giorni più belli di questo secolo hockeistico declinato alla varesina iniziarono lì, in quel cronometro e in quelle luci che si stavano spegnendo, ravvivati da un siluro.
C’è un tiro di Schina negli occhi di ogni appassionato: basterebbe riaccenderli per trovarlo. Come? Presentandosi a questo nuovo appuntamento con la Storia con lo spirito di chi la Storia la sente scorrere nelle vene. E ai suoi crocicchi ci arriva sempre vestito a festa, come fosse la prima volta.
Il ritrovo dei tifosi gialloneri
Vista l'assenza di parcheggi fuori dall'Arena Santa Giulia, la stragrande maggioranza del popolo giallonero (sono previsti almeno 400-500 varesini, l'indicazione è quella di acquistare i biglietti della "categoria A") si ritroverà alla stazione di Rogoredo (dove sono presenti parcheggi e una navetta per il palaghiaccio ogni 6 minuti) attorno alle 18.15 e, poi, alle 18.45 all'entrata dell'arena. La navetta andrà e tornerà da Rogoredo dalle 17 alle 24.
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Il programma delle final four di Coppa Italia...
Semifinali
Venerdì 9 gennaio, ore 20: Caldaro-Varese
Sabato 10, ore 11: Alleghe-Appiano
Finale
Domenica 11, ore 15.30
...e quello delle final four per l'assegnazione dello scudetto
Semifinali
Sabato 10: Asiago-Cortina (ore 15.30), Renon-Vipiteno (ore 20)
Finali
Domenica 11: ore 11 3°/4° posto, ore 20 1°/2° posto















