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Sociale | 14 marzo 2023, 13:08

VIDEO E FOTO. E' Ternate la capitale provinciale della solidarietà per l'Ucraina: serve un Tir per portare tutti gli aiuti raccolti

Sono decine le persone e le associazioni che fanno parte della rete solidale messa in piedi da un anno da Silvano Ribolzi: «Il mio cuore dice di andare avanti». Ne fa parte anche Maria con la sua famiglia, ucraini ospitati a Luvinate: «Tutto è iniziato da una bilancia per bambini, ora siamo una famiglia internazionale di volontari». Anche il Comune è in campo. Il sindaco Baratelli: «La nostra arma deve essere quella della solidarietà»

VIDEO E FOTO. E' Ternate la capitale provinciale della solidarietà per l'Ucraina: serve un Tir per portare tutti gli aiuti raccolti

Se il cuore e la solidarietà si misurassero a peso, non ci sarebbe partita per assegnare il primo premio alla rete solidale messa in piedi da un anno, appena scoppiata la guerra in Ucraina, dal cittadino di Travedona Monate Silvano Ribolzi.

Abbiamo avuto l'opportunità di trascorrere un pomeriggio con loro, per vedere con i nostri occhi come il voler bene a persone che nemmeno si conoscono ma di cui si sa che hanno bisogno è più forte di tutto. 

Il quartier generale è a Ternate, a Villa Leonardi, che il Comune ha temporaneamente messo a disposizione come magazzino in grado di ospitare l'enorme quantitativo di beni che arrivano da ogni parte della provincia di Varese, da destinare alle famiglie ucraine in difficoltà nel loro Paese.

Il lavoro della rete dei volontari è quotidiano: ora serve un Tir per riuscire a portare tutto a destinazione, cibo, vestiti, elettrodomestici, medicinali, tutto quello che serve a chi ha perso tutto sotto le bombe. 

Per questo, Silvano ha organizzato una cena benefica al Vecchio Ottocento di Gavirate per il 20 marzo, grazie alla grande e consueta disponibilità di Leo Coppola (LEGGI QUI).

In magazzino c'è sempre da fare e ci sono sempre tanti volontari e associazioni che si alternano. Oltre a tanti semplici cittadini come Angelica, la moglie di Silvano o Hans di Luvinate, nella rete sono coinvolte associazioni come il Gruppo Garibaldi di pronto intervento di Busto Arsizio, la Protezione Civile Valtinella, la Protezione Civile di Ternate, l'Sos Laghi di Travedona Monate, oltre ovviamente al Comune di Ternate. 

E' lo stesso Silvano Ribolzi a raccontare com'è nata questa rete di volontari che si sta allargando sempre di più e che con il cuore riduce quei 1700 km di distanza con il confine ucraino.

«Dopo due giorni di guerra mi sono detto che non potevo stare con le mani in mano - racconta - ho scritto un post su Facebook e da lì è partito tutto. Finora abbiamo fatto sette viaggi, 1700 km ad andare e altrettanti a tornare. Adesso i furgoni non bastano più, ci vuole un Tir e dobbiamo coprire le spese. Grazie a tutti i volontari e associazioni che ci stanno dando una mano. Noi andiamo avanti, è il cuore che ce lo chiede».

Dopo un mese, nella rete solidale è entrata a far parte anche Maria con la sua famiglia, ucraini ospitati a Luvinate, che fanno il possibile per i loro connazionali che hanno perso tutto.

«Noi siamo stati fortunati - spiega Maria - tutto è iniziato con la richiesta di una bilancia per neonati e da lì è nata una grande cosa che va avanti. Siamo diventati una grande famiglia internazionale di volontari. Non sappiamo purtroppo quando questa guerra finirà, ma ci sarà bisogno anche dopo per gli sfollati e le persone che hanno perso tutto».

Quando il materiale raccolto viene inviato, viene preso in carico dalle istituzioni e dai volontari ucraini; tutto è documentato su Facebook sulla pagina di Silvano Ribolzi. Si aiutano in particolare, famiglie, anziani e ospedali pediatrici. 

Anche il Comune di Ternate sta facendo la sua parte, con il sindaco Lorenzo Baratelli che si confonde tra i volontari.

«La solidarietà di Ternate è iniziato subito con lo scoppio della guerra - racconta il primo cittadino - di fronte a questo conflitto alle porte dell'Europa l'unica arma a nostra disposizione è proprio quella della solidarietà e il non essere indifferenti davanti a chi soffre».

 

 

Matteo Fontana

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