/ Territorio

Territorio | 07 febbraio 2023, 09:30

Dal regno del cotone al terreno per il cimitero: il filo di un secolo - anzi due - di storia

Il 7 febbraio 1923 si inaugura il camposanto, nato da un dono del cotonificio di Solbiate. Una vicenda affascinante di uomini, trasformazioni e - perché no - responsabilità sociale

Immagini del "nuovo" cimitero nato 100 anni fa a Solbiate -cortesia del Comune

Immagini del "nuovo" cimitero nato 100 anni fa a Solbiate -cortesia del Comune

Un secolo dopo aver iniziato a produrre il cotone, si vuole fare un dono duplice: da una parte la casa operaia, dall'altra il terreno per realizzare il cimitero del paese. Una necessità e anche una storia di responsabilità sociale in un tempo così diverso, quando ancora non si parlava in questi termini eppure le aziende il welfare cosiddetto lo praticavano.

Il 7 febbraio 1923 fu così inaugurato il cimitero di Solbiate Olona. Costruito - ricorda oggi il municipio - «in seguito alla cessione al Comune di un terreno da parte del Cotonificio di Solbiate per celebrare il proprio centenario (1823-1923) - e continua -  Nel nuovo cimitero potrete trovare diverse tombe che ricordano la nostra storia, come la tomba di un militare caduto nella Prima Guerra Mondiale sul Carso e che trovate entrando sulla destra, era stata voluta dall'Amministrazione Comunale del tempo per ricordare i nostri Caduti, così come i loculi per Don Giovanni Calvi, alla croce centrale girate a destra e la trovate appoggiata alla cinta e quello del vecchio sindaco Castelletti Giuseppe, andate ai colombari vecchi e a destra in fondo gli ultimi due in alto».

 

Il libro di Aldo Tronconi "Ul Sulbià di nostar vigi" offre altri spunti. Prima dell'avvento del cotone, Solbiate è un villaggio di contadini con pochi mezzi. Le morti superavano le nascite come documentato dell'archivio parrocchiale del 1816, complice la pellagra. In questo secolo si era già superata l'usanza di seppellire i defunti sotto il pavimento della Chiesa sul sagrato, poiché le norme napoleoniche spostavano in tutto nel cimitero fuori dall'abitato. Il vecchio camposanto fu inaugurato il 18 ottobre 1803 con la sepoltura di Giuseppe Crivelli. Il 23 agosto 1823 però qualcosa sta cambiando: «”Si è principiato a lavorare in cottone a Solbiate" scriveva il contabile della sede di Gallarate del COTONIFICIO DI SOLBIATE. Il Cotonificio sorse sul l'area dei due mulini ad opera di Andrea Ponti già industriale di Gallarate». È la trasformazione lenta inesorabile di un paese da agricolo a un'impronta sempre più industriale; nel 1913 gli abitanti erano 2.350.  Il cotonificio significa uomini importanti per il futuro dell'impresa e del paese, come i Tobler che presero il posto di Ettore Ponti nel frattempo senatore. Non mancano i problemi poi i primi scioperi e la guerra che richiama 408 solbiatesi: 35 furono i morti, 9 i dispersi e 28 rientrarono con mutilazioni diverse.  
Nel 1921 il monumento per i  caduti. Quindi il centenario del cotonificio che spinge appunto alla realizzazione della prima casa operaia e a questa donazione per un camposanto più grande dove arrivò la prima salma nel 1923 proprio il 7 febbraio.

Qualche curiosità: in prima fila si pagavano 350 lire, una tomba di famiglia costava 150 e nelle cappelle il numero delle salme non doveva superare il numero dei metri quadrati. Erano concessioni perpetue che  rimasero accanto a quelle invece temporanee che poi si introdussero.

Il libro di storia si riempie di nomi come Castelletti -di cui uno diventerà podestà a Varese - , Ponti, Gabardi, ma anche i primi operai che vengono nominati cavalieri della corona, oggi del lavoro.

Tante storie di vita in un'apparente pagina di legata alla morte: in realtà al culto dei propri cari, un pegno di civiltà.

Marilena Lualdi

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A MAGGIO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare" su Spreaker.

Google News Ricevi le nostre ultime notizie da Google News SEGUICI

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore