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Calcio | 04 ottobre 2022, 14:01

Il curriculum di De Paola e le "non colpe" di Porro

Cambio in panchina al Varese dopo 5 partite e 1 sola vittoria: arriva l'ex tecnico del Lecco che ha già allenato Ferrario (capocannoniere) e Disabato. Gianluca Porro era un uomo solo (e vero) al comando: la sua purezza e quelle corse verso i tifosi non verranno dimenticate

Arriva De Paola al posto di Porro (nella foto di Ezio Macchi sotto la curva a Sanremo mentre sventola la bandiera biancorossa)

Arriva De Paola al posto di Porro (nella foto di Ezio Macchi sotto la curva a Sanremo mentre sventola la bandiera biancorossa)

Cambio di panchina al Varese (QUI la notizia), dove Gianluca Porro si è dimesso - ma la sostanza non cambia: è la società che ha voluto e favorito la svolta - dopo 5 partite (1 vittoria, 2 sconfitte e 2 pareggi) ed è stato sostituito da Luciano De Paola, 61 anni, a quel che dicono "carattere forte" non solo l'anno scorso a Lecco, dove ha guidato la squadra al sesto posto e ai playoff e - tra le molte altre panchine - due volte alla Pergolettese, portata alla salvezza in C nel 2020/21 prima di un contestato esonero a due punti dalla zona playoff e, nel 2017/18, alla vittoria dei playoff che sarebbe valsa il professionismo, a cui poi la società rinunciò, proprio con Carlo Ferrario bomber e autore di 30 gol.

De Paola, 61 anni, originario di Crotone ed ex centrocampista che guiderà oggi il primo allenamento alle Bustecche, ha guidato in carriera anche Donato Disabato nell'esperienza al Savona del 2019/20 condizionata da problemi societari che condussero alla scomparsa e al fallimento del club ligure.

Sostituisce Gianluca Porro, che aveva - come De Paola - trascinato in un pugno di partite la sua squadra ai playoff di D facendoglieli vincere (9 panchine, una sconfitta, due pareggi e sei vittorie) ma, di più, compattando ambiente e giocatori con passione e trasporto ma anche con autentico spirito da Varese. 

Porro paga sì i risultati negativi ma questi, a nostro avviso, sono anche figli del fatto di essere stato un uomo solo al comando, sicuramente vero e tutto d'un pezzo, confermato a furor di popolo e senza troppa convinzione da parte della società: oltre a questo, sconta una campagna acquisti in cui non ha potuto incidere più di tanto su una rosa bersagliata ultimamente da numerosi infortuni (il centrocampo delle prime 5 gare è notevolmente più debole di quello di un anno fa). 

L'addio di Porro non è la sua sconfitta ma, per ora, quella di una società in cui le scelte fin qui sono state prese seguendo spinte e pulsioni - interne o esterne che siano - diverse, senza una filosofia d'azione comune, salda e duratura nell'area tecnica (lo dimostra anche ciò che è capitato la scorsa stagione con Ezio Rossi, oltre a strategie di mercato pasticciate). Forse è qui che mancava un uomo al comando, non in panchina.

Di sicuro questo cambio fa male, prima che a Porro, a tutti gli altri: Gianluca, da cui più che le dimissioni ci saremmo aspettati l'esonero, con le persone giuste al suo fianco dimostrerà di meritare di allenare ad alti livelli, oltre che il Varese come ha già fatto, pur in brevissimo tempo.

Ps: ringraziamo Gianluca Porro per quelle corse sotto la curva con la bandiera del Varese (a Sanremo) e con la sciarpa biancorossa roteante dopo la prima vittoria al Franco Ossola quest'anno. Le porteremo con noi, sperando che altri tecnici e dirigenti siano all'altezza nel dimostrare la stessa purezza d'animo.

Andrea Confalonieri


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