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Calcio | 31 ottobre 2021, 00:01

Paolo Dal Fiume: «Con Maroso inizio duro, poi un rapporto speciale. I compagni? Ho delle storie fantastiche...»

Nato a Rovigo, cresciuto nel Torino, poi l'esperienza in biancorosso in un gruppo indimenticabile: «Il benvenuto di Tresoldi, Ramella e le sue navi in bottiglia, l'auto rubata a Sabatini e la sua speciale preparazione per ritrovarla; e poi Tatti, Lucchina e Marotta Beckenbauer... Varese e il Varese mi sono davvero rimasti nel cuore»

Paolo Dal Fiume in una foto storica e una recente (fonti wikipedia e rovigoracconta.it)

Paolo Dal Fiume in una foto storica e una recente (fonti wikipedia e rovigoracconta.it)

Paolo Dal Fiume nasce a Giacciano con Baruchella (Rovigo) il 26 gennaio 1955. Inizia la carriera come centrocampista nelle giovanili del Torino, vincendo il titolo italiano Allievi (stagione 1971-1972). L’anno successivo è nel Conegliano, per poi arrivare a 19 anni nel Varese di mister Peo Maroso: il suo esordio avviene il 12 gennaio 1975, a San Siro contro il Milan, marcando un certo Gianni Rivera. 

Dal Fiume rimane in biancorosso fino al 1977 per poi passare al Perugia, di cui vestirà la maglia per cinque anni consecutivi. Dall’Umbria il trasferimento in Campania per indossare la divisa del Napoli (1982-1985), dividendo lo spogliatoio con Ruud Krol e, soprattutto, Diego Armando Maradona. La brillante carriera, dopo due anni all’Udinese, si chiuderà nella Pistoiese. 

Nel periodo biancorosso fece parte anche della nazionale militare, giocando i campionati mondiali a Damasco. Da calciatore ha totalizzato 207 presenze in serie A realizzando 17 reti, mentre in serie B il conto è di 85 e 7. 

Appese le scarpette Dal Fiume è stato allenatore a Ravenna, Catanzaro, Mestre e Imola. Oggi gestisce una palestra a Rovigo ed è lì che lo raggiungiamo telefonicamente grazie ad uno speciale “intermediario”: Ernestino Ramella.

Dal Fiume, ricordi in terra varesina?
Ho passato a Varese anni straordinari. Ho trovato una città a misura d’uomo, con una tifoseria stupenda. Eravamo un bel gruppo di giovani, con un allenatore eccellente del calibro di Peo Maroso. Ricordo con tanta nostalgia compagni come i capitani Borghi, detto Ambros, Chicco Prato, Tresoldi, Libera, Bonafé, Mayer, De Lorentiis, Valmassoi, Arrighi, Dalle Vedove, Guida, Chinellato, Marini, Martina, Sabatini… Che gruppo splendido. 

Come è stato il suo impatto con mister Maroso?
Sinceramente, all’inizio non fu facile. Negli allenamenti mi teneva sotto pressione, poi ho capito che era un suo modo di fare con cui voleva ottenere il massimo dai suoi ragazzi. Ho faticato nei primi mesi, poi è nato un rapporto speciale, da secondo padre. Era un uomo carismatico e una persona empatica, come del resto il suo vice, il grande Tatti, un abile mediatore.

Chi è stato il primo con cui ha stretto amicizia appena arrivato a Masnago
Con Carletto Tresoldi. Appena arrivai mi presentò i compagni e mi diede da subito validi consigli. Era una persona di grande sensibilità, faceva spogliatoio, creava gruppo. Vorrei anche ricordare il grande fisioterapista Luciano Lucchina, che oltre a sistemarci i muscoli, ascoltava le nostre confessioni giovanili…

Ci racconta qualche curiosità sui suoi compagni di squadra in biancorosso?
Ognuno aveva le sue… Per esempio Ernestino Ramella, che alloggiava da solo in camera all’ultimo piano e ancora oggi non si sa il perché, si divertiva a costruire navi in bottiglia. Libera era un patito di musica e amava farci ascoltare gli ultimi dischi usciti. A Sabatini rubarono l’auto e andava di notte a cercarla: prima però si faceva la barba, perché non voleva essere scambiato per un contrabbandiere. Con noi c’era anche Peppe Marotta, che oltre a ricoprire il ruolo di tuttofare, giocava con noi in allenamento e lo chiamavamo Pepp Becke, per via dei suoi ricci e per la somiglianza con il calciatore tedesco Franz Beckenbauer.

Nella sua carriera e stato allenato da diversi mister , ha un ricordo in particolare?
Ripeto il nome di Peo Maroso, che ha un un posto speciale nel mio cuore. Ma ce ne sono stati altri importanti: Castagner, Marchesi, Giacomini, Pesaola; tutti loro mi hanno insegnato molto.

Lei ha giocato con Maradona e Krol: cosa ci racconta?
Di Maradona cosa posso dire che non sia già stato detto? Un gran campione, che si metteva a disposizione del gruppo per raggiungere l’ obiettivo, un leader in tutti i sensi. Per Krol stesso discorso, era un calciatore che dava fiducia a tutta la squadra. Sinceramente sono stati ottimi maestri anche loro.

Dal Fiume, grazie! Ha qualcosa da aggiungere? 
Saluto tutti i tifosi biancorossi con l’augurio che al più presto possano applaudire la squadra in serie B. Saluto tutti gli amici, scusandomi per la mia assenza all’incontro dei “ragazzi biancorossi degli anni 70”: vi assicuro che al prossimo incontro ci sarò. Infine al capitano Ambrogio Borghi l’augurio di rimettersi in fretta dallo spiacevole infortunio occorso.

Claudio Ferretti


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