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Storie | 19 marzo 2021, 00:01

Dopo un anno nelle Langhe, Davide Aviano torna a casa. Con un desiderio: «Conquistare il cuore dei varesini»

Ex concorrente di Masterchef, poi titolare di una locanda in Piemonte, da pochi giorni lo chef è tornato nella sua città insieme alla moglie Annalisa. Insieme sono pronti ad iniziare una nuova avventura al Pinocchio 1826, il ristorante dell’Art Hotel

Dopo un anno nelle Langhe, Davide Aviano e la moglie Annalisa sono tornati a Varese. Da pochi giorni, lo chef lavora al Pinocchio 1826, ristorante dell'Art Hotel

Dopo un anno nelle Langhe, Davide Aviano e la moglie Annalisa sono tornati a Varese. Da pochi giorni, lo chef lavora al Pinocchio 1826, ristorante dell'Art Hotel

Sapete qual è il momento più bello di un viaggio? Il ritorno. Vedere posti nuovi, fare esperienze diverse è, certo, sempre emozionante, ma è quando si apre la porta di casa che si prova davvero quella sensazione di benessere che solo le nostre “quattro mura” sanno regalare.

È proprio questo che, da pochi giorni, sta vivendo Davide Aviano, 40enne varesino conosciuto soprattutto grazie alla sua partecipazione alla settima edizione di Masterchef Italia (in cui si classificò quarto).

Oggi, il “nostro” chef ripensa al cammino che ha compiuto, con la moglie Annalisa sempre al suo fianco, dal bancone del cooking show alle prime esperienze in cucina, fino alla Locanda del Centro, a Castiglione Falletto, in Piemonte, e alla decisione, dopo solo un anno, di tornare nella sua città natale.

Da Masterchef alla realizzazione di un sogno

È il 2018 quando Davide si presenta, come tecnico di radiologia con la passione per la cucina, davanti ai quattro giudici di Masterchef 7, inconsapevole del fatto che questo sarà solo il primo passo della sua nuova vita.

Arriva alla semifinale, viene eliminato a un passo dalla vittoria, ma non per questo si arrende: va a Londra, nella cucina stellata della Locanda Locatelli (il ristorante dello chef Giorgio Locatelli, tra gli attuali giudici del cooking show), poi a Villa Crespi, dallo chef Antonino Cannavacciuolo.

«Ho fatto la mia gavetta - racconta Davide -, le mie esperienze; ci ho creduto, giorno dopo giorno. Poi, mia moglie ed io abbiamo scoperto le Langhe. Giravamo in moto e andavamo lì spesso perché era una zona che conciliava le nostre due passioni più grandi: paesaggio e vino». Sarebbe stato quello il luogo in cui Davide e Annalisa avrebbero reso realtà un loro sogno.

L’arrivo nelle Langhe

Così, nel febbraio 2020, la coppia inaugura con felicità ed entusiasmo la loro Locanda del Centro, a Castiglione Falletto, in provincia di Cuneo, «gestita interamente da noi due: c’erano quattro camere e un ristorante».

Quello che non potevano prevedere era l’improvvisa tempesta che si sarebbe scatenata di lì a breve.

«Nessuno pensava che sarebbe finita così, ma solo 5 mesi di attività sono troppo pochi, tanto più in una zona fortemente turistica. Il Covid ha travolto tutto, abbiamo preferito fermarci, pagare tutto e tutti senza creare problemi. Ci siamo guardati in faccia e abbiamo riconosciuto di essere arrivati fin lì con le nostre forze, ma non sapevano quando avremmo riaperto o avremmo potuto tornare a guadagnare, abbiamo preferito evitare di investire altri soldi».

Non sono mancati i bei momenti, come i mesi estivi, in cui «abbiamo potuto lavorare ed è stato davvero bello ricevere tanti clienti venuti apposta da Varese, oltre a poter avere seduti ai nostri tavoli i più importanti produttori di Barolo, conosciuti in tutto il mondo, e aver stretto rapporti con loro che continuano tutt’ora. Per noi è stato motivo di grande orgoglio».

Davide e Annalisa decidono, quindi, di salutare le Langhe con un po' di dispiacere, compensato, però, da tanta voglia di ricominciare, di ripartire. Anzi, Davide e Annalisa riconoscono quanto questo passaggio sia stato fondamentale: «Ci ha permesso di apprezzare tutto quello che ci mancava della nostra città e di mettere alla prova le nostre capacità, ci ha fatto capire che quella strada faceva per noi. Sapevamo che, prima o poi, saremmo tornati a Varese», la pandemia ha solo anticipato una decisione che, nel profondo, era già stata presa.

Pronti per una nuova avventura, è giunta l’ora di tornare a casa.

Dalla Locanda del Centro al Pinocchio 1826: un nuovo inizio

Al suo ritorno, Davide è stato accolto a braccia aperte dalla sua città.

«Sono qui da qualche giorno, sono subentrato nella gestione del Pinocchio 1826, il ristorante interno all’Art Hotel. Ci sono ospiti nelle camere, quindi abbiamo già cominciato a dare la nostra impronta, è un processo un po' lungo, ma pian piano ce la faremo. Se in Piemonte sono stato attento alla tradizione, perché era quello che i turisti volevano, anche se rivista in un’ottica più familiare, qui mi esprimo in maniera diversa per proporre qualcosa di più curato, più adeguato alla tipologia di struttura e di clientela».

Per il momento, Davide e il team del Pinocchio 1826 si stanno dedicando ai clienti dell’hotel, anche se il loro vero obiettivo è la città: «Ci terremmo tantissimo a conquistare il cuore di Varese. L’obiettivo è poter far passare una bella serata ai nostri concittadini, siamo in centro ma questo è l’unico posto ad avere un giardino splendido, una location magnifica e un ampio parcheggio».

Ma non saranno solo gli ospiti dell’Art Hotel a degustare i piatti del ristorante: lo chef, infatti, ha già previsto un menù con consegna a domicilio per Pasqua e durante i weekend: «Per chi desidera assaggiare le nostre proposte, sicuramente non rispecchieranno l’espressione massima del nostro modo di lavorare, ma cerchiamo comunque di dare il nostro contributo, per portare qualche piccola emozione a tavola».

Le emozioni di casa

All’idea di essere tornato, Davide non può fare a meno di sorridere, emozionato: «L’idea di respirare al mattino l’aria della mia città mi fa stare bene, sono felice di essere a casa, di avere la possibilità di usufruire dei fornitori che lavorano a chilometro 0, soprattutto Luigi Piccinelli, che vende il pesce in Corso Matteotti, e la Macelleria Tonino di Sant’Ambrogio. So che lavorano in un certo modo, con qualità».

È stato un ritorno sotto tutti i punti di vista, quello dello chef, che ha ritrovato non solo la sua città, ma anche le sue abitudini, i suoi punti di riferimento, come se Varese fosse una vecchia amica incontrata di nuovo dopo tanto tempo, magari un po' diversa nell’aspetto, ma, nel profondo, mai cambiata.

«Mi piacerebbe che dopo Pasqua si potesse tornare a godere degli spazi comuni, anche se con le dovute limitazioni abbiamo assolutamente bisogno di lavorare per poterci sostenere, mandare avanti le nostre famiglie e dare emozioni alla gente chiusa in casa», conclude Davide, pensando ai mesi che ci attendono.

Il suo augurio, per lui e per tutti i ristoratori, è di riuscire a «continuare a dare il massimo e resistere, nella speranza che i nostri clienti possano tornare a godere di quello che noi esprimiamo con i nostri piatti».

Anche se non vediamo l’ora di andare a trovare Davide, purtroppo dovremo avere ancora un po' di pazienza. Intanto, possiamo curiosare nei suoi profili Facebook Davide Aviano e Instagram @Davide.aviano, in attesa di assaggiare i suoi piatti di persona.

Giulia Nicora

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