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Basket | 05 dicembre 2020, 15:46

Un compleanno speciale e una sfida impossibile: va in scena il 182° derby tra Varese e Milano

Una nuova puntata dello storico duello domani alle 17.30 a Masnago. Il cui palazzetto compie esattamente 56 anni: il 6 dicembre 1964 ci fu un’altra Varese-Milano, anche se i “cugini” non erano quelli dell’Olimpia. Sul parquet i biancorossi di Massimo Bulleri sono attesi da un match improbo

Un compleanno speciale e una sfida impossibile: va in scena il 182° derby tra Varese e Milano

Domenica 6 dicembre 2020: scatta il 182° derby della storia tra Varese e Milano. A rinverdire gli almanacchi ci sarà una nuova puntata di un racconto su cui sono poste le basi della pallacanestro italiana ed europea, una firma che non può essere sbiadita nemmeno da un’attualità che vede le due squadre e le due rispettive società navigare in galassie ben distinte. Il bilancio dice 106 vittorie Milano, 76 di Varese: a meno di miracoli sportivi di Ruzzier e compagni, le furono Scarpette Rosse domani ne aggiungeranno un’altra al carnet.

Tra grandi ex e un compleanno molto speciale, la sfida mostra dei profili di interesse che vanno oltre il parquet, da raccontare insieme agli onnipresenti numeri che servono a inquadrare l’enorme cimento che attende la Openjobmetis.

 

I 56 ANNI DEL LINO OLDRINI

Il 6 dicembre 1964 non fu una domenica qualunque per la città di Varese. Nel quartiere di Masnago, di fianco allo stadio Franco Ossola, allineato in una formidabile prospettiva con il Campo dei Fiori, del quale è sempre sembrato un piccolo figlio accudito in un abbraccio, svelava le sue fattezze il Palazzetto dello Sport

La Pallacanestro Varese - già affermata in patria (due scudetti e fresca campione d’Italia) e pronta a stupire il mondo (un anno dopo avrebbe vinto la Coppa Intercontinentale) - si apprestava a  cambiare casa: dal profumo pionieristico della palestra di via XXV aprile, con quell’unica tribuna in legno posta su uno dei due lati corti del campo, corredata da una passerella sospesa nel cielo dalla quale pioveva di tutto durante i match tirati, il passaggio a una dimora più grande, moderna e suggestiva segnava una sorta di accesso a un nuovo livello. Per la società, che da lì avrebbe spiccato un volo sportivo senza precedenti nell’epopea della palla al cesto europea, e per una città che decise di seguirla, identificandosi con lei.

Varese si era già irrimediabilmente ammalata di pallacanestro. E quei pochi posti nell’ex ginnasium dei pompieri non bastavano più a contenerne la crescente febbre. Diagnosticato il morbo, la cura decisiva va ascritta a due persone, perché gli scatti in avanti sono sempre ascrivibili alle persone prima che alla cose: al sindaco Lino Oldrini, avvocato rigoroso, libero dai partiti, rispettoso del mandato conferitogli dai cittadini e fervido nell’assecondare una voglia di crescere che a quei tempi pervadeva il nostro territorio, e all’igegner Sergio Brusa Pasquè, profeta in patria (ma non solo) dell’edilizia civile.

I lavori durarono tre anni, un tempo ragionevole che non bastò - purtroppo - al sindaco Oldrini per vedere compiuta una delle sue tante visioni regalate alla città. Fu allora scontato dedicare la nuova struttura alla sua memoria, in un nome che è bello recitare e rivendicare ancora oggi, al netto di quelle sponsorizzazioni necessarie ma anche spersonalizzanti.

Domani si giocherà a Masnago, proprio come in quella prima, propizia domenica del 1964. Il palcoscenico accoglierà lo spettacolo di una Varese-Milano, come 56 anni fa, ma il destino ha voluto fare solo trenta e non trentuno: l’avversario di domani sarà l’Olimpia, quello dell'inaugurale giorno di vita del palazzetto fu la Pallacanestro Milano, la mitica All’Onesta, altra acerrima rivale di un mondo che non c’è più. Da una parte due giovanissimi come Aldino Ossola e Toto Bulgheroni, oltre ai già grandi Cescutti, Gavagnini e Bufalini, dall’altra due future icone varesine come Sandro Gamba e Marino Zanatta. Finì 78-64. Una vittoria a incominciare una storia vincente.

 

LA VIGILIA

Giancarlo Ferrero a parte, tutti abili e arruolati in casa Openjobmetis. Bulleri conterà sul recupero dopo 7 partite di assenza di Niccolò De Vico, potendo disporre di tre ali su quattro del roster originario. Forfait pesante per l’Armani Exchange, anche se non irrimediabile alla luce della chilometrica rosa: mancherà il regista Sergio Rodriguez, vittima di un infortunio muscolare.

 

GLI EX

Sono due i personaggi che serbano un passato comune fra le due formazioni, entrambi biancorossi. Si tratta di Luis Scola e Massimo Bulleri. Freschissimo di ricordi il primo: il campione argentino arrivò a Milano a settembre dello scorso anno, chiamato da Ettore Messina in un colpo di mercato che fece parlare i giornali sportivi italiani. Quindici le partite dell’olimpionico in maglia Olimpia in campionato (11,2 punti di media in 19 minuti con il 57% da 2, il 56% da 3 e 3,2 rimbalzi), 24 in Eurolega (9,2 punti, 50% da 2, 35,3% da 3 e 4,4 rimbalzi.

Il “Bullo” fu invece giocatore meneghino dal 2005 al 2010, almeno contrattualmente: in mezzo ci furono il prestito per una stagione alla Virtus Bologna e uno che valse il ritorno a Treviso. Da sottolineare le cifre del primo campionato bianco-rosso-milanese per l’ex playmaker (2005/2006), chiuso a 14 punti di media, record carriera. Domani Bulleri sfiderà anche una sorta di collega-maestro: tra il 2002 e il 2005, Messina in panchina e lui sul parquet regalarono alla Benetton uno scudetto e tre coppe Italia.

 

LE STATISTICHE

Incomparabili i numeri tra una squadra che finora ha inanellato un percorso netto (9 partite e 9 vittorie in Serie A) e un’altra che ha vissuto di alti e bassi (4 vittorie e 5 sconfitte). Milano domina il campionato dei numeri nei punti realizzati (1°), nei rimbalzi (4°), negli assist (2°), nelle palle recuperate (3°) e nella percentuale del tiro da 3 (1° con il 43%). Varese si avvicina ai cugini nei rimbalzi (37.2 contro 38.3) e nel tiro da 2 punti (50% contro 51,8%). Marcate e potenzialmente insormontabili le differenze nelle cifre difensive: l’Olimpia concede meno punti di tutti (68,4 contro gli 86,4 della Openjobmetis), nelle percentuali da 2 e da 3 totalizzate dagli avversari (45,2% e 31% contro 53,3% e 36,9%) e nella valutazione complessiva lasciata agli stessi (62,7 contro 98,2).

 

GLI UOMINI CHIAVE

Facile sarebbe dire Luis Scola per la Openjobmetis, anche se l’argentino è un plateau di alto livello che garantisce sempre lo stesso standard di rendimento. La reale cartina tornasole è sempre di più Toney Douglas: 19,3 punti, il 61,5% da 2 e il 47,5% da 3 nelle vittorie, 9,2 punti, 36,4% da 2 e 15,2% da 3 nelle sconfitte. 

Per Milano scegliamo di andare - tra tanti assi - con Luigi Datome. Nelle partite in trasferta l’ala sarda prende in mano le redini del suo gruppo, passando da 8 a 14,3 punti di media e da 5 a 7 tiri presi a gara.

 

OPENJOBMETIS VARESE-AX ARMANI EXCHANGE MILANO (ore 17.30 Enerxenia Arena)

VARESE: 3 Morse, 4 Scola, 5 De Nicolao, 7 Jakovics, 10 Ruzzier, 12 Strautins, 19 De Vico, 22 Jones, 23 Douglas, 98 Virginio. All. Bulleri.

MILANO: 2 Leday, 3 Moretti, 5 Micov, 9 Moraschini, 10 Roll, 15 Tarczewski, 19 Biligha, 20 Cinciarini, 23 Delaney, 31 Shields, 32 Brooks, 70 Datome (0 Punter, 42 Hines). All. Messina

ARBITRI Rossi, Borgioni, Valzani

Diretta: Eurosportplayer e VareseNoi (diretta testuale. Al termine cronaca, commento e pagelle).

 

 

 

 

 

Fabio Gandini


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