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Varese | 06 marzo 2020, 20:20

Palestre chiuse in Lombardia fino al 3 aprile: per riaprirle prima servirà un nuovo decreto del Governo

Gli imprenditori del fitness di Varese e provincia uniti per chiedere sostegno immediato: il decreto del 4 marzo, che di fatto ingloba quello precedente, allunga lo stop a palestre, piscine e centri sportivi della regione fino al 3 aprile. Solo una nuova misura del Governo potrà modificare i termini

Palestre chiuse in Lombardia fino al 3 aprile: per riaprirle prima servirà un nuovo decreto del Governo

Se da Roma non arriverà un nuovo decreto in grado di modificare l'ultimo del 4 marzo, le palestre (ma anche piscine, centri termali ecc) a Varese e in Lombardia non potranno riaprire prima di sabato 4 aprile.
E' questa la realtà emersa dopo l'attenta analisi dell'ultimo decreto governativo e che sta portando almeno una ventina di imprenditori del fitness della città e della provincia ad unirsi e organizzarsi per chiedere una contromisura e un'ancora di salvezza per un settore che, pur non trovandosi in zona rossa, di fatto è stato "cancellato" dal primo giorno di emergenza Coronavirus, e lo resterà per un altro mese a meno di nuove decisioni prese da Roma. 

Ma perché le palestre della Lombardia dovranno restare chiuse fino al 3 aprile? Ve lo spieghiamo attraverso questi tre passaggi decisivi che coinvolgono i due decreti governativi del primo e del quattro marzo.
 
1) Il decreto del primo marzo al punto 3 dell'articolo 2 indica la sospensione fino a domenica 8 marzo dell'attività per palestre, centri sportivi, piscine, centri natatori, centri benessere, centri termali, centri culturali, centri sociali, centri ricreativi.

2) Il decreto del 4 marzo all'articolo 1 punto c indica, per il resto d'Italia e comunque non per la Lombardia, che «le attività motorie all'aperto ovvero all'interno di palestre, piscine, centri sportivi sono ammesse» con l'unica raccomandazione di tenere la distanza di 1 metro.

3) All'articolo 4 dello stesso decreto ("disposizioni finali") si legge:
- le disposizioni prese producono il loro effetto e sono efficaci, salvo diverse previsioni contenute nelle singole misure (cioè le scuole, chiuse fino al 15 marzo), fino al 3 aprile 2020.
- nell'ultimo punto di questo articolo 4, il numero 3, si legge: «Restano ferme le misure previste dagli articoli 1 e 2 del decreto del primo marzo... Nei territori indicati negli allegati 1, 2 (dov'è inserita la Lombardia) e 3 del primo marzo le misure del presente decreto, ove più restrittive, si applicano comunque cumulativamente con ogni altra misura prevista dai predetti articoli 1 e 2».

Per farla breve, i decreti si fondono e le misure si applicano cumulativamente nel nostro territorio, restando efficaci fino al 3 aprile, tranne che per le scuole (il termine è quello del 15 marzo). Solo un altro decreto governativo potrà decidere in maniera diversa e cambiare la data di riapertura nella nostra regione, magari attuando la misura del metro di distanza o di un contingentamento degli ingressi.

Gli operatori del fitness, sotto la spinta dell'associazione AIME e di Gabriele Ciavarrella, presidente welfare, si stanno unendo per farsi ascoltare su questa linea base: se imponi una chiusura, devi darmi immediatamente una contromisura di salvezza e tutela di lavoratori, clienti e dell'attività (ammortizzatori sociali ed economici), che di fatto viene cancellata per 6 settimane. A differenza infatti di centri commerciali o bar e ristoranti, le palestre vengono chiuse come se fossero posizionata nella "zona rossa".

Starà poi agli stessi operatori del fitness e delle attività sportive proporre una soluzione di rimborso ai clienti che si sono visti annullare un servizio comunque già pagato e che azzera anche l'aspetto della socialità, non certo per colpa degli imprenditori del fitness. Ma se prima non si aiutano quest'ultimi...

 

Redazione

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