«Vogliamo provare a fare qualcosa di speciale. Perché sognare in grande o sognare in piccolo costa la stessa fatica, quindi tanto vale sognare in grande. Poi vedremo dove riusciremo ad arrivare. L'importante è provarci fino in fondo e dare tutto quello che abbiamo».
Non si nasconde Iris Ikangi: Varese vuole sognare in grande. Le parole dell’ala di Pavia, ospite ieri sera della quinta puntata de l’Ultima Contesa 2026/2027, sono musica per le “orecchie” di un ambiente che da decenni si è costretto al piccolo cabotaggio. Certo non sarà facile, ma le tre vittorie consecutive tra campionato e coppa hanno rimesso i biancorossi sulla via dell’entusiasmo dopo le tante difficoltà vissute in questo inizio di stagione: «Vincere ti dà la conferma che stai lavorando nella direzione giusta, ma sapevamo che sarebbe stato un processo di crescita - ha dichiarato il nuovo acquisto prealpino - Siamo una squadra nuova, non possiamo pretendere di essere perfetti fin dall'inizio. Stiamo imparando a conoscerci meglio tra giocatori, allenatore e assistenti, e questo ci permette di lavorare meglio e, di conseguenza, di giocare meglio. La chiave è stata proprio questa: allenamento, concentrazione e tanto lavoro. Le tre vittorie consecutive ci hanno dato fiducia e nuova energia, ma l'appetito vien mangiando. Siamo sulla strada giusta, però non abbiamo ancora fatto niente. Dobbiamo continuare a essere affamati, lavorare e cercare di farci trovare sempre più pronti».
Ikangi si è espresso anche sul carattere della nuova Openjobmetis: «Siamo una squadra composta da giocatori che sanno reagire alle difficoltà e credo che proprio questa capacità di reazione collettiva sia ciò che ci permette di restare uniti anche nei momenti peggiori. Il nostro punto di forza è che ognuno sa che, prima o poi, arriverà il suo momento per aiutare la squadra e mettere il proprio talento al servizio dei compagni. Si tratta di rimanere concentrati e continuare a lavorare, indipendentemente da come sta andando la partita, perché non può andare sempre tutto bene e i momenti positivi non durano per sempre. La differenza la fanno la mentalità e la capacità di gestire gli alti e bassi, senza perdere compattezza e fiducia».
«La prima parte della stagione è stata davvero particolare per me, perché è nata mia figlia e questo mi ha cambiato la vita, stravolgendo un po' tutti gli equilibri - è invece il commento al suo incipit stagionale - All’inizio ho fatto parecchia fatica: affrontare gli allenamenti di Kastritis, che sapete quanto siano impegnativi, dormendo pochissimo non è stato semplice. A questo si è aggiunta la necessità di ambientarmi in una nuova squadra e in un nuovo sistema di gioco. Dopo tre anni a Udine non ero quasi più abituato a cambiare realtà. Con il passare del tempo, però, mi sono trovato sempre meglio e oggi riesco a dare un contributo maggiore alla squadra. In questo mi hanno aiutato tantissimo i compagni, che sono persone splendide. Quando attraversi un momento difficile, c'è sempre qualcuno pronto a darti una pacca sulla spalla, a incoraggiarti o a fare la battuta giusta per restituirti un po' di serenità. È proprio questo il bello del nostro gruppo: la squadra aiuta il singolo a superare le difficoltà e a esprimersi al meglio».
E il rapporto con coach Kastritis? «All'inizio devo ammettere che sono rimasto abbastanza stupito, perché non mi aspettavo che Kastritis avesse anche questo lato del carattere. È un allenatore molto esigente e prima lo capisci, meglio è. Vive il suo lavoro con grande intensità e in certe situazioni esprime le proprie emozioni in maniera molto forte. Però non è il primo allenatore che incontro in carriera con questo tipo di atteggiamento. Quando impari a conoscerlo, capisci che è semplicemente il suo modo di reagire e di sfogare la tensione, indipendentemente dal giocatore che ha davanti. A livello umano, invece, è davvero una grandissima persona. Ha una qualità che non tutti possiedono: sa essere molto duro ed esigente durante il lavoro, ma una volta finito l'allenamento tutto torna normale. Puoi andare a parlargli, confrontarti con lui tranquillamente. È uno tosto, ma giusto. Personalmente, con il passare del tempo sto imparando a conoscerlo sempre meglio e mi trovo sempre più a mio agio. Credo che il nostro rapporto possa soltanto migliorare».
L’ex Udine si è pronunciato anche sull'imminente ritorno degli infortunati eccellenti, McDowell-White e Della Valle: «Will è sicuramente un giocatore importante, uno che alza drasticamente il livello della squadra. Il suo rientro cambierà inevitabilmente le rotazioni, anche in base alle sue condizioni fisiche. È chiaro che lo aspettiamo, ma non dobbiamo stare fermi ad aspettarlo. Anche perché le assenze di William e Amedeo hanno permesso ad altri giocatori di trovare più spazio e assumersi maggiori responsabilità. Non è stato semplice nemmeno per il coach, che ha dovuto reinventare alcuni equilibri, sia offensivi sia difensivi, ma questo fa parte del gioco. Credo che la competizione interna sia una cosa molto positiva. Siamo tanti giocatori che hanno voglia di giocare e di fare bene, e ognuno cerca di mettere in difficoltà l'allenatore con le proprie prestazioni. Quando poi torneremo al completo, qualcuno inevitabilmente avrà meno minuti. Ma giocare in una squadra che vuole puntare in alto significa anche saper accettare queste situazioni, senza perdere concentrazione. La stagione è una maratona, non bisogna impazzire per una partita o per qualche minuto in meno. Alla lunga arriverà più lontano chi saprà mantenere il giusto atteggiamento»
L'impatto nascosto che cambia la difesa di Varese
L’approfondimento statistico della puntata ha mostrato come le statistiche tradizionali raccontino soltanto una piccola parte dell'importanza di Iris Ikangi nel sistema difensivo di Ioannis Kastritis. I 4,3 punti, 1,7 rimbalzi e altrettanti di valutazione in 15,8 minuti di media sono numeri da comprimario, dietro i quali si nasconde però un impatto straordinario sugli equilibri della Openjobmetis. Il dato più impressionante riguarda il defensive rating: con Ikangi in campo Varese concede 101,1 punti ogni 100 possessi, senza di lui 118,4. Una differenza di 17,3 punti, la migliore della squadra e più che doppia rispetto a quella del secondo, David Duke (-8,1). Ma l'effetto Ikangi non si ferma qui: con lui sul parquet la percentuale di rimbalzi offensivi biancorossa sale al 40,2% (+7,1 punti percentuali, 84° percentile: l’84% dei giocatori di LBA non riesce a fare lo stesso), mentre quella delle palle rubate raggiunge l'11,3% (96° percentile). Ancora più significativo il dato sulle palle perse provocate agli avversari, che arrivano al 22,6%, con un incremento di 6,4 punti percentuali: 98° percentile e primo posto tra i varesini. Infine, con Ikangi in campo, la percentuale reale di tiro degli avversari (TS%) diminuisce di 5,7 punti percentuali, altro primato interno. Un giocatore il cui valore dunque va ben oltre ciò che compare nel tabellino.


Per tutte le altre dichiarazioni - tra le altre il prossimo impegno contro Udine («Bisogna forzarli a correre…»), su come si trova a Varese e sul suo essersi innamorato del basket ai tempi degli Indimenticabili di Frank Vitucci -vi rimandiamo alla puntata integrale disponibile qui sotto:














