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Politica | 07 ottobre 2026, 20:55

Il “Cantiere Sanità” a Varese. Licata: «Tante eccellenze, ma anche criticità su cui lavorare. Con coraggio»

Il consigliere regionale di Forza Italia, con la collega Carzeri, ha portato a Villa Recalcati il percorso avviato per migliorare la sanità lombarda. Un «confronto vero» con diversi protagonisti del settore, dal quale è emersa una fotografia della situazione non incoraggiante, tra carenze di infermieri e medici di base e i problemi delle Rsa. Per questo «serve il coraggio della politica di fare delle scelte»

Il “Cantiere Sanità” a Varese. Licata: «Tante eccellenze, ma anche criticità su cui lavorare. Con coraggio»

Il “Cantiere Sanità” ha fatto tappa a Varese. Nell’ambito del percorso avviato da Forza Italia e partito da Milano per migliorare la sanità regionale, questa sera, mercoledì 7 ottobre, si è tenuto a Villa Recalcati un convegno promosso in collaborazione con Rete Popolare, associazione che vuole riunire diverse esperienze culturali e politiche moderate e liberali, promuovendo iniziative culturali, sociali e istituzionali, e il Circolo delle Imprese.
A portare il “Cantiere” a Varese è stato Giuseppe Licata, consigliere regionale forzista e membro della commissione Sanità del Pirellone, che con la collega Claudia Carzeri sta lavorando a un documento programmatico sulla sanità. Per il quale, ha sottolineato Licata, servirà anche «il coraggio di fare delle scelte». 

Quello andato in scena in una gremita sala Ambrosoli è stato un «confronto vero», come lo ha definito il consigliere varesino. Il quale non ha nascosto che a fronte delle «tantissime eccellenze» della sanità lombarda vi sono delle «criticità che vanno riconosciute anche da chi sta in maggioranza in Regione, soprattutto nella sanità territoriale».
Tra il pubblico, oltre a diversi operatori del settore, anche alcuni rappresentanti locali di spicco di Forza Italia – il segretario provinciale Simone Longhini, il capogruppo in Provincia Matteo Marchesi, il referente nel Sud della provincia e in Valle Olona Carmine Gorrasi, la responsabile della segreteria regionale di Azzurro Donna Rosa Tagliani – ma pure il consigliere provinciale di Fratelli d’Italia Franco Compagnoni e l’ex presidente della Provincia Gunnar Vincenzi del Pd. La serata si è aperta con i saluti istituzionali del prefetto Salvatore Pasquariello.

Work in progress 

Carzeri, a sua volta membro della commissione regionale Sanità e presidente della commissione Pnrr, ha illustrato i contenuti del documento programmatico in fase di costruzione. Soffermandosi sul problema della presa in carico del paziente cronico: «Il 30 per cento dei lombardi necessita di continue cure. A questi pazienti è destinato l’80 per cento dei 23 miliardi del bilancio regionale relativi alla sanità. La popolazione invecchia ed è cambiata la domanda di salute. Serve più territorio, come abbiamo scoperto durante il Covid.
Il Pnrr ci sta dando una mano nella costruzione degli edifici, ma questi non bastano. Manca personale, anche perché i giovani hanno deciso di fare altro». E poi c’è la questione enorme delle Rsa: «Difficilmente riusciremo a coprire tutto il bisogno della popolazione – ha ammesso la consigliere di Forza Italia –. Ma potremmo renderle più snelle per aprirle a un modello innovativo. Di questo parliamo nel documento».

Le voci dei professionisti

Poca filosofia e molta concretezza, anche con punti di vista differenti, negli interventi degli esperti del settore. Dai quali sono emerse non poche criticità. Partendo dalla mancanza degli infermieri: «Sta diventando situazione di non ritorno – l’allarme di Salvatore Santo, presidente dell’Opi di Varese –. Nella nostra provincia ci sono 5.200 infermieri. Il 10 per cento ha fra i 23 e 30 anni; il 12,53 è già pensionato. Il 40,2 per cento ha fra 51 e 60 anni. Fra cinque anni la situazione sarà drammatica». Tra le proposte: indennità di confine, welfare, flessibilità per conciliare lavoro e famiglia, detassazione degli straordinari, collaborazione con gli atenei del sud.
Guido Bonoldi, consulente Dg Welfare di Regione Lombardia e consigliere comune di Varese con delega alla sanità, si sta occupando del reclutamento di infermieri dall’estero. Fra le sue proposte: deroghe regolamentari per agevolare l’assunzione nel pubblico, attenzione ai problemi legati a casa e famiglia.

Non solo infermieri. Le carenze, come noto, riguardano anche i medici di medicina generale. Quasi 10mila in meno dal 2013 al 2024, ha evidenziato Giovanna Scienza, oggi direttore sanitario in un ospedale di comunità: «La sfida oggi è l’organizzazione. La casa comunità è eccezionale nel pensiero, la riforma è perfetta. Ma c’è una serie di delibere che non ha avuto attuazione. E in questo momento la governance dei servizi è molto fragile e contraddittoria».

A tal proposito Mauro Moreno, direttore generale di Asst Sette Laghi, ha affermato che «i medici di medicina generale nelle case di comunità stanno facendo molto meno di quello che dovrebbero e vorrebbero fare».
Per quanto riguarda gli ospedali di comunità, ha ammesso che «non avrebbero dovuto essere chiamati così né essere situati all’intero delle strutture ospedaliere, come nel caso di Luino e Tradate. Ma funzionano benissimo». Tra le criticità segnalate anche nel territorio, il fatto che «troppa gente non riesce ad avere un percorso di cure palliative e troppo spesso ricorre all’ospedale».
Per quanto riguarda le liste di attesa, «non si devono inseguire le singole prestazioni. Il paziente deve entrare in un circuito che governi la situazione nella sua interezza». E questo, spesso, è più importante di ottenere una visita in tempi rapidissimi.

Capitolo Rsa: Carlo Nicora, direttore generale della Fondazione Molina di Varese, ha ricordato che il nostro è il secondo paese più anziano nel mondo dopo il Giappone, il primo in Europa. Nel 2050 ci saranno 6,6 milioni di over 65 soli. «Il problema è l’assenza di un percorso governato – ha detto –. Le Rsa non hanno trovato adeguato spazio nel Pnrr. In Lombardia le strutture crescono in numero e posti autorizzati, ma i posti finanziati dalla Regione restano quasi fermi». E poi c’è la «spada di Damocle delle rette Alzheimer», con le citazioni in giudizio delle Rsa per ottenere la gratuità e le strutture che rischiano fortemente di rimanere con un buco di bilancio poiché il Ssn non subentra automaticamente per la parte scoperta.
I problemi, insomma, non mancano. Ora tocca alla politica: «Il documento che stiamo stilando diventerà un piano di azione», ha concluso Licata. E ci sarà bisogno del «coraggio della politica di fare delle scelte».


 

Riccardo Canetta


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