/ Territorio

Territorio | 30 settembre 2026, 17:52

«L’intelligenza artificiale non capisce niente, il futuro appartiene ai giovani». Federico Faggin dialoga con Busto in attesa delle serate al Teatro Sociale

Dall'Intel 4004 allo studio della coscienza, il fisico vicentino spiega perché gli algoritmi manipolano solo simboli privi di significato interiore e invita i ragazzi a non cercare empatia nei computer. Un messaggio di libertà e consapevolezza che animerà il palco lunedì 5 e martedì 6 ottobre in due serate gratuite già sold out da tempo, fino alle lezioni per gli alunni delle scuole di Busto e gli studenti della LIUC

Federico Faggin durante la videoconferenza di oggi con sindaco, assessore e stampa

Federico Faggin durante la videoconferenza di oggi con sindaco, assessore e stampa

Una riflessione radicale che parte dal cuore della rivoluzione digitale per rimettere al centro l'interiorità umana. È stato questo il filo conduttore della videoconferenza stampa che ha anticipato l'arrivo a Busto Arsizio di Federico Faggin, fisico e inventore del primo microprocessore, protagonista nella prossima settimana di una serie di incontri che hanno già fatto registrare numeri da primato. Al confronto telematico hanno preso parte il sindaco Emanuele Antonelli, l'assessore alla Cultura e deputata Manuela Maffioli, Francesca Zeroli per l'Università LIUC di Castellanza, l'Associazione Villa Hegla con Barbara Comerio e l'ideatrice dell'iniziativa Nanda Ubaldini.

Nel corso del colloquio, Faggin ha ripercorso la parabola tecnologica avviata nel 1971 con l'invenzione dell'Intel 4004. Sollecitato dalle domande dei giornalisti sui timori legati allo strapotere degli elaboratori moderni, lo scienziato ha spiegato che all'epoca era impensabile immaginare gli sviluppi odierni. Il primo microchip conteneva appena duemilatrecento transistor e l'orizzonte allora prevedibile sembrava fermarsi a cento o duecento milioni, mentre oggi si contano chip con cento miliardi di transistor, memorie da oltre mille miliardi e centri di calcolo dedicati all'intelligenza artificiale che arrivano a dissipare da uno a dieci gigawatt, una potenza paragonabile al fabbisogno energetico dell'intera città di Milano.

Di fronte a questa escalation, Faggin non ha nascosto la propria viva preoccupazione per i rischi connessi all'uso incontrollato delle nuove tecnologie, definendo più che necessaria una battuta d'arresto o quantomeno una regolamentazione stringente. Lo scienziato ha fatto riferimento ai recenti allarmi lanciati dagli stessi vertici del settore tecnologico statunitense, lamentando come la competizione geopolitica con la Cina e la rincorsa al profitto spingano invece i governi a non frenare. A suo avviso, servirebbe un'agenzia terza e indipendente per certificare la sicurezza di questi sistemi prima che vengano immessi sul mercato, un presidio che a oggi ancora manca.

Il cuore dell'intervento dello scienziato ha tuttavia riguardato la netta demarcazione tra macchina ed essere umano, una vera e propria battaglia culturale per Faggin. L'inventore vicentino ha ribadito che i computer operano esclusivamente attraverso simboli privi di significato. Richiamando la teoria dell'informazione formulata da Shannon nel 1948 e il celebre motto «It from Bit» coniato dal fisico John Wheeler, Faggin ha evidenziato come per la fisica convenzionale l'informazione coincida solo con una probabilità statistica. Per l'uomo, al contrario, l'informazione è valore semantico interiore. In una delle sue riflessioni più suggestive, ha osservato che «l'amore è il sapore del significato», descrivendolo come la forma più alta di coerenza e conoscenza di sé, una realtà privata e soggettiva che nessuna macchina classica potrà mai riprodurre. Per Faggin, infatti, «il libero arbitrio è basato sulla coscienza» e solo le leggi della fisica quantistica possono spiegare la natura non algoritmica della nostra mente.

Un passaggio fondamentale è stato dedicato alle nuove generazioni, che Faggin incontrerà direttamente nelle aule scolastiche e accademiche nel corso della due giorni sul territorio bustese. Lo scienziato ha messo in guardia contro l'illusione giovanile di trovare nei sistemi di conversazione artificiale un amico o un confidente empatico, ricordando che dietro lo schermo non esiste alcuna coscienza ma soltanto un modello probabilistico. Il messaggio rivolto agli studenti è un richiamo alla fiducia nelle proprie facoltà uniche: «il futuro è aperto, al libero arbitrio» e «ai giovani dico che il futuro sono loro e sono ben di più di un computer». A testimonianza del crescente interesse per queste tesi, Faggin ha ricordato la recente conferenza tenuta a Trieste davanti a millequattrocento professionisti del Congresso Nazionale degli Ingegneri, conclusa con una lunga standing ovation e ore di confronto, segno che la visione puramente materialista sta iniziando a mostrare crepe significative anche tra gli addetti ai lavori più tecnici.

La risposta entusiasta di Busto Arsizio conferma l'attesa per gli appuntamenti della prossima settimana, che hanno fatto registrare il tutto esaurito in pochissimo tempo. I numeri illustrati durante l'incontro descrivono una partecipazione straordinaria, con seicentoquaranta spettatori previsti per ciascuna delle due serate cittadine, seicento studenti delle superiori registrati per la conferenza mattutina, una nutrita platea universitaria e una lista d'attesa che conta già oltre centottanta nominativi.

Il calendario degli eventi vedrà Faggin salire per la prima volta sul palco del Teatro Sociale lunedì 5 ottobre alle 18, in un incontro aperto alla cittadinanza moderato dall'imprenditore e saggista Niccolò Branca. L'indomani, martedì 6 ottobre, la giornata inizierà alle 9.30 sempre al Teatro Sociale con la sessione riservata alle scuole superiori bustocche. Alle 11.30 l'ospite si sposterà nella sede dell'Università LIUC a Castellanza per dialogare con i docenti e con gli studenti dei corsi di Economia e Ingegneria. La due giorni si chiuderà infine martedì sera alle 20, ancora al Teatro Sociale, per l'ultimo incontro pubblico moderato da Marco Giachetti, presidente della Fondazione Policlinico di Milano.

Giovanni Ferrario

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A OTTOBRE?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore