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Politica | 29 settembre 2026, 09:45

OTTANT'ANNI DI VOTO ALLE DONNE. L'onorevole Manuela Maffioli: «Io in politica da quando non avevo nemmeno 18 anni. Una trasformazione lenta ma inesorabile»

La bustocca, deputato e assessore alla Cultura a Busto, riflette: «Mai avvertita discriminazione nella Lega. Nel Paese è anche vero che ciò che è arrivato è stato frutto di conquiste, soprattutto di un’evoluzione e battaglie culturali». E per le bambine è importante indicare una stella: ecco perché

OTTANT'ANNI DI VOTO ALLE DONNE. L'onorevole Manuela Maffioli: «Io in politica da quando non avevo nemmeno 18 anni. Una trasformazione lenta ma inesorabile»

In concomitanza con un anniversario come quello degli ottant’anni dal voto alle donne – Manuela Maffioli è entrata alla Camera, subentrando nel seggio di Umberto Bossi. Un ruolo, quello di deputato che si affianca a quello di assessore a Cultura e Identità nel Comune di Busto Arsizio.

 In quest’anno così significativo, con un netto e importante anniversario, lei è diventata onorevole. Che cosa comporta questa coincidenza temporale ed essa la motiva ancora di più?

In realtà, è la vita: le svolte di molti di noi sono puntellate da “coincidenze”. Il mio ingresso è già ammantato di una sua grammatura particolarmente pesante per il fatto di subentrare a colui dal quale tutto è cominciato e purtroppo ha coinciso con la sua perdita. Quando penso a questo avvicendamento, così come mi è successo alla scorsa Pontida, il mio pensiero è sempre accompagnato da emozioni contrastanti, legate alla felice opportunità che la vita mi ha dato, ma dall’altra parte coincide con la perdita appunto. Detto questo, per quanto io guardi a me stessa quando mi muovo in campo istituzionale come una donna, l’identità di genere non coincide con quella istituzionale: mi percepisco come persona. Mi percepisco un po’ di più al femminile nel momento in cui mi capita di sedere a tavoli in consessi dove sono l’unica donna: allora mi “scappa” una riflessione.

Ecco, come sono cambiate le cose rispetto al suo ingresso in politica, giovanissima? Quali progressi sono stati fatti da parte delle donne in questo mondo non facile come quello della politica?

I progressi non sono stati fatti dalle donne, ma semmai per le donne e con le donne. È cambiato il contesto rispetto alla rappresentatività di genere. Io non avevo ancora compiuto 18 anni: nella Lega, al netto degli slogan, ho avuto subito tutte le possibilità che avevano gli altri militanti maschi. Mai ho percepito una discriminazione. In generale, però è anche vero che ciò che è arrivato è stato frutto di conquiste, soprattutto di un’evoluzione e battaglie culturali, secondo me vi hanno contribuito anche strumenti tecnici come le quote rosa. Ma l’elevazione delle presenze femminili anche nei Cda delle grandi aziende è stato un progressivo costante dato. Dal mondo delle imprese a quello della politica, a quello universitario, penso anche alle forze dell’ordine. Una trasformazione lenta ma inesorabile, naturale una volta che si è rotto il tetto di cristallo.

Quando si rivolge alle ragazze, c'è un messaggio particolare che affida loro?

Ripeto costantemente, quando mi rivolgo ad esempio alle bambine a scuola, la metafora della stella da raggiungere. Indico la scuola come una navicella spaziale che ti consente di realizzare il tuo sogno. E le esorto: le stelle che potete raggiungere e desiderare sono le stesse dei bambini. È molto apprezzato dalle mamme, ma anche i papà saranno al loro fianco in questa presa di consapevolezza. Mi rendo conto poi di essere di fronte a bambine non solo italiane, a culture diverse in cui questo non è così scontato, e gli insegnanti manifestano la loro condivisione. 

Oltre ai maestri che ha già citato in altre occasioni, c’è stata anche una donna o più donne che l’hanno ispirata?

Fermo restando che ho guardato sempre ai modelli, ai maestri, in modo neutro, non applicando cioè differenza di genere, ci sono state figure femminile significative, sì. Dalla maestra delle elementari alle insegnanti negli anni successivi, specialmente delle materie letterarie: avevo già questa inclinazione. Poi ci sono diverse giornaliste e scrittrici che ho amato. Mi sono formata anche lavorando con Luciana Ruffinelli, un grande esempio di assessore alla Cultura:  io allora ero la più giovane consigliera comunale e sedevo già in Commissione Cultura. A livello nazionale lo sguardo si posa inevitabilmente sulle grandi figure istituzionali, a prescindere dalle diverse appartenenze partitiche: da Nilde Iotti a Emma Bonino, e altre ancora, fino alla nostra presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha rotto davvero il tetto di cristallo, facendo cadere uno degli ultimi diaframmi in campo istituzionale.

Lei unisce l’esperienza amministrativa locale, in qualità di assessore di cultura e identità, a quella nazionale. Quanto possono essere d’aiuto l’una all’altra per un’interpretazione più efficace del ruolo di un politico?

Se non fosse per la fatica, penso sia una situazione ottimale, una preziosa complementarietà. Da un lato continuare ad assolvere il ruolo di amministratore locale tiene coi piedi saldamente per terra: passi dal Pdl al recupero di sedie per eventi all’aperto. È forte in quelle occasioni il contatto con la propria comunità, le cui esigenze possono essere oggetto di un’azione a livello nazionale, laddove non trovino le loro risposte in ambito locale. Insomma, aiuta a farsene interpreti in modo concreto e consapevole e ti colloca in un osservatorio privilegiato che offre la possibilità di cogliere una prospettiva più completa. Si tratta di avere interlocuzioni, ma anche strumenti legislativi per poter intervenire anche a beneficio di questioni locali.

Un impegno che costa più fatica, sì, ma per una donna non è novità?

Credo che questa sia una condizione a cui noi donne siamo allenate da sempre, chiamate a tenere insieme i fronti professionale, personale, familiare, sociale. Un’attitudine che ci facilita nel conciliare gli aspetti istituzionali più propriamente tecnico-amministrativi con l’interazione personale con la comunità, a cui siamo tenuti a dare risposte concrete. Forse, in questo, essere donne può essere un vantaggio.

Marilena Lualdi


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