Monsignor Severino Pagani si è mosso, i contatti con don Stefano Guidi, direttore della Federazione Oratori Milanesi, si sono rivelati fertili: la “Libreria della Basilica”, accanto a San Giovanni, riparte. Con una gestione targata Fom, appunto, che punta a fare sintesi fra tradizione e novità. A ben vedere, ciò che sperava Adriana Tedaldi, un’esperienza nel negozio di via Tettamanti durata dal 1994 al 2025 (vedi QUI). Ora tocca a Francesco Macchi, responsabile del coordinamento commerciale e logistico in Fom, e Federico Gilardi, direttore del Centro Carlo Maria Martini all’Università di Milano Bicocca.
Dopo una fugace apertura a luglio e lo stop agostano, Francesco e Federico hanno rialzato la saracinesca per quella che è la vera ripartenza della libreria. «Come si vede – mettono le mani avanti mentre indicano gli spazi rinfrescati ma incompleti, profumo di legno e telefono che non smette di squillare – i lavori sono ancora in corso. Però possiamo già contare su un certo numero di titoli. Scaffali e offerta si arricchiranno via via, il più velocemente possibile».

Libri a carattere religioso saranno ancora parte caratterizzante della proposta così come l’oggettistica legata alla fede e gli articoli necessari alle parrocchie, dai registri all’occorrente per la liturgia. «L’idea – si aggiunge – è quella di andare un po’ oltre, compatibilmente con la disponibilità degli spazi. Per esempio con qualcosa che si leghi a quanto c’è sul territorio».
Fonti d’interesse e potenziali agganci: il carcere, l’ospedale presente e futuro, la sede universitaria in città (ma in prospettiva lo sguardo volge pure alla vicina Castellanza e alla Liuc). Anche la sensibilità verso le missioni, presente in città, è stata notata: a Busto ci sono il Pime e realtà come Associazione Christian, nata all’ombra della basilica. «Proprio l’oggettistica potrebbe essere attivata collaborando con figure che conoscono il mondo della missione». Poi c’è il vicino di casa, il centro giovanile Stoà: «Pensiamo che loro siano una risorsa per noi e viceversa».
Solo territorio? «No. Lo sguardo cristiano è chiamato ad aprirsi, a contemplare il mondo. Pensiamo a titoli che aiutino ad approfondire anche questo tipo di interesse e a incoraggiarlo, a una proposta sociopolitica. Stati Uniti, Medio Oriente, conflitti in corso… Vorremmo offrire strumenti per leggere i contesti che non si possono ignorare».
Evidente l’obiettivo di inserirsi tra i punti di riferimento nella vita culturale a Busto. «Confermiamo. Ma intendiamoci: siamo appena arrivati, vogliamo muoverci, per così dire, in punta di piedi. Allo stesso tempo non ci si può nascondere: se il libraio pensa a vendere e basta è destinato a soccombere. Deve, invece, fare e stimolare un investimento di tempo e di pensiero».
Tradotto in pratica? «Impossibile ridurre a un esempio. Ma facciamone comunque uno. Proliferazione di libri in occasione degli 800 anni dalla morte di San Francesco. Il titolo che corre di più è quello di Aldo Cazzullo. Lo si propone? Certo. E lo si valorizza. Ma su quel treno, che viaggia anche da solo, dobbiamo provare a fare salire anche altro. Magari di più tosto, sfidante, prezioso. Fare scoprire l’opera di Antonio Musarra sarebbe interessante».
Impossibile? «In Italia, ogni anno, escono decine di migliaia di titoli. In questo contesto, il libraio è sempre e comunque don Chisciotte».














