«Era un ragazzo intelligente, solare, sempre con il sorriso, che dicono aver preso da me. “È la tua fotocopia”, mi dicevano. Un legame stretto sin da subito, ma spezzato troppo presto. Amava far ridere gli altri, fare scherzi, stare con gli amici. Già bello vispo e vivace sin dai primi anni di vita. Aveva davanti un futuro strappatogli troppo presto». Nelle parole della mamma Elena prende forma il ritratto di Alessio Colletti, il quindicenne di Saronno morto dopo essere stato folgorato al luna park di Spotorno. Un ricordo intenso, affidato con il desiderio di raccontare chi fosse davvero suo figlio, oltre la tragedia che ha colpito la sua famiglia.
Alessio era un ragazzo pieno di entusiasmo, curioso, determinato e caparbio. La sua più grande passione era il calcio. Fede calcistica milanista e con la maglia dell’Amor Sportiva Saronno aveva vissuto gran parte della sua crescita sportiva, diventando anche capitano della squadra. «Per lui il pallone era molto più di un gioco: non mancava quasi mai a un allenamento, nemmeno quando aveva la febbre. Nell’ultimo campionato aveva realizzato 18 reti. Gli piaceva segnare, vincere, mettersi alla prova. Pensava anche di frequentare il corso per arbitri e sognava una vita nello sport e di diventare un calciatore famoso».

Ma non c’era soltanto il calcio. Amava il wrestling, conosceva tutte le mosse dei suoi idoli e le riproponeva in casa. Aveva già in programma di dedicarsi anche al nuoto, all’atletica e alla palestra. Voleva diventare “bello muscoloso” come i wrestler, racconta Elena. «Basti pensare che ha fatto la tesi di terza media su John Cena. Aveva una passione sfrenata, scoppiata negli ultimi anni delle medie».
Lo descrive come «un ragazzo bellissimo», alto, atletico, forte nella corsa, sempre in movimento. Era determinato e spesso testardo. Quando si metteva in testa un obiettivo faceva di tutto per raggiungerlo. Con l’adolescenza erano arrivati anche la voglia di indipendenza, le prime ribellioni, le amicizie, il cellulare, il computer e le ragazze. «Aveva un grande carisma – racconta la mamma – e piaceva tanto».
Anche nello studio aveva sempre dimostrato impegno. Alla scuola media aveva ottenuto ottimi risultati, con una particolare passione per la matematica. Dopo la scuola primaria Rodari e la scuola media Bascapè aveva frequentato il liceo GB Grassi, per poi scegliere il liceo scientifico delle Orsoline, indirizzo Scienze applicate.
Ma il patrimonio più grande di Alessio erano le persone. A parte la sua famiglia, gli amici per lui erano tutto. Un gruppo nato tra i banchi della Rodari e rimasto unito negli anni, tra scuola, oratorio, vacanze, partite e pomeriggi trascorsi insieme. «Erano come fratelli», ripete la mamma.
Elena desidera ricordare uno a uno gli amici che hanno condiviso con loro tanti momenti di felicità: Silvia, Giampiero e Lorenzo; Francesca, Raffaele e Bianca; Rita, Bicio, Francesco e Camilla; Alessandra, Mario e Giovanni; Patricia, Carlos e Luca; Ilaria, Luca e Antonio; la famiglia Silighini, Francesca, Luciano e Alice. Ma anche tutti i compagni di squadra e di scuola. Senza dimenticare Marveille, suo amicone fin dalle elementari. «Erano le nostre seconde famiglie. Chiedo scusa se dimentico qualcuno, ma voglio ringraziarli tutti, proprio tutti, perché Alessio era per tutti loro come un figlio e fratello ed era amato da tutti».
Proprio Giampiero, Silvia e Lorenzo avevano portato Alessio al mare. Era felicissimo di quella vacanza. Da anni trascorreva l’estate in montagna con la mamma, ma questa volta aveva insistito: «Mamma, basta montagna. Voglio andare al mare». Doveva rientrare il lunedì, ma aveva chiesto di fermarsi qualche giorno in più per continuare a divertirsi con Lorenzo. Ma questo purtroppo gli è stato fatale. Elena racconta con commozione di non aver mai potuto ascoltare i racconti di quella vacanza.
Gli amici presenti quella sera sono oggi profondamente segnati da quanto accaduto. La mamma rivolge loro un pensiero speciale: «Non devono sentirsi in colpa. Posso solo ringraziarli per averlo fatto divertire e per avergli regalato giorni felici. Mi spiace che Lorenzo abbia subito un trauma del genere. Nessuno dovrebbe vedere morire un amico».
Alla famiglia Elena dedica il ricordo più importante: «Un ricordo particolare è dedicato ai nonni materni sempre presenti nella vita di Alessio, Gigi e Gina, devastati dal dolore, per il legame profondissimo che avevano con lui, il loro unico nipote. La nonna adorava preparargli il pranzo, quando tornava da scuola. Il nonno gli aveva insegnato a giocare a Scala 40, lo coinvolgeva nei lavori in giardino e aveva condiviso con loro tante estati nella casa di famiglia in Liguria. È cresciuto insieme a loro».
Proprio da Spotorno, pochi giorni prima della tragedia, Alessio aveva mostrato alla mamma, in videochiamata, il promontorio verso Pietra Ligure, il luogo al quale Alessio era veramente affezionato e dove aveva trascorso parecchie vacanze estive con i nonni.
Il pensiero va anche alle zie di Alessio, Monica e Laura, affezionatissime ad Alessio; era il loro unico amore e per questo devastate dal dolore e da questa immane tragedia. Laura aveva cercato di trasmettergli la passione per l’arte, mentre Monica spesso passava da casa il venerdì per aiutarlo nei compiti. «Un ringraziamento sentito allo zio Felice che negli ultimi mesi è stato quotidianamente al fianco di Alessio per le attività scolastiche sportive». Sconvolte dalla tragedia anche zia Fabia, le cugine e tutti i famigliari della parte paterna: i nonni Emilia e Pasquale, la zia Antonia, Lele, Stefania e l’unico cugino che aveva Alessio: Nicolò.

Dietro il sorriso di Alessio c’era anche una storia familiare fatta di sacrifici e sofferenze. «È stato un dono. Ho combattuto tanti anni per averlo. Non avrei mai immaginato che mi sarebbe stato portato via a quindici anni». Negli anni successivi Elena ha affrontato tante difficoltà da sola cercando sempre di essere il punto di riferimento per suo figlio.
«Ho dedicato tutta la mia vita a lui. L’ho seguito in tutto e per tutto: nella scuola, nel calcio, per la sua salute, nelle vacanze, nelle amicizie, le uscite, i divertimenti. Eravamo sempre insieme». Per questo uno dei pensieri che oggi la accompagna più spesso è non essere stata accanto a lui negli ultimi istanti. «Questo è uno dei pochi momenti della sua vita in cui io non c’ero. Mi addolora non aver potuto tenergli la mano, ed essere li in quel momento».
Negli ultimi giorni Elena ha ricevuto centinaia di messaggi ovunque. Parole che le hanno restituito l’immagine del figlio attraverso gli occhi degli altri. «Mi hanno scritto che era educato, rispettoso, gentile. Un’anima pura. È la conferma che i valori che ho cercato di trasmettergli sono arrivati davvero».
«Eddy ragazzo delle Orsoline, non della stessa classe, mi ha mandato un bellissimo messaggio, dicendomi che Alessio non era un amico stretto, ma aveva capito subito di pasta era fatto. Un animo nobile e gentile e non si capacitava di come un ragazzo come lui sorridente e gioioso non ci sarebbe più stato. Mi hanno colpito molte le sue parole e confortato - conclude Elena – perché mi ha riferito che potevo essere orgogliosa, come genitore, del lavoro svolto e dovevo essere fiera di lui: una persona come Alessio sarà difficile ritrovarla».
Nella sua cameretta, intanto, nulla verrà spostato. I libri resteranno sulla scrivania, lo zaino al suo posto, ogni oggetto dov’è sempre stato per sempre. «Non toccherò nulla. Spero che Alessio mi mandi i segnali della sua presenza e che torni a farsi sentire nella sua casina. La tavola resterà sempre apparecchiata per due. E se un giorno avesse bisogno di me, correrò da lui subito, come ho sempre fatto».
E conclude: «La casa ora è vuota senza di lui. Restiamo solo io e il suo adorato cane Cocco. C’è un silenzio troppo assordante, rispetto al caos di prima. Ma ora che non c’è più vorrei tanto che tornasse e facesse ancora tanto rumore. Vorrei, come ogni sera, che si buttasse sul letto per darmi la buonanotte».
Prosegue il racconto Elena rivolgendosi ad Alessio dicendo : «Eri un essere speciale e ora che non ci sono più io, Dio si prenderà cura di te». Oggi, sabato 25 luglio mamma Elena andrà a riprenderlo a Savona «per riportarlo, finalmente, nella sua città, da tutte le persone che gli vogliono bene».














