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Varese dalla vetrina | 11 luglio 2026, 07:50

"We Love Tigella", il gol più bello (e buono) di Federico Ligori

VARESE DALLA VETRINA/70 - L’ex attaccante del Varese ha trovato una nuova strada dopo il calcio professionistico: un locale nato da una passione scoperta a Sassuolo e diventato un punto d’incontro in via Vetera. Dalla "Bomber" a quelle che prendono il nome dei figli Tyago e Tayla, le sue tigelle hanno catturato clienti di ogni età: «Sono felice quando mi dicono che si sentono a casa»

Federico Ligori e la compagna Laura Agrelli

Federico Ligori e la compagna Laura Agrelli

È una partita decisiva, ci si qualifica per i playoff che valgono la promozione in serie C1, e la Sacilese è sotto di due gol, ma un giocatore parte da centrocampo palla al piede, dribbla un paio di avversari e scarica in rete da fuori area. È l’inizio della rimonta e della vittoria sul Prato per 3 a 2, qualificazione conquistata. Quel giocatore era Federico Ligori, punta centrale e bomber di razza, che oggi come allora parte da lontano con la stessa caparbia determinazione e un entusiasmo contagioso, gli stessi che mette ogni giorno nel suo locale nel cuore antico di Varese, “We love Tigella”, in via Vetera 6, un luogo d’incontro oltre che di buon cibo, che rispecchia a fondo la sua voglia di stare con la gente e ascoltarne i desideri.

Federico, classe 1981, ha difeso i colori biancorossi del suo vecchio e caro Varese in C1, prima punta elegante e potente, e ha vestito diverse maglie in giro per l’Italia, fino a concludere nel maggio 2013 la carriera al Gozzano in Serie D, ma con già in tasca un piano B bello strutturato, in pratica una tigelleria in via San Martino, aperta poco prima di appendere le scarpette al chiodo.

«La folgorazione per la tigella, specialità modenese, la ebbi durante una trasferta a Sassuolo. Non c’era pane e in tavola arrivarono le tigelle, che in certe zone del modenese si chiamano crescentine, perché in realtà la tigella era il disco di terracotta o pietra in cui erano cotte. Amo cucinare e mi appassionai all’arte della panificazione, così tra i 23 e i 26 anni mi iscrissi a due scuole, una a Varese e poi a Modena, il mattino studiavo e il pomeriggio mi allenavo. Così, finita la carriera, aprii con quella che allora era mia moglie, una tigelleria in via San Martino», racconta Federico Ligori.

Chiuso il primo locale, dopo una parentesi come aiuto cuoco in Svizzera, ecco la nuova occasione, tornare a proporre tigelle, questa volta con la compagna Laura Agrelli, che lavorava in campo medico all’Humanitas di Castellanza. La loro è una famiglia allargata molto unita, che comprende i due figli di Federico, Tyago, 14 anni, esterno d’attacco della Varesina, e Tayla, 17 anni, cavallerizza e nuotatrice, e i due di Laura, Leonardo, 17 anni, terzino destro del Morazzone, e Lorenzo, 14 anni, esterno d’attacco della Cedratese.

«Lunedì e martedì facciamo un orario più breve proprio per stare in famiglia. Con Laura avevo visitato questi locali, dove da un lato negli anni ’90 c’era un negozio di accessori per il bagno e dall’altro il retro del “Cavedio”. Era un tugurio, e Laura non sembrava troppo convinta, ma io capii che c’era energia positiva e il locale avrebbe potuto funzionare. Tra l’altro era il 2021, subito dopo il Covid, c’è voluta una bella dose di coraggio ad aprire il 21 maggio di quell’anno, ma ce l’abbiamo fatta, tirando su le maniche, come si dice da noi. Io non mi accontento mai, quando segnavo un gol volevo subito fare il secondo. I clienti hanno subito apprezzato il servizio e la qualità delle nostre tigelle, abbiamo migliorato gli spazi mettendo anche un televisore a grande schermo per rendere tutto più conviviale».

“We love Tigella” offre 26 tipi diversi di tigella, da 12 e 15 centimetri, classiche, gustose, sfiziose, speciali, delicate, gourmet, oltre alle vegetariane e vegane e quelle dolci, ma il cliente può addirittura imbottirne una con gli ingredienti che preferisce, tra verdure, formaggi, salumi e salse. La più gettonata, ça va sans dire, è la “Bomber”, con culatello, burrata e salsa tonnata, ma va forte anche quella con tartare di scottona, e Federico ha dedicato le due sfiziose ai nomi di Tyago e Tayla. Laura è addetta alla sala e al ricevimento dei clienti, mentre Federico sta in cucina con i due dipendenti, Manu e Susan. Un QR code vicino al menù permette a chi lo inquadra di leggerlo in inglese, francese e tedesco, perché i clienti stranieri non mancano. Il décor del locale è stato affidato alla bravura dell’artista Francesca Anastasi, autrice del logo e dell’arredamento, in perfetto stile “street food” all’italiana, con richiami alla factory.

«Utilizziamo la farina 0 di tipo 1, macinata a pietra dal Mulino Petra di Padova, di grande qualità, leggera e digeribile, la verdura la acquistiamo da Minazzi di via Veratti, tutti i nostri ingredienti sono italiani, e le salse sono di nostra produzione. Facciamo l’impasto della tigella e, dopo la cottura, la guarniamo. Cerchiamo di ricordare i gusti di ogni cliente, e per chi è celiaco offriamo piatti particolari, non potendo purtroppo cucinare tigelle senza glutine perché ci vorrebbero due cucine separate per non “contaminare” le farine. Siamo soddisfatti quando i clienti ci dicono: “Da voi ci sentiamo a casa”, e con molti di essi siamo diventati amici».

Da Federico e Laura arriva una clientela di ogni età, dai bimbi agli anziani, diversi avvocati e giudici del vicino tribunale, e qualche vip, da Martinenghi a Librizzi e in passato il bomber Pavoletti, «ma non li disturbo mai perché magari vogliono starsene in pace dopo una giornata faticosa. Spesso chi viene si affida totalmente a noi per l’ordinazione e non sempre è facile accontentare i gusti, ci vuole un pizzico di psicologia spicciola. Una volta una signora mi ha chiesto una tigella piccola, da 12 centimetri, e poi di dividerla in quattro e fare quattro sacchetti diversi, perché così, diceva lei, “mi sembra di mangiare meno”. Alla fine è costato più il packaging del prodotto…», aggiunge Federico, felice quando un ragazzino viene a scegliersi una tigella invece di andare al McDonald’s.

Con Ligori non si può non parlare di calcio e di quel Varese di C1 degli inizi degli anni Duemila: «Ho ricordi bellissimi, giocammo i playoff per la B con il Cittadella. Poi vestire la maglia della mia città è stato impagabile, dopo tanti anni i tifosi si ricordano ancora di me. Pur di non rinunciare a Varese ho rifiutato ottime offerte, ma l’attaccamento ai colori conta più di ogni cosa, e la città mi ha dato tanto, anche nel lavoro, perché qui se lavori bene la gente lo riconosce. Ciò che mi manca di più nel calcio è lo spogliatoio, l’adrenalina che senti prima della partita, i compagni, gli scherzi, le arrabbiature, l’unione che si crea spontanea nei momenti più difficili, perché quando devi vincere i dissapori si azzerano di colpo».

Il gol più bello?

«Forse quello con lo Spezia, contro la Pistoiese, in mezza rovesciata, e poi l’altro con la Sacilese, partendo da metà campo».

L’entusiasmo di Federico, riconosciuto e ammirato anche da Laura, è contagioso, e chi parla con lui di tigelle non può non passare poi al locale ad assaggiarne una, compreso il vostro cronista, ma chi siede al “We love Tigella” non può non leggere la scritta creata dalla coppia, un inno alla gioia del condividere:

«FELICITA’… Ridi. Balla. Medita. Perdona. Perdonati. Chiedi aiuto. Delega compiti. Permettiti di brillare. Esterna le tue emozioni. Realizza un progetto. Aiuta qualcuno. Invita qualcuno. Fai una passeggiata nella natura. Leggi un libro. Canta sotto la doccia. Telefona a qualcuno che senti poco. Ritorna bambino. Amati. Ama gli altri. Sii grato. Sii felice. …AMARSI».

Buon appetito!

Mario Chiodetti

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