Gli insulti di un popolo che si sente tradito, una corona di fiori deposta davanti a quella che appena 10 giorni fa era la sede di una squadra che lottava per lo scudetto e un uomo. Completamente solo. Davanti alle proprie decisioni e responsabilità ma anche a un gioco troppo più grande di lui.
È finita così la storia della Pallacanestro Brescia. In un incubo. Visto da dentro così come da fuori. In un incubo che rende persino superfluo domandarsi chi sia la vittima verso la quale provare la maggior pena umana. Tanto non cambia nulla. Quello che arriva dalla sala stampa assolata del PalaLeonessa è qualcosa che va oltre: è la prova definitiva e terribile di un sistema che non funziona più. Ed è destinato a essere squassato.
Brescia probabilmente ripartirà dalla B o dall’A2: così ha fatto capire in conferenza Mauro Ferrari. Colui che ha spento la luce, ma anche l’unico che prima la teneva accesa.
Brescia era la solitudine dei suoi esclusivi soldi: mai come oggi l’abbiamo compreso.
Per gli appassionati di ogni latitudine è un sabato amaro e annebbiato di pensieri. Di riflessioni su passato, presente e futuro che portano inevitabilmente anche a Pallacanestro Varese. Dando una profondità diversa, da esplorare a discrezione di ognuno, alle dinamiche di una società che per anni ha sofferto la mediocrità dei risultati ma non è mai caduta, non è mai esplosa in mille pezzi, non ha mai lasciato i propri tifosi nel buio senza speranza della fine.
Era la strada della sopravvivenza e mai come ora, davanti al funerale della Germani, ci rendiamo conto di che valore avesse.Sembravano occasioni perse, invece erano passi più corti della gamba. Quindi lontani dai burroni. Ed è infatti impossibile in questo momento non chiedersi perché anche Brescia non sia stata più morigerata, più cauta, meno competitiva ma più duratura, evitando di arrivare all’esigenza - così ha fatto capire Ferrari - dell’odierna sentenza capitale.
Dal passato al presente. Anticamera di una rivoluzione. In questo momento a Varese possiamo scegliere (ma passiamo scegliere anche di non farlo) di avere in dote tre cose: il senso di un percorso che pare avere avuto e avere quella logica che da altre parti è mancata; i segnali che a poco a poco stiamo captando in questa estate diversa; le parole (anche se altrove sono state gettate al vento) che hanno messo paletti invalicabili e posto delle prospettive. Una su tutte, riassumibile così: tutto cambierà e noi ci faremo trovare pronti.
Dal presente al futuro. Che è solo e semplicemente la speranza di non vivere mai, nei panni biancorossi, un pomeriggio così.
Qui sotto la diretta Youtube della conferenza stampa di Ferrari. Da guardare per evitare di continuare a far finta di non vedere o non comprendere tutte le cause di questo terremoto.
La conferenza stampa di un uomo solo che fino a oggi ha comandato una società sola nella solitudine di un movimento cestistico italiano alla deriva totale.














