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Calcio | 20 giugno 2026, 12:50

Spilli e la Varesina, fine di una storia incredibile: «Se non sogni di fare cose importanti, non le farai mai»

Il rapporto unico e indissolubile tra l'allenatore e la società della famiglia Di Caro si interrompe dopo 15 anni e la prima panchina rossoblù nel 2013. Per il tecnico "seminatore di talenti" c'è alle porte un'opportunità importante in un club della massima serie. Il romanzo tra Spilli, uomo tutto d'un pezzo, e la Varesina si conclude dopo un'incredibile salvezza nata dai 13 punti alla fine dell'andata: era iniziato con la "proposta indecente" di Lino Di Caro...

Marco Spilli, 55 anni, conclude la sua avventura alla Varesina con la salvezza nei playout a Castellanza (Foto Enrico Scaringi)

Marco Spilli, 55 anni, conclude la sua avventura alla Varesina con la salvezza nei playout a Castellanza (Foto Enrico Scaringi)

Fine girone di andata e la Varesina, sconfitta dal Caldiero, è ferma a 13 punti in 17 gare, mai una vittoria in casa e una salvezza impossibile vista la sua fragilità e troppi giocatori forti legati a sé stessi più che al gruppo. Marco Spilli, però, arriva in sala stampa davanti all'unico giornalista presente e dice: «Cos'è quella faccia? Nella vita e nel calcio succedono cose peggiori, tutto serve per mettersi alla prova. Anche questa situazione è un modo per vedere di che pasta siamo fatti e per arrivare in fondo migliori rispetto all'inizio. Mi è già successo di chiudere un girone così, ma poi sono arrivato alla salvezza: sappiamo come risalire e, a costo di fare piazza pulita, risaliremo e ci salveremo. Buon Natale».

L'ultima impresa di Marco dopo quasi tre lustri alla Varesina è nata anche quel giorno in sala stampa, quando - come avrebbe poi detto a fine stagione - «non mi voleva più nemmeno mia madre» tranne la società in un binomio che pareva indissolubile, come in realtà è e continuerà ad essere anche dopo il momento dei saluti, perché Spilli e la famiglia Di Caro sono una cosa sola ben oltre una questione di famiglia. Sono "una cosa sola" perché l'uno ha dato ai Di Caro, e in particolare a Max, ben più di un legame affettivo/familiare: ha dato conoscenza, forza e crescita oltre a quel fiuto straordinario nel crescere i giovani e i talenti, quella "visione" delle cose, delle persone e delle situazioni e quel disincanto, oltreché quell'essere "o con me o contro di me" che in un mondo in cui mediocrità, opportunismo, doppiogiochisti e doppelganger, cioè sosia negativi di sé, fanno tutta la differenza del mondo. La famiglia Di Caro dal 2013 ha restituito a Marco, in fondo, ciò che Marco ha sempre voluto dalla vita: la fiducia nelle persone

Se doveva prima o poi esserci un finale, anche se poi con gente come Spilli e i Di Caro non è mai davvero finita, è quello certamente mai voluto eppure sempre sognato: Marco che riceve un'opportunità unica legata ai giovani da un club importante al vertice del calcio italiano, Max, Matteo e Lino che vedono partire il loro seminatore di talenti per compiere l'opera più grande finora ancora non realizzata e cioè modellare, intuire e trasferire l'amore per il pallone sulla strada di una crescita tecnica e umana al massimo livello. 

Ma, soprattutto, come accadde all'inizio di questa fantastica avventura umana, quando Lino Di Caro chiamò Spilli mentre stava giocando a calcetto con gli amici a Massa e gli disse "Devo farti una proposta indecente: vado a Venegono perché voglio restituire qualcosa alla squadra del mio paese, ripartiamo dalla Promozione, vieni con noi? Pensaci una notte, domattina ci sentiamo" (leggi QUI), il destino di Spilli cambia per volontà sua, o del cielo, e non quando avrebbero voluto le persone a cui non andava a genio (chi ha carattere e va dritto per la sua strada non può e non deve andare a genio a tutti). Spilli è Spilli, dall'inizio alla fine.

Nb: tocca a Max Di Caro e Andrea Scandola costruire una Varesina che lotterà, stando ai primi movimenti, ai giocatori già contattati e alle ambizioni di entrambi, per il vertice. «Se non sogni di fare cose importanti, non le farai mai» ha sempre detto Spilli quando gli parlavamo negli anni scorsi della promozione in Serie C. Ed è quello che certamente avrà ripetuto a Max e Andrea.

A.C.


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