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Calcio | 17 giugno 2026, 16:40

Pro Patria, lo sfogo di Patrizia Testa: «Finnat ha esercitato la prelazione, ho qualche giorno per valutare. Me ne vado delusa da Busto, le colpe della retrocessione non sono mie»

La presidentessa uscente rompe il silenzio dopo il saldo degli stipendi: «Dal primo luglio dello scorso anno ha gestito tutto Bassi. Auguro alla nuova proprietà di riportare subito i tigrotti in Serie C». E intanto Travagin resta vigile per capire la situazione

Pro Patria, lo sfogo di Patrizia Testa: «Finnat ha esercitato la prelazione, ho qualche giorno per valutare. Me ne vado delusa da Busto, le colpe della retrocessione non sono mie»

Giornate di svolta e di profonde riflessioni in via Ca' Bianca a Busto Arsizio. A poche ore dal saldo di tutti i pagamenti federali in scadenza, passaggio fondamentale per adempiere agli obblighi della stagione calcistica appena conclusa, l'Aurora Pro Patria vive una fase di transizione cruciale, inaugurata sabato scorso con la presentazione ufficiale del nuovo direttore sportivo Giovanni Giovanditti (leggi QUI). La presidentessa uscente Patrizia Testa, in vista dell'imminente chiusura dei suoi 11 anni a capo della società biancoblù, fa il punto su quello che è stato il percorso, soprattutto nell'ultimo periodo, e guarda al futuro di breve-medio termine del club.

«Sì, sono stati pagati tutti» esordisce Testa, opponendo la regolarità delle spettanze alle nubi degli ultimi mesi. Il focus principale, tuttavia, si sposta inevitabilmente sul riassetto societario e sull'esercizio del diritto di prelazione da parte di Finnat, la finanziaria riconducibile al socio di minoranza Luca Bassi. «Hanno manifestato la volontà di esercitare la prelazione rispetto all'offerta che avevo ricevuto dal signor Travagin. Ora sto valutando con il mio legale i dettagli dell'operazione, con l'obiettivo prioritario di non portarmi a casa ulteriori problematiche dopo ben 11 anni di gestione».

L'addio di Patrizia Testa è accompagnato da un forte senso di amarezza personale e dalla convinzione di aver operato spesso in solitudine nel tessuto cittadino. «Esco molto delusa dall'ambiente e dal contorno» ammette senza giri di parole la presidentessa. «In questi 11 anni, molte delle persone che mi hanno affiancato, non parlo a livello lavorativo, hanno solo approfittato della mia buona fede e della mia generosità. Quasi tutta la grande imprenditoria di Busto Arsizio si è girata dall'altra parte. C'è gente che dichiara di amare la Pro Patria sulla carta ma poi... Questo per me è fonte di profondo dispiacere».

La presidentessa respinge con forza le accuse piovute sulla sua figura durante la stagione, culminata con la retrocessione sul campo: «Molte delle critiche di questo ultimo anno sono state strumentalizzate, soprattutto da chi non ha ottenuto tramite la mia persona la visibilità o gli incarichi che pretendeva. Quando ho letto di "disastro sportivo" accostato unicamente al mio nome e cognome, ho provato un profondo sdegno. Chi conosce la realtà sa che io, dal primo luglio dello scorso anno, non ho preso alcuna decisione tecnica (come già fatto in passato) o di budget. Le direttive e la gestione sono state interamente nelle mani di Finnat e del dottor Bassi».

A questo proposito, Testa rivela come le sue dimissioni dal Consiglio di Amministrazione, rassegnate a marzo insieme alla figlia, siano state una mossa forzata per sbloccare lo stallo: «Senza quel gesto, oggi saremmo ancora fermi. Chi altro avrebbe accettato, detenendo il 51 per cento, di spendere più di quando possedeva il 100 per cento?». Un distacco dalla gestione quotidiana che la presidentessa uscente fotografa con un dettaglio emblematico: «Quest'anno, per la prima volta in 11 campionati, non ho salutato i giocatori. Alcuni di loro, se li incontrassi per strada, non saprei nemmeno riconoscerli. A luglio del 2025 sono partita con la promessa scritta che nel brevissimo termine sarebbero state rilevate le mie quote. È stato solo per questo motivo che ho lasciato carta bianca alla controparte, permettendo loro di strutturare la società come volevano».

Nonostante le amarezze, il pensiero finale di Patrizia Testa è rivolto al futuro della Pro Patria, a cui augura i migliori successi: «Spero che la transizione si concluda rapidamente e nei termini legali. Auguro alla futura compagine societaria di essere in grado di riportare al più presto la Pro Patria in Serie C, la categoria dove merita di stare. Se Bassi e il suo gruppo sapranno raggiungere questo traguardo, avranno il mio sincero applauso».

A complicare e rendere ancora più denso il clima intorno a via Ca' Bianca si aggiunge tuttavia il fronte legale aperto nei giorni scorsi da Giancarlo Travagin. Lo scorso 13 giugno, infatti, l'imprenditore piemontese ha diffuso una nota ufficiale annunciando di aver dato mandato immediato all’avvocato Giovanni Di Caprio, esperto di diritto sportivo nazionale, per avviare verifiche sulla legittimità della nuova proprietà e sull'effettiva sussistenza dei titoli abilitativi dei soggetti da essa designati. Travagin ha espresso preoccupazione per il rischio di «nomine opache o in potenziale violazione delle NOIF», dichiarando che procederà «senza esitazioni, anche nelle opportune sedi federali e giudiziarie, qualora emergessero irregolarità» e ribadendo la ferma volontà di non fare «un passo indietro».

Un tassello di ulteriore incertezza in un mosaico societario che si preannuncia ancora lungo e complesso. Nei prossimi giorni, una volta verificate le condizioni della prelazione – che la presidentessa uscente pretende reale e inattaccabile per evitare contenziosi –, si capirà se si procederà al definitivo passaggio delle consegne con la Finnat o se le carte in tavola verranno nuovamente rimescolate.

Giovanni Ferrario


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