«Questo ddl illustra purtroppo con grande chiarezza il modo di fare politica del governo: seguire i fatti di cronaca, buttarcisi a capofitto e trovare soluzioni superficiali, buone giusto per un post». Lo ha detto Maria Chiara Gadda, vicepresidente del gruppo di Italia Viva alla Camera, annunciando l’astensione del suo gruppo sul ddl sui proventi derivanti dalla vendita di prodotti.
«La vera questione è consentire ai cittadini di sapere se, quando fanno un acquisto, una percentuale sulla vendita verrà effettivamente destinata per finalità sociali. Questo provvedimento, che nasce dal caso Ferragni, non ci riesce: scarica l’onere della burocrazia sulle imprese, prevede sanzioni sproporzionate e, soprattutto, non risponde all'esigenza fondamentale di destinare i proventi agli enti del Terzo settore, gli unici che possono offrire le necessarie garanzie di trasparenza. L’effetto sarà quello di danneggiare le aziende perbene, che già destinavano i proventi delle vendite per le iniziative solidali, e allo stesso tempo di scoraggiarne altre a farlo. Urso si conferma insomma un re Mida al contrario: dopo Industria 4.0, ora distrugge la filiera del dono. Ci auguriamo che il Senato consideri questi rilievi, facendosi carico dei problemi segnalati dalle aziende e dal Terzo settore», ha concluso














