In questa intervista parliamo, anzi, ascoltiamo di carcere. Ascoltiamo cosa è e cosa deve essere. Ascoltiamo di una realtà che non deve annullare ma deve, per costituzione, recuperare e restituire alla società persone che non devono reiteirare il reato.
Ascoltiamo di carcere incontrando chi questa realtà la vive quotidianamente per effetto del proprio compito e del proprio ruolo: don David Maria Riboldi, cappellano del carcere di Busto Arsizio.
Il carcere è «un sistema fatto di tante scrivanie, di un un potere spezzettato»… questa la sua iniziale citazione cui fa seguito una analisi tanto lucida quanto reale. Don David, nella sua quotidianità non si limita però alle parole, anzi. Ha dato vita alla cooperativa sociale “La Valle di Ezechiele” e si adopera per andare ancora oltre.
In questa intervista don David passa dai numeri alle intenzioni e alla necessità di leggi nuove e diverse al punto da essere utili, davvero, al recupero dei colpevoli. Tra le righe emerge anche il risvolto economico di una eventuale diversa gestione delle pene che porti a risparmiare e migliorare evitando che le carceri siano "disutili". Una cosa comunque è certa: questa è una intervista che va oltre la fede religiosa e si sofferma, invece, sul delicato obiettivo di far pensare su un argomento, un tema, quanto mai controverso e delicato.
Sapere, conoscere, perseverare nell’imparare è sinonimo di intelligenza: se noi tutti riusciamo ad abolire non gli errori ma il ripetere gli stessi, se “disarmiamo il nostro linguaggio”, se ci dissetiamo con una “prison beer”, se ascoltiamo liberamente queste parole e ci ragioniamo sopra da uomini liberi, cattolici o meno… se ci impegniamo per migliorarci riusciremo anche a migliorare lo stato dei fatti. Forse.
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