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Opinioni | 08 marzo 2026, 07:55

LA PROVOCAZIONE. Aumenti folli di gasolio e benzina? Torniamo all'austerity e la domenica andiamo tutti a piedi

Perché non rifare oggi ciò che accadde tra il 1973 e il '74? Perché non combattere gli assurdi rincari di carburante, luce e gas, lasciando spontaneamente la macchina in garage e riprendendo possesso di un tempo più lento e umano, usando i mezzi pubblici, in gran parte elettrici, rivalutando le biciclette o i monopattini e il “cavallo di San Francesco”? Ai tempi i varesini la presero bene: la gente si riabituò a camminate in compagnia e sembrò di colpo di vivere in maniera più umana e sana, riscoprendo i profumi della primavera

Tutti a piedi, in bici o sui pattini, come aitempi dell'austerity (foto da internet)

Tutti a piedi, in bici o sui pattini, come aitempi dell'austerity (foto da internet)

Ve le ricordate le domeniche a piedi? Le macchine in garage, le luci della città spente di notte come le insegne dei negozi, la corrente a 205 volt, il cinema che chiudeva presto e il limite dei 20 gradi nelle case anche con l’inverno freddo di allora? Era il novembre 1973, l’avevamo chiamata austerity ed era una sorta di parente povera del lockdown per il Covid, e la causa, allora come oggi, era una guerra, quella dello Yom Kippur tra Israele e i paesi arabi e la conseguente chiusura del Canale di Suez. L’Opec aveva aumentato vertiginosamente il prezzo del petrolio per colpire gli alleati di Israele, provocando la più grande crisi economica del dopoguerra. Oggi il conflitto scatenato contro l’Iran rischia di riportarci all’austerity di mezzo secolo fa, con lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale del transito di petrolio e gas naturale oltre che di beni commerciali, che ha visto crollare il traffico del 90 per cento, con il conseguente aumento incontrollato del prezzo di gasolio e benzina, oltre i due euro al litro nei distributori delle autostrade italiane e in città come Milano.

«S’abbassa la corrente di voltaggio/bisogna risparmiare fino a maggio. Mia moglie ritornando dalla spesa mi dice: non tener la luce accesa», cantava Tony Santagata più di mezzo secolo fa, trasformando la cronaca in musica e alleviando un poco agli italiani l’ansia per le restrizioni messe in atto dal governo Rumor, per continuare con il ritornello-tormentone: «Austerity, austerity, se non vuoi andare a piedi compra l’asino/ e dagli poca biada da mangiar».

Ma in fondo i varesini la presero bene, l’austerity apriva nuovi scenari di socialità, le biciclette uscivano dalle cantine, si vedevano tandem e perfino carrozzelle con il ronzino bardato a festa, la gente si riabituava ad andare a piedi o in bus, a programmare camminate in compagnia, per molti affrancarsi dall’automobile fu una conquista, sembrava di colpo di vivere in maniera più umana e sana, riscoprendo i profumi della primavera, perché le restrizioni durarono fino a fine marzo 1974. Domeniche bestiali per tutti, e un senso incredibile di straniamento, perché non si era abituati al silenzio della campagna, al centro di Varese invaso da pattinatori a rotelle, ciclisti e podisti, e in fondo in fondo ognuno si augurava che tutto ciò durasse ancora per molto. Insomma, si respirava, e chi scrive ricorda ragazzi sdraiati nei prati con il mangiadischi a tutto volume alternato alle canzoni di Guccini, De André e Bennato per voce e chitarra.

E allora perché non rifarlo oggi? Perché non combattere gli assurdi rincari di benzina, luce e gas, lasciando spontaneamente la macchina in garage e riprendendo possesso di un tempo più lento e umano, usando i mezzi pubblici, in gran parte elettrici, rivalutando le biciclette o i monopattini e soprattutto il “cavallo di San Francesco”? Si può fare, ci vuole molta volontà ma si può fare, è un modo non violento per protestare contro chi vuole affamare il mondo con la follia della guerra, ma anche per riscoprire, come allora, il piacere di condividere la difficoltà, si sentirsi parte di un disegno comune e fortificante. C’è la fortuna di avere il lago, il Sacro Monte e il Campo dei Fiori a due passi dalla città, armiamoci di un paio di buone scarpe e via, come faceva a suo tempo un grande camminatore e ciclista come Carlo Linati, scrittore e viaggiatore, che girò l’Italia a piedi e in bicicletta raccontandola nei suoi libri.

Rompere il cerchio perverso che ci costringe ogni giorno a correre senza una vera ragione può essere una sfida, magari utopica, ma da tentare -almeno la domenica per incominciare, e poi l’appetito vien camminando, alla faccia dei rincari- invitando gli amici a fare altrettanto. Senza stare a comperare un asino, come invitava a fare Tony Santagata, rimettiamo in pista le vecchie biciclette e soprattutto invertiamo la rotta, combattendo, ognuno nel proprio particolare, per una migliore qualità della vita, senza armi ma con pervicacia e un pizzico di sana follia.

Mario Chiodetti

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