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Calcio | 27 maggio 2026, 18:39

La differenza tra noi e il Como? Quella maglia di Paz indossata dai ragazzi varesini. Un progetto nasce dai sogni, non dallo stadio

Se il Como fosse andato in Comune a chiedere un Sinigaglia nuovo quando era ancora in D, starebbe ancora giocando i derby con il Varese: invece prima ha vinto i campionati e riportato in alto la squadra, poi ha chiesto la messa a norma di uno stadio che è più vecchio del Franco Ossola. Oggi anche i giovani della Città Giardino indossano la maglia del talento ventunenne in maglia lariana: non è colpa loro se qui da anni le parole sogno, ambizione e futuro sono state abolite

Ci si allena con la maglia di Nico Paz in una palestra di Varese

Ci si allena con la maglia di Nico Paz in una palestra di Varese

C'è solo una differenza tra il Varese e il Como, e non è certo lo stadio, preso a pretesto da chi incolpa il Comune di voler far morire il calcio in città per via dell'assenza di un nuovo impianto e della condizione in cui versa il Franco Ossola. Parole, parole, parole. Anzi: scuse. 

Il Como aveva uno stadio più vecchio di quello del Varese (l'uno fu inaugurato nel 1927, l'altro nel 1935) quando nel 2019 salì in C, e con lo stesso Sinigaglia poi tornò in B (2021), quindi in A (2024) e ora in Champions. La differenza con il Varese e Varese è un'altra: a Como hanno prima portato la squadra tra i professionisti e poi hanno adeguato e messo a norma l'impianto, mattoncino per mattoncino, parallelamente alla scalata, andando a bussare in Comune per trovare la quadra a risultato acquisito. 

I distinti del Sinigaglia erano chiusi come quelli del Franco Ossola, ma la società ha puntato a riaprirli e solo arrivati in Champions si sta procedendo a smontare e ricostruire in cemento la curva ovest in tubolari. Prima si adegua e si rinnova, convivendo con l'esistente, poi si rade al suolo se è il caso (a Varese come a Como non lo è perché il luogo e lo scenario del Franco Ossola, come quelli del Sinigaglia, sono rari e unici nel panorama del calcio). 

Certo sul Lario si sta parlando di stadio nuovo, e ci mancherebbe altro. Ma i proprietari del Como né in serie D, né in C, né il primo anno di B si sono mai sognati di arrivare a Palazzo Cernezzi, sede del Comune, dicendo: o ci fate fare lo stadio nuovo, o ci fermiamo qui. Sono invece andati dritti sulla loro strada, mettendo i sogni, le ambizioni, la scalata, il progetto sportivo e la vittoria dei campionati davanti a tutto il resto, che poi è arrivato da sé. 

A Varese si sceglie, anzi si impone, la via opposta: "Datemi lo stadio nuovo e vi porto in serie A". Peccato che sul Lario, con lo stadio vecchio, siano arrivati in Champions.

Si può anche scegliere di strumentalizzare, svilire o ridurre la rivalità e la distanza tra Varese e Como allo stadio vecchio o nuovo, o ancora alla volontà di un'amministrazione comunale (di qualunque colore essa sia): ma il risultato, per il Varese, qual è?

"Io porto la squadra in C e voi mi adeguate lo stadio per la C, e se vado in B fate lo stesso anche per la B": questo è il modo di ragionare con un'amministrazione seguito a Como e che andrebbe portato avanti anche a Varese se a Varese qualcuno volesse, o avesse davvero le possibilità, di riportare in alto il calcio biancorosso. Se i proprietari dei lariani ai tempi avessero detto "O ci fate fare lo stadio nuovo, o restiamo in D e, magari, nemmeno quello", oggi il Como sarebbe ancora qui a giocarsi il derby con il Varese.

L'unica differenza tra Como e Varese non è là fuori, negli altri o nel Comune o nella città o nei tifosi o nello stadio, ma dentro il Como e dentro il Varese. È un problema di risorse e disponibilità economiche, ovviamente (e quindi andrebbero coinvolti e uniti tutti gli imprenditori e i dirigenti varesini del calcio che le possiedono o possono attirarle), ma anche di sogni ed emozioni. Che passano dal campo, non dallo stadio. Dalle persone, non dalle cose. Dalle idee, oltreché dai soldi visto che il Como ha la nona rosa più costosa della serie A, non la prima (130 milioni contro i 320 della Juventus, i 290 del Napoli, i 260 dell'Inter, i 250 del Milan, i 200 della Roma...).

E se vedete, come abbiamo visto noi, un ragazzo con la maglia di Nico Paz in palestra all'Acinque Ice Arena di Varese o un altro, ancora più piccolo, con la stessa maglia sul campo dell'Orma di Masnago, non scuotete la testa ma sorridete perché esiste ancora un giovane varesino, anzi più d'uno, capace di innamorarsi del calcio e di sognare grazie a un delizioso interprete ventunenne di questo sport che nel nostro Paese è malato di futuro.

Ci avessero dato un solo giocatore, uno solo, di cui innamorarci a Varese negli ultimi sette anni consecutivi di serie D, come accadde ai tempi con Pisano, Lazaar, Lepore, De Luca, Buzzegoli, Zecchin, Pavoletti, forse non saremmo più in serie D da un pezzo.

Andrea Confalonieri


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