Il Lino Oldrini del terzo millennio definitivamente concluso, una foresteria sempre più funzionale, il nuovo “pala tenda”, un Campus ancora più grande e… lo stadio: tra progetti cui mancano solo dei passaggi formali per diventerà realtà e semplici suggestioni (almeno per il momento), ecco come prenderà forma la “Cittadella dello Sport” di Masnago ipotizzata da Luis Scola, CEO di Pallacanestro Varese.
L’amministratore delegato biancorosso ne ha parlato la scorsa settimana in un’intervista pubblicata da Il Sole 24 Ore: «Abbiamo già investito circa tre milioni nelle strutture e culliamo l'ambizione di dare vita una a cittadella dello sport intorno al palazzetto» sono le parole utilizzate nell'occasione da El General, insieme a quelle con cui ha trattato altri argomenti inerenti il futuro, a partire dal progetto NBA Europe.
Nessuna sorpresa, la strada è tracciata da tempo: gli investimenti immobiliari come veicolo di sviluppo societario e la fruizione delle strutture, a 360 gradi e 365 giorni all’anno, come mezzo per ottenere ricavi in grado di sostenere l’impresa sportiva sono entrambi due capisaldi della visione imprenditoriale e gestionale dell’ex giocatore argentino, intesi anche come “carte” spendibili per intavolare partnership tali da allargare la base sociale del sodalizio cestistico varesino. È successo nel recente passato (leggi QUI), succederà ancora, probabilmente nell’arco di qualche mese, magari con una nuova infornata di piccoli capitali stranieri chissà se anche stavolta accompagnati da entrate “varesine” dopo quella che ha portato in Pallacanestro Varese Paolo Orrigoni.
Ma la domanda attuale non interroga né sul "chi" né sul "quando", quanto invece sul "come" e sul "dove": cosa ci sarà nella “Cittadella di Luis”?
Partiamo dalla prima novità, il cui iter amministrativo è più che a buon punto: dopo i passaggi avvenuti in giunta e che avverranno nelle commissioni di Palazzo Estense per le opportune valutazioni urbanistiche, entro la fine del mese di febbraio il progetto di una nuova palestra arriverà in consiglio comunale per ottenere l’approvazione (scontata). Si tratta di una facility che troverà posto in via Pista Vecchia, dove una volta sorgeva il cosiddetto “pala tenda”, poi demolito. Lo "scheletro" esiste già, è quello che ha coperto i campi da padel di Lissago finché sono rimasti in funzione (Scola fu tra gli investitori iniziali del progetto): verrà semplicemente spostato e formalmente venduto alla società del presidente Toto Bulgheroni, la quale poi sosterrà di tasca propria le spese per un nuovo fondo e nuovi spogliatoi.
Dal “pala tenda” al Campus, che potrebbe (è tra gli scenari in discussione) andare in affitto alla Pallacanestro Varese per i prossimi 20 anni, diventandone sempre di più la base operativa. Nei piani ci sono anche qui la costruzione di un’altra palestra, coperta ed esterna al complesso principale, e una riorganizzazione degli spazi interni già esistenti. A crescere sempre di più sarà ovviamente il contesto a disposizione della pallacanestro, intesa soprattutto come settore giovanile, ma non mancherà la chance di impiantare altre attività, tra cui il pilates.
Dal Campus al Lino Oldrini: a che punto siamo? La via dei fondi pubblici per arrivare al completamento di tutti i lotti del restyling originariamente pensato è sempre più impervia. Il Comune di Varese è stato escluso da un recente bando presentato a Roma che avrebbe potuto dare una mano: l’80% dei fondi disponibili è infatti andato a beneficio di luoghi con problematiche sociali, dislocati soprattutto nel Sud Italia, lasciando ancora una volta con un pugno di mosche in mano la Città Giardino. Resta invece attivo un bando regionale, limitato, tuttavia, agli interventi sui serramenti: per il resto delle opere previste - tra cui l’allargamento della capienza, il miglioramento dell’acustica e la realizzazione di museo e ristorante - Pallacanestro Varese e Palazzo Estense dovranno trovare nuove coperture economiche.
Non è escluso che a un certo punto sia la società stessa a decidere di mettere mano al portafoglio, nell’ottica di arrivare a un punto fermo su un'arena che si vuole al più presto fonte di reddito e non più di costi, come Scola ha sempre sostenuto, anche tra le righe dell’intervista al Sole. Il Comune rimane un alleato, anzi è pronto anche a rivedere la convenzione che lega a oggi i rapporti tra pubblico e privato nella gestione del palazzetto.
Cosa manca, ricordata la foresteria agli ex Giardini Sospesi da tempo attiva e che potrebbe ampliarsi? Manca l’impianto più vetusto, più problematico, più discusso eppure finora più resistente a qualsiasi cambiamento della Città Giardino, il Franco Ossola. Secondo fonti raccolte da VareseNoi.it, Pallacanestro Varese si sarebbe informata sul destino dello stadio cittadino, chiedendo anche se fosse in previsione una sua messa in vendita…
Perché questo interessamento? La risposta per ora non c’è e non è nostra intenzione vendere ipotesi. Semmai c’è un dato, autentico e per nulla trascurabile: nel PGT (il Programma di Governo del Territorio) che governerà l’urbanistica di Varese nei prossimi anni, nell’area sportiva di Masnago sono stati previsti 8000 metri quadri destinati ad attività commerciali.
I quali potrebbero far gola a tanti. Anche, se non soprattutto, a chi ha capito che il più bel gioco cittadino, la pallacanestro, potrà essere mantenuto in vita solo a patto di investimenti che con pivot e guardie poco hanno a che fare…














