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Cultura | 16 febbraio 2025, 12:21

Un "angelo del violino" incanta il pubblico della Basilica di San Vittore

Ovazione per la violinista coreana Bomsori Kim in occasione del concerto della stagione musicale comunale, capace di evocare una fantasmagoria di colori e di suoni con la leggerezza e la spensieratezza di una bimba

È trascorso più di mezzo secolo da quando il violino di Janine Andrade portava nelle case degli italiani il tema trionfale dell’Allegro moderato del Concerto in re maggiore per violino e orchestra di Cajkovskij, invitando i consumatori ad acquistare una bella bottiglia di Stock 84, lo stesso marchio che apriva le trasmissioni di “Tutto il calcio minuto per minuto”. Un tema diventato di colpo popolare, che la straordinaria interpretazione di Bomsori ieri sera nella Basilica di San Vittore per la Stagione musicale comunale, ha riportato nella giusta collocazione di capolavoro del genere, parte di uno dei concerti per violino più difficili in assoluto da eseguire, ma che la musicista coreana ha fatto suo come un bel gioco, regalando momenti di assoluto piacere estetico e sonoro.

Perdonateci il paragone, vista l’esecuzione in chiesa, ma l’ingresso della piccola Bomsori Kim tra i leggii di Die Deutsche Kammerphilharmonie Bremen, una delle più importanti formazioni orchestrali tedesche, è stato come l’apparire di un angelo, capace di evocare una fantasmagoria di colori e di suoni con la leggerezza e la spensieratezza di una bimba. Tant’è che al termine del rutilante primo movimento il pubblico è esploso in un applauso, contravvenendo alle regole non scritte dei concerti che lo prevedono soltanto alla fine dell’opera, anche se Fabio Sartorelli, nelle note al programma, aveva “dato il permesso” di applaudire, ma dopo il terzo movimento della Sinfonia “Patetica”, prevista dopo il concerto per violino, cosa puntualmente avvenuta.

Questa violinista di 35 anni, prima coreana ad aver firmato nel 2021 un contratto in esclusiva con la prestigiosa Deutsche Grammophon, è un miracolo di musicalità e di maturità stilistica e non pochi sono stati i sorrisi che ha regalato durante l’esecuzione anche dei passaggi più impervi, come se stesse dicendo a sé stessa «come mi diverto, che sfida eccitante». Con il suo Guarnieri del Gesù “ex Moller” ha preso per mano il pubblico invitandolo a un viaggio nella bellezza, cesellando la struggente “Canzonetta” del secondo movimento quasi fosse una visione celestiale e superando di slancio le mostruose difficoltà tecniche del finale, con granitica sicurezza e impeccabile intonazione. Un fenomeno, dall’indiscutibile fascino personale, cui pubblico e orchestra hanno dedicato una meritatissima ovazione, proseguita anche dopo il bis bachiano.

Che dire dell’orchestra tedesca e del suo direttore, il francese Jérémie Rhorer, anche compositore e raffinato esecutore di musica antica? Una formazione di eccellenza con fiati straordinari, che Rhorer ha guidato con composta gestualità e grande sicurezza, regalando al pubblico della Stagione una Sesta sinfonia di notevole scavo psicologico, con il terzo movimento, l’Allegro molto vivace, affrontato a incredibile velocità, quasi a ricorrere e fermare un destino -citato dalla penultima misura del tema beethoveniano della Quinta sinfonia- ormai ineluttabile. Prima del Finale, che segna la fine di ogni speranza e prelude alla morte, un Adagio lamentoso in cui si concentra il dolore del mondo e quello dello stesso Cajkovskij, la stessa disperazione che si percepisce nell’ultimo atto della Manon pucciniana, quando la vita, a poco a poco, ci abbandona.

Mario Chiodetti

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