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Varese dalla vetrina | 08 marzo 2024, 15:11

«Tiro giù la cler e addio». Ma intanto Emily è sempre lì, da 35 anni dietro la vetrina più colorata di Varese

Amelia Tamborini - 85 incredibili anni, mai un’assenza per malattia sul lavoro e una grinta da trentenne - è ancora una volta intenzionata ad abbassare la saracinesca del suo negozio di abbigliamento e sartoria in via Orrigoni. La passione però finora ha vinto sempre: «Questa è la mia vita, dico che non ce la faccio più e chiudo, ma il mattino alle 8,30 ho già aperto e faccio orario continuato fino alle 19... in questa via gli esercizi commerciali sono tutti di stranieri, una volta c’era la bottega delle lane, il Biotti elettrodomestici, il Lino parrucchiere, il City Hotel. Adesso non si conosce più nessuno»

«Tiro giù la cler e addio». Ma intanto Emily è sempre lì, da 35 anni dietro la vetrina più colorata di Varese

Ormai non ci crede più nessuno. Amelia Tamborini che chiude il suo negozio, ma andiamo! Lo dice da almeno tre anni, «a dicembre tiro giù la cler e addio», ma intanto è sempre lì, in via Orrigoni 17, con la storica insegna “Emily”, scritta nera su fondo azzurro, dove il 22 marzo 1988 ha incominciato la sua attività di commerciante indipendente, dopo aver lavorato per il precedente proprietario, sempre nel settore abbigliamento. Ora ci sono i saldi, le vetrine sono come al solito molto accattivanti e con capi colorati, «però toh, non entra nessuno, oggi scontrini zero», ci dice a muso duro non appena le ventiliamo l’ipotesi di una chiacchierata. 

«È proprio la giornata da interviste», sbuffa l’Amelia, 85 incredibili anni, mai un’assenza per malattia sul lavoro, una grinta da trentenne, messa in piega perfetta e cardigan blu notte con camicetta in tinta. Poi incomincia a parlare e, senza che ce ne accorgiamo, l’intervista prende corpo.

«Il nome del negozio mi è stato suggerito da un’amica, mi chiamo Amelia, ma ormai per molte clienti sono Emily o magari Amalia, chissà perché. Ho incominciato a 17 anni, come commessa alla pellicceria Cervini, per due anni sono stata lì poi ho fatto un po’ di tutto, per molti anni la magliaia in casa, lavorando per diverse case di moda, come Marima o Maria Bosco. Poi sono venuta qui, prima come commessa poi proprietaria. Il negozio è la mia vita, dico che non ce la faccio più e chiudo, ma il mattino alle 8,30 ho già aperto, poi orario continuato fino alle 19. Una volta aprivo anche la domenica, adesso solo durante le feste natalizie. L’ho detto a figlie e nipoti: se sto a casa, in due mesi sono morta».

Ma Amalia è vivissima e vivacissima, le amiche e le clienti l’hanno soprannominata “Ercolino sempre in piedi”, gestisce tutto da sola, anche se un po’ di aiuto lo riceve dalle due figlie, prima da Katia e adesso da Sabina, che vive con lei «nella casa in mezzo al bosco non distante da quella che è stata la villa di Liala».

Entra Donato, rappresentante di ditte piemontesi che la serve da 36 anni, e Amelia gli chiede come mai le clienti se ne vadano fuori Varese a fare acquisti. «Cosa vuole, ormai con gli outlet, le vendite online e i centri commerciali, i piccoli negozi sono destinati a chiudere uno dopo l’altro», dice il viaggiatore di commercio, anche lui attempato ma vigile. «Ma lei signora deve resistere, è una istituzione».

L’Amelia ha la risposta pronta: «Prendo 530 euro di pensione dopo 50 anni di lavoro e pago più di mille euro di affitto al mese per il negozio, perché devo andare avanti? Ormai a Varese è così: in via Orrigoni i negozi sono tutti di stranieri, una volta c’era la bottega delle lane, il Biotti elettrodomestici, il Lino parrucchiere qui di fronte, il City Hotel. Adesso non si conosce più nessuno. La città è vuota e trascurata, altro che giardino».

Per tirare avanti, la signora Tamborini nata, come tiene a sottolineare, a Calcinate del Pesce, da tempo si è messa a fare gli aggiusti di sartoria, «io che sarta non lo sono mai stata, ma ci provo lo stesso. Si figuri che mi hanno portato anche un copridivano da allargare. Cerco di sistemare anche capi da uomo, pantaloni e giacche, sto su di notte a pensare come fare a ripararli. Ma a dicembre chiudo, ormai è deciso».

Tra le mille cose che la sciura Amelia fa, c’è anche la venditrice per la ditta di cosmetici Avon: «Collaboro con loro da 45 anni, sono la prima presentatrice Avon di zona da molto tempo. Oggi però, oltre a istruire le giovani venditrici, ho i prodotti qui in negozio, non ce la faccio più ad andare porta a porta come una volta. Anche Avon è cambiata, un tempo vincevo molti viaggi come riconoscimento alla mia attività di venditrice, adesso tutto è più burocratizzato».

Sulla vetrina d’ingresso campeggia la targhetta del comune di Varese che certifica l’“attività storica” di “Emily”, e un cartello con la scritta: «Si avvisano i gentili clienti che per le riparazioni si richiede il pagamento anticipato». Amelia non si fida più, dopo che molti le hanno portato gli aggiusti da fare e poi sono spariti. «Una volta li facevo dalla mattina alla sera, adesso ci impiego più tempo, ma non voglio avere sorprese. Io ho sempre pagato subito la mia merce in contanti e tuttora non possiedo carta di credito, sono all’antica», afferma Amelia, che non sta ferma un attimo.

“Emily” vende abitini, gonne, pantaloni, camicette e intimo femminile, poi i pigiami, tra i capi più richiesti, e intimo per uomo. «Mi rifornisco al Centro Tessile di Cernusco sul Naviglio, ci vado ancora personalmente, la settimana scorsa ero là. Le mie clienti sono donne adulte, una volta arrivavano anche le ragazze a comperare qualche abitino, li vendo a 25 euro, sono l’unica a farlo». 

L’Amelia ha una salute di ferro, forse perché detesta la categoria medica. «Io e i dottori non andiamo d’accordo, se sono ancora sana e forte è perché non vado mai da loro, tiro avanti e amen». E poi racconta di una cliente fattucchiera che quando aprì il negozio le predisse prima successo e poi piano piano un calo di vendite e alla fine calma piatta: «Nonostante non creda a queste cose, devo dire che ci ha azzeccato, è ora che chiuda tutto». 

Le clienti, malgrado il suo carattere diciamo battagliero, l’adorano, e la riempiono di regalini, non soltanto a Natale. La nostra chiacchierata è durata quasi due ore, per una che non voleva farsi intervistare una sorta di record, ma stare ad ascoltare la signora Tamborini è come ritornare alla città dei negozi familiari, dove si entrava e ci si raccontava i fatti quotidiani in una sorta di confessionale laico.

Tenga duro Amelia, sarebbe molto doloroso fermarsi al semaforo di via Orrigoni e non buttare più l’occhio alla sua vetrina colorata e pensare a tutto il lavoro che quel negozio ha visto in 36 anni, alla dedizione e alla passione oggi rare come i prezzi dei suoi capi e al suo essere imprenditrice e nonna con la stessa incrollabile fede in sé stessa. E noi, che ricordiamo con nostalgia la Varese delle botteghe amiche e del “ciciarà”, glielo chiediamo per favore.

Mario Chiodetti

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