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Calcio | 27 febbraio 2024, 18:00

Mario Belluzzo, l'eterno ragazzo: «Dal Peo al gioiello Varesina, i giovani sono la mia vita. Il calcio di oggi è on line, ma qui è ancora una scuola ed è fatto di identità e radici»

Intervista a uno dei padri nobili del calcio giovanile provinciale, alla società dei Di Caro dal 2016: «Contano impianti e organizzazione all'avanguardia ma anche il fattore umano, le motivazioni, lo studio e i rapporti con i genitori. Vedere Sali, Santulli, Buzzetti, Bigoni o Carrino salire in prima squadra è una gioia. La Coppa? Se vinci e arrivi in fondo, ti mette le ali. Sogno che un giorno esplodano altri talenti e arrivino in Nazionale: nel Varesotto si respira aria buona...»

Mario Belluzzo, classe 1952, alla Varesina dal 2016

Mario Belluzzo, classe 1952, alla Varesina dal 2016

Chi è cresciuto con lui dice di avere ricevuto una carezza capace di lasciare il segno anche quando sarebbe servito un rimprovero. Chi ha imparato a conoscerlo anche al di fuori del rettangolo verde sa di cosa sia capace quando crede in qualcuno o in un'idea, e di quali slanci di generosità riesca a caricarsi. Mario Belluzzo, classe 1952, è un padre nobile dei giovani che hanno imparato e ancora vogliono imparare a giocare a calcio in provincia ma è anche una persona con cui è bello stare assieme, dai molteplici interessi, capace di assorbire esperienze ed emozioni, ma anche di trasmettere insegnamenti di vita che poi restano per sempre. Noi, proprio nel momento più bello della Varesina e alla vigilia della storica semifinale di Coppa Italia con i toscani del Follonica Gavorrano (domani alle 14.30 la gara di andata al Varesina Stadium), siamo andati a intervistarlo e lui, come sempre, non si è tirato indietro. Fedele ai suoi valori e a quelli di chi ha sempre creduto nei giovani, non solo su un campo di calcio.  
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Ha giocato a pallacanestro sino a 16 anni alla Roburt et Fides e a pallone all’oratorio di San Vittore l’allenatore più longevo del calcio varesino. Mario Belluzzo ha a che fare con il calcio giocato per un decennio in Promozione («Ero troppo piccolo per il basket», cosi ricorda ancora oggi) e, finita l’esperienza da calciatore, studia da allenatore professionista allenando tante squadre in diverse categorie. Coordinatore del settore agonistico della Varesina, sposata ormai dal 2016 dopo l'anno sabbatico seguito al traumatico fallimento del Varese 1910, continua a insegnare e motivare i giovani di un grande vivaio (9 squadre dell'agonistica e oltre 20 dell'attività di base con più di 500 giovani e giovanissimi coinvolti).

Mario Belluzzo, radunaci in breve la tua esperienza di allenatore?

Ho iniziato nel Bosto, poi negli anni ho allenato Varese, Pro Sesto, Pro Patria, Legnano, Sestese, Sudtirol e Bellinzago.

Qualche giovane dei "tuoi" che dal vivaio è diventato professionista?

Ne cito alcuni, scusandomi con tutti gli altri: Paolo Vanoli, Lele Ambrosetti, Davide Cordone, Luca Righi, Oscar Verderame, Luca Castellazzi, Federico Ligori, Claudio Macchi, Mirko Benin, Fabio Bonadei, Ettore Gandini, Mavillo Gheller, Fabrizio Bollini, Davide Riva, Eros Pisano. Ricordando queste persone provo tanta emozione: sono passati 40 anni, purtroppo, ma la motivazione è quella di allora.

Parliamo della Varesina: come sta il settore giovanile?

Direi molto bene. Ci sono 9 squadre che fanno i campionati regionali e che attualmente sono nelle prime posizioni in classifica, tutte a un buon livello agonistico. Inoltre abbiamo anche tanti giovanissimi che stanno iniziando a giocare con tanto entusiasmo nelle nostre strutture ben attrezzate di Vedano Olona, Castiglione Olona, Cairate e Venegono. Impianti sportivi eccellenti, ben strutturati e super organizzati come il nuovo centro di Castiglione, una vera perla.

Ricordaci solo qualche traguardo raggiunto dai vostri ragazzi...

Sono molti, penso solo all'Under 19 arrivata in finale a Firenze con la Romulea e all'Under 14 che ha vinto il titolo lombardo: l'ottimo livello del vivaio è stato raggiunto grazie alla professionalità di allenatori e preparatori atletici e al lavoro che svolgono il direttore generale Andrea Millefanti e il direttore sportivo Paolo Masini. Dal vivaio della Varesina ogni anno alcuni nostri ragazzi che dimostrano di avere buone qualità vanno a fare esperienza nei settori giovanili di Inter e Atalanta.

Rispetto a quando hai iniziato ad allenate come è cambiato l’approccio al calcio di un ragazzino e dei suoi familiari?

Tanto, anzi è cambiato tutto a causa dei social: qualche familiare fa le riprese con il telefonino di un'azione di gioco di suo figlio, oppure è lo stesso ragazzo che fa il video di un altro compagno più esperto, copiando la posizione, il modo di calciare e di correre, la posizione in campo. Tutto on line, tutto in diretta. L’approccio è sempre il medesimo, in quanto dobbiamo sempre insegnare educazione, spirito di gruppo, impegno sia nel calcio che nello studio, e dare tanta motivazione.
Devo dire che i nostri sono davvero bravi ragazzi: impegnati con diversi allenamenti settimanali, devono ben organizzarsi mentalmente per gestire studio e calcio.
Il rapporto con i genitori è diventato più complicato rispetto ad un tempo visto che sono molto presenti accanto ai figli e, spesso, chiedono di interagire con i loro allenatori. Anche in questo caso abbiamo una buona esperienza e competenza e cerchiamo di gestire al meglio tutte le eventualità che si presentano per evitare dissapori o incomprensioni.

Qual è il rapporto con la famiglia Di Caro?

Ottimo: c’è forte unità di intenti, voglia di fare, concretezza. Il presidente Lino segue la prima squadra, viene spesso a vedere i "suoi ragazzi" ma difficilmente si interessa dell’aspetto tecnico dove sono sempre super presenti Max e Matteo con cui ho un legame molto stretto.

Domani a Venegono si gioca una storica semifinale di Coppa Italia contro il Follonica Gavorrano: tu l'hai vinta due volte di fila a Varese (in D e in C). Che insegnamento ti ha lasciato?

È faticoso avanzare su due fronti, magari mettendo in conto anche lunghe e dure trasferte come la gara di ritorno che affronteremo in Toscana. Vincere, però, aiuta a vincere e lascia sempre certezze. Quando arrivi in fondo e ce la fai, hai talmente tanta adrenalina in corpo da cancellare ogni fatica e farti volare ancora più su. Aggiungo che una sana rivalità interna su chi può conquistarsi il posto da titolare in Coppa può fare bene.

La forza della Varesina la si vede dai giovani approdati dal vivaio in prima squadra. Parlaci di loro.

Giacomo Sali, classe 2004, è partito dagli esordienti ed è arrivato tra i grandi: è uno di quei giocatori che rompono gli schemi, l'ala di una volta, una scheggia che fa la differenza sull'esterno. Il portiere Leonardo Santulli ha 19 anni e avete visto di cosa è capace contro l'Arconatese ma anche in Coppa: è forte, completo, maturo.
Ma poi a disposizione di mister Spilli ci sono anche Matteo Buzzetti, classe 2007, un trequartista alla Orellana, già convocato nella rappresentativa nazionale under 17, il terzino Luca Bigoni, e il difensore centrale Loris Carrino, entrambi 2005.

Parliamo del calcio giovanile in provincia, guardando anche alle altre realtà.

La Solbiatese sta facendo un gran bel lavoro ed è ben strutturata, il Morazzone ha strutture e buon vivaio così come Gavirate e Sestese, alla Castellanzese dopo le difficoltà passate è arrivato un buon allenatore come Fiorenzo Roncari che stimo molto: gli auguro di guidare la nave in porto. Permettetemi, però, una considerazione in merito: oggi per ottenere risultati ci vogliono programmi chiari, strutture e capacità di investire risorse nel capitale umano.

A proposito, Varese e la provincia di Varese torneranno prima o poi in serie B?

Speriamo. Da varesino sarei contento ma, come dicevo prima, ci vogliono strutture e investimenti a lungo termine. Occorre calibrare gli obiettivi cercando di raggiungerli passo dopo passo, poco alla volta, senza improvvisazioni e senza sogni faraonici.

Il sogno di un eterno ragazzo settantenne qual è?

Di vedere ancora qualche giovane del mio vivaio arrivare nei professionisti, magari in serie A e magari diventare campione del mondo o europeo. La storia ci insegna che qui sono esplosi Marini, Gentile, Anastasi, Riva... Nel Varesotto si respira aria buona...

Ricordi di Varese?

La vittoria del campionato e il ritorno in serie C nel 1994, la Coppa Italia di serie D (con la Supercoppa di Aosta) e quella di serie C e poi... il grande Peo Maroso che mi ha insegnato tanto, soprattutto a saper lavorare con i giovani che sono la mia vita e la mia passione.

Segui ancora basket e hochey?

Purtroppo ho poco tempo, non riesco ad andare a vedere le partite, ma leggo, guardo e mi informo su Pallacanestro Varese e Mastini. Il gioiello Varesina mi coinvolge e mi trascina con gioia in giornate ricche di impegni. Sono super felice così!

Claudio Ferretti - Andrea Confalonieri


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