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Varese | 01 dicembre 2023, 15:05

VARESE DALLA VETRINA/12 “Il Paradiso delle signore”, in via Magenta una sartoria dove la realtà supera la fiction

Souad Gasmi, tunisina, da 35 anni a Varese con tre figlie, ha ribattezzato il suo negozio ispirandosi alla fiction Rai. Tra orli e golfini, giacche e abiti da cerimonia, le analogie sono incredibili. «Mi piaceva vedere la soap opera, perché mi ci ritrovavo. E poi il nome del negozio è beneaugurante... Tra i clienti che chiedono modelli su misura o a domicilio. L’aggiusto più difficile mai fatto? Quello per una giacca antiproiettile di un carabiniere»

Souad Gasmi nel suo laboratorio “Il Paradiso delle signore” di via Magenta

Souad Gasmi nel suo laboratorio “Il Paradiso delle signore” di via Magenta

Qualche volta la coda in macchina ha un suo perché, e può capitare che tra un accidente e l’altro per i semafori letargici e gli infiniti cantieri, per distrarsi e non aumentare i disagi epatici, uno si guardi intorno e dia una sbirciatina ai negozi. Così ci è successo in via Magenta, fila al semaforo e panorama sulla famigerata Caserma, ma sulla destra ecco la perla, una di quelle cose che fanno la gioia di un vecchio cronista. La fantasia che si fa realtà, la fiction televisiva che si trasforma in entità in carne e ossa, con donne che hanno una storia da raccontare, proprio come le protagoniste del “Paradiso delle signore”, una delle soap opera più seguite in Italia, arrivata all’ottava serie, con puntate quotidiane.

L’insegna non è molto grande, azzurrina, ma il nome colpisce l’occhio, perché Souad Gasmi, la titolare della sartoria, ha chiamato il suo negozio “Il Paradiso delle signore” (ilparadisodellesignore1@gmail.com - tel. 371 5819133), proprio come quello fondato in una Milano anni ’50 da Pietro Mori e poi riaperto tre anni dopo i tragici fatti dal suo delfino, il pubblicitario Vittorio Conti. A questo punto la curiosità è grande, e Souad, tunisina, da 35 anni a Varese, si è ispirata alla fiction, che ha seguito per le prime due stagioni, fino all’assassinio di Mori a opera di un malvivente prezzolato.

Nelle serie successive, incominciano le incredibili analogie tra i personaggi del vero “Paradiso”, la signora Souad e una delle figlie, Sara, la maggiore, che andiamo a scoprire chiacchierando di orli e golfini, giacche e abiti da cerimonia.

«Ho aperto il mio negozio quattro mesi fa, e in precedenza avevo già collaborato con la sartoria esistente. In Tunisia ho preso il diploma, sono professoressa di taglio e cucito e ho sempre lavorato come sarta in casa, facendo aggiusti per i negozi e abiti su misura. Per molto tempo ho collaborato con la Sartoria Bernasconi di via Bagaini e con le Confezioni Cirio di Cuasso al Piano poi, una volta cresciuti i figli, ho deciso di mettermi in proprio», spiega seduta alla macchina per cucire.

E qui ecco la prima analogia: nel “Paradiso delle signore” della Rai, dalla terza serie entra in scena il personaggio di Agnese Amato, emigrata da Partanna in Sicilia con i tre figli, sarta provetta come Souad, che all’inizio lavora in casa con piccoli aggiusti per i vicini, poi diventa l’insostituibile couturière del grande magazzino di Vittorio Conti e di sua moglie Marta Guarnieri.

«Mi piaceva vedere la soap opera, perché c’erano molte scene girate nella sartoria, mi ci ritrovavo. E poi il nome del negozio è beneaugurante, l’ho scelto assieme a un’amica, titolare di un negozio di tessuti in via Bainsizza. Qui faccio di tutto, dalle riparazioni agli abiti per ogni giorno e da cerimonia cuciti da me, poi tende e tendaggi da esterno, copri divani, perfino le bomboniere. Posso vestire donne e bambini dall’a alla zeta e faccio anche riparazioni per uomo, su giacche e pantaloni. Con me ci sono tre ragazze stagiste della “Scuola Newton” di taglio e cucito dell’Ipsia, mia figlia Hejer, che frequenta la quarta, e le sue compagne Shourok e Alisia. Studiano da operatrici tessili. L’altra mia figlia, Rahma, studia al Liceo artistico di Varese e vorrebbe fare la designer».

Ma le analogie con i personaggi della fiction non sono finite: un’altra figlia di Souad, Sara, è sposata e vive a Parigi dove fa la modellista, proprio come Gabriella Rossi del “Paradiso delle signore”, che ha incominciato come commessa, una delle “Veneri”, per poi lanciarsi con successo come stilista prima di trasferirsi in Francia con il ricco marito.

Souad Gasmi, tra le altre cose, ha fatto l’interprete di arabo per il tribunale, la traduttrice per le scuole, ha insegnato l’italiano ai suoi connazionali arrivati a Varese.

«Le clienti spesso mi chiedono di cucire modelli che oggi non trovano da altre parti, magari perché sono in uno stile un po’ fuori moda. Alcune arrivano con la stoffa ma non hanno in mente il modello, altre al contrario possiedono il cartamodello ma non hanno il tessuto, così scegliamo insieme. Siamo aperti tutti i giorni dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18, abbiamo clienti di ogni età, è un lavoro che richiede molta pazienza, perché alcune signore magari trovano subito la taglia ma vogliono un numero infinito di prove. Spesso mi capita di servire gli anziani a domicilio, ed è una soddisfazione perché porto loro anche un po’ di calore e compagnia».

La sarta di via Magenta - guarda caso, negli anni ’60 poco più avanti c’era il grande magazzino “Tessilomnia”- della soap opera apprezza soprattutto la ricostruzione storica e la perfetta ambientazione tra gli anni ’50 e ’60: «La gente allora era sempre elegante, i poveri come i ricchi, non c’era differenza tra le persone, le ragazze portavano abiti di sartoria, cuciti a volte da loro stesse. Oggi c’è poca attenzione, e ancor meno gusto».

I prezzi del “Paradiso delle signore” varesino sono concorrenziali: orlo jeans 7 euro, pantaloni con risvolto 10, accorcio giacca uomo 30, lo stesso per un piumino, abiti su misura a partire da 120 euro fino a 350 per i più elaborati. Nell’atelier si spazia dagli abiti da battesimo e cresima alle tende per gazebo, «ma l’aggiusto più difficile mai fatto è stato quello per una giacca antiproiettile di un carabiniere, fatta di un tessuto talmente coriaceo che ho dovuto penare per ricucirlo, ma sono una persona che non si arrende facilmente!», e qui sembra di sentire la signora Agnese, che al “Paradiso”, ovviamente, fa miracoli.

Le tre ragazze sono ben avviate sulla via della moda: «A me piace disegnare soprattutto outfit», dice Alisia, mentre Shourok, egiziana, aiuta Souad nelle riparazioni e la figlia Hejer studia per diventare stilista come la sorella maggiore oltre a proseguire lo stage a Baseblu, nel negozio di piazza Podestà, un “paradiso” dell’Haute Couture.

Anche se per il momento nell’atelier di via Magenta non c’è una “signora Calligaris” capo commessa che mette in riga le “Veneri”, l’aria che si respira è quella di entusiasmo e grande creatività e chissà che un giorno Vittorio Conti non ci faccia una capatina per assumere Souad come alternativa alla signora Agnese. Non bisogna mai chiudere le porte ai sogni, negli anni del boom era la regola.

Mario Chiodetti

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