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Cultura | 08 giugno 2023, 15:30

“L’arte svelata” per l’ultimo giorno protagonista alla Questura di Varese

Si chiude sabato 10 giugno la mostra che ci porta a scoprire l’ex Casa del Littorio e i suoi tesori nascosti. La curatrice Serena Contini: «Abbiamo spiegato meglio la città»

"La vittoria alata" del maestro Giuseppe Montanari

"La vittoria alata" del maestro Giuseppe Montanari

Si chiama “L’arte svelata nel Palazzo della Questura di Varese” la bella mostra che sta per concludersi proprio nell’attuale sede della Polizia di Varese.

Inaugurata a novembre dell’anno scorso alla presenza dell’allora Capo della Polizia e prorogata per qualche mese dato il gran successo di pubblico, l’inedito format espositivo - teso a rendere luogo museale un palazzo con finalità diverse - promette un gran finale sabato 10 giugno. 

Partiamo però dal titolo perché in esso si nasconde già molto del senso del suo successo. In effetti, la mostra ha un suo doppio effetto: da un alto, ci svela la bellezza e la ricercatezza di un palazzo che noi tutti varesini siamo abituati a vedere da fuori e a visitare per altre ragioni; dall’altro ci porta a conoscere il patrimonio culturale, storico e artistico in esso contenuto, tra fotografie d’epoca, piccoli volumi mai visti e naturalmente opere d’arte. Infatti, come veri e propri camei di questo affascinante ed interessante percorso che racconta la vera storia del palazzo valorizzandola, troviamo i capolavori pittorici del maestro Giuseppe Montanari (1899-1976) varesino d’adozione e autore di una serie di affreschi che, in parte, è ancora possibile ammirare in alcune stanze della Questura e attraverso i cartoni preparatori realizzati dall’artista e sapientemente raccolti da chi ha curato la mostra. 

Proprio il Palazzo merita qualche breve cenno storico, a testimonianza del fatto di non essere semplicemente deputato ad accogliere la mostra di cui vi diamo resoconto. Ideato e progettato dall’architetto romano Mario Loreti (1898-1968) interprete di uno stile razionale, monumentale ed essenziale, cifra stilistica dell’epoca, la struttura nasce come “Casa del Littorio” o sede del Fascio nel 1934 e trova la sua genesi e collocazione storica in un periodo di grande trasformazione della città. Nel 1927, per volere del Duce, Varese diveniva capoluogo di Provincia meritando una rivoluzione architettonica che, di lì a poco, avrebbe portato alla progettazione e all’edificazione di numerosi edifici di pubblica utilità ancora presenti in città. Ne è un esempio l’attuale Piazza Monte Grappa, opera dello stesso architetto Loreti e massima celebrazione, secondo le intenzioni, del nuovo status della città. 

Centro di potere - anche culturale - del regime, la “Casa del Littorio” ci svela al suo interno un repertorio di materiali e soluzioni di grande pregio: dai marmi agli ornamenti (bellissime le punte rovesciate delle lance che impreziosiscono la scala principale) dai legni pregiati delle porte alla grandiosità di alcune vetrate. Un tesoro finalmente svelato e tutto da scoprire che spesso tiene lo spettatore con il naso all’insù. Non un caso, visto e considerato il talento dell’architetto nel design d’interni e la sua passione per il Déco. Colpisce la Cappella “laica”, luogo dei solenni giuramenti. 

Il percorso della mostra si snoda lungo i tre piani dell’edificio, con esposizione di soli elementi originali a testimonianza di un grande lavoro di studio e raccolta oltreché di allestimento. È il caso delle opere che narrano il lavoro di Giuseppe Montanari, pittore marchigiano chiamato ad impreziosire le sale della nuova “Casa del Littorio”. Qui vi troviamo non solo le opere figurative che, nello stile dell’affresco, decorano alcune sale del palazzo ma anche i numerosi reperti e gli elementi preparatori che servirono all’artista per realizzarli in quella tecnica tanto affascinante quanto complessa. Proprio entrando in quello che un tempo era la sala del Direttorio Generale - oggi gabinetto del Questore - con un effetto sorpresa determinato dalla sua posizione sul frontone sovrastante l’ingresso, troviamo il bellissimo affresco di Montanari “La vittoria alata” opera dalle dimensioni monumentali ove la Nike è rappresentata con il fascio littorio nell’atto di porgere la corona d’alloro alla figura del Milite Ignoto dipinto sulla sua sinistra. Da notare la “volontà” della Vittoria Alata di proteggere l’identità del Milite nascondendogli il volto con la propria ala. Di quest’opera, restaurata nel 2006 quando l’allora Questore Matteo Turillo decise di far rimuovere la carta da parati che la celava e paradossalmente la custodiva, possiamo ammirare il grande cartone preparatorio nella sala che precede la sua collocazione. Nella “Vittoria Alata”, c’è tutta la narrazione del fascismo in un affresco che riprende gli stilemi del linguaggio figurativo classico reinterpretati attraverso la lente dei valori del regime e dello spirito del tempo.

Abbiamo avuto il privilegio di visitare la mostra con la sua curatrice, la Dottoressa Serena Contini, responsabile dell’ufficio ricerca e valorizzazione del patrimonio culturale e museale del Comune di Varese. È stata l’occasione per tirare un bilancio finale dell’iniziativa e guardare al futuro.

Dottoressa Contini, sfida vinta e bilancio positivo dunque?
Un bilancio assolutamente positivo, abbiamo visto i visitatori molto contenti, non solo per aver visitato un palazzo che normalmente non è accessibile al pubblico come le hai ricordato ma anche per il fatto di aver capito meglio l’intera città. Con la mostra, infatti, abbiamo voluto spiegare che questo palazzo non è un unicum ma è parte integrante di una rete di palazzi dello stesso periodo presenti in città. Grazie a questa “rete” Varese si caratterizzò come capoluogo di provincia originando una sua identità peculiare. Questa mostra ha voluto svelare proprio questo dando vita ad un cammino che non finisce qui.

A che cosa si riferisce?
L’intero lavoro di ricerca che ha sotteso questa mostra e, appunto, le ricerche che sono ancora in corso, troveranno una loro pubblicazione che verrà presentata il prossimo ottobre in occasione proprio dei 90 anni del Palazzo. Mi lasci però aggiungere un’ultima breve battuta…

Prego.
Vorrei ringraziare tutte le parti coinvolte che hanno permesso a questo evento di prendere forma e di raccogliere il successo meritato. Grazie alla Polizia di Stato, al Comune di Varese e a Varesevive per l’organizzazione, al patrocinio della Provincia di Varese e all’importante sostegno di Fondazione Cariplo e Fondazione Comunitaria del Varesotto Onlus. Un sentito ringraziamento alla Dottoressa Anna Pariani che, insieme a me, ha condotto con passione le visite guidate. In ultimo, i miei ringraziamenti vanno all’insostituibile lavoro dei volontari dell’Associazione Nazionale della Polizia di Stato e a tutto il personale della Questura. 

Appuntamento, dunque, con il gran finale della mostra per l’ultima visita guidata ad ingresso libero, sabato 10 giugno alle 10.30 presso la Questura di Varese in Piazza della Libertà.

Luca Ruspini

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