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Basket | 16 aprile 2023, 21:19

Varese è una famiglia. E ora ha una pazza idea: vinciamole tutte

IL COMMENTO DI FABIO GANDINI - Nelle disgrazie, sportive e non, i sensi si acuiscono. E talvolta si riesce a scorgere quello che la normalità nasconde, quei fiori nel deserto che danno senso alla vita, quei miracoli che talvolta accadono

Varese è una famiglia. E ora ha una pazza idea: vinciamole tutte

Da domani torneremo, purtroppo, a parlare e scrivere della porcheria. Perché tale è e sempre sarà, comunque la si guardi e anche nel caso in cui ogni residuo grado della giustizia sportiva (ed eventualmente non) dovesse confermare la sentenza di primo grado e gli errori o la colpa o addirittura il dolo della Pallacanestro Varese in quanto è accaduto.

Cambia nulla: porcheria in ogni caso. Come si può non definirla tale se si pensa - e noi ora, con gli occhi pieni di lacrime d’orgoglio e di riconoscenza, solo a loro stiamo pensando - a coach Matt Brase e alla sua squadra?

Questa sera avevamo bisogno di respirare una boccata d’aria fresca, pura, dopo quella inquinata e rancida degli ultimi giorni. E il loro sacrificio ce l’ha fatta arrivare a piene mani. Sentivamo il bisogno disperato di pallacanestro: di tiri, di assist, di corse, di difese, sì pure di errori, ma che fossero di campo, che fossero l’unica cosa che si dovrebbe essere chiamati a commentare quando si fa i giornalisti o i tifosi.

Ma i nostri ragazzi (sì, ora sono nostri come non mai. Dopo questa porcheria sono come dei figli e guai a chi li tocca…) ci hanno regalato qualcosa di più: l’esempio e la capacità di soffrire. Ferrero e compagni si sono trovati sulle spalle una croce enorme e incolpevole, che sta tentando di cancellare il loro lavoro, la loro abnegazione. 

Ma non hanno fatto una piega. Hanno semplicemente iniziato a portarla. E ci hanno fatto trepidare di fierezza, onore e commozione, per le loro qualità umane prima che per quelle tecniche o atletiche. Perché questa croce la stanno portando anche per noi. 

Nelle disgrazie, sportive e non, i sensi si acuiscono. E talvolta si riesce a scorgere quello che la normalità nasconde, quei fiori nel deserto che danno senso alla vita, quei miracoli che talvolta accadono. 

Il miracolo biancorosso è iniziato ieri intorno alle 13.30, a Masnago, con un abbraccio collettivo e spontaneo che entra di diritto in quella memoria fatta di attimi e gesti che giorno dopo giorno scrivono a poco a poco la storia. Più delle partite e delle vittorie. 

In 78 anni di epopea prealpina quello di ieri è stato l’abbraccio più commovente. È stata la Coppa dei Campioni dell’amore di un popolo, è stata un'autentica fusione. E il cerchio, solo il primo di tanti necessari, si è chiuso stasera, con un altro abbraccio, sotto la curva, tra i giocatori e Luis Scola e Michael Arcieri. 

Sono una famiglia. Siamo una famiglia.

Con una pazza idea: ora vinciamole tutte. Tutte così, lottando, giocando bene ma anche male, toccando il fondo (ma il nostro, non quello che vogliono farci toccare gli altri) e rialzandoci. Noi e l'intero mondo fuori.

Vinciamole tutte: Trieste (fatto), Brindisi, Venezia, Scafati, Bologna. Tutte. Con il cuore di questa squadra non è impossibile.

E poi scendiamo in piazza, a festeggiare come se avessimo vinto cinque scudetti di fila.

Fabio Gandini


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