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Territorio | 13 aprile 2023, 17:05

Don Riboldi ai ragazzi del “Facchinetti”: «Qualcuno che ci ascolta è il dono più grande che possiamo avere nella vita»

Il cappellano della casa circondariale di Busto ha incontrato gli alunni delle nove classi quarte dell’istituto professionale castellanzese per raccontare loro il proprio vissuto, offrendo al contempo preziosi spunti di riflessione. «Credo sia importante arrivare a chiedersi: cosa avrei fatto io al posto suo?»

Don Riboldi ai ragazzi del “Facchinetti”: «Qualcuno che ci ascolta è il dono più grande che possiamo avere nella vita»

Nella mattinata di giovedì 13 aprile, il cappellano del carcere di Busto, don David Maria Riboldi ha incontrato, all’interno del Teatro di via Dante a Castellanza, gli alunni delle nove classi quarte del “Facchinetti”, raccontando loro una parte di quello che vive ogni giorno all’interno della casa circondariale.

Partendo dalla conosciutissima serie “Mare fuori”, il cappellano del carcere di Busto ha intavolato sin dall’inizio un vero e proprio dialogo con i tantissimi ragazzi presenti, coinvolgendoli in un confronto che ha offerto anche preziosi spunti di riflessione applicabili al vissuto di ciascuno.
«A me questa serie piace molto – spiega don Riboldi – perché ci dà modo di conoscere qualcosa che non è possibile vedere nella vita di ogni giorno: quello che è successo prima dell’arresto.
Questo approccio ci permette di capire quello che “sta dietro” a certi gesti e le reali motivazioni che hanno portato le persone a compierli; sia chiaro, non sto giustificando nessuno, alcune cose non devono e non possono essere fatte, ma credo sia importante arrivare a chiedersi: cosa avrei fatto io al posto suo?».

Una domanda che spesso non ci si pone, ma che, anche nelle situazioni con cui ci confrontiamo quotidianamente, ci permetterebbe di comprendere meglio le reazioni e i gesti di chi ci sta davanti, avendo così un approccio più costruttivo e positivo ai problemi.
«Oggi viviamo in un mondo in cui è facile giudicare – prosegue don Riboldi – e spesso questi giudizi contengono moltissima cattiveria; nella vita, e soprattutto sui social, ci si sente liberi di essere cattivi, di avere una generale mancanza di rispetto per le persone, e questo non va bene».
La capacita di mettersi nei panni dell’altro, dunque, di concederci il tempo per chiederci perché, di comprenderne, anche solo in minima parte, il vissuto e le motivazioni, ci permette, se non di evitare i giudizi, di darne alcuni meno dettati dalla rabbia.

Un approccio, questo, che non vale solo per le notizie di cronaca o per i fatti che accadono nella società, ma che può, e deve, essere perseguito anche nei rapporti di ogni giorno, siano essi “virtuali” o reali.
«Tante persone – fa riflettere il cappellano del carcere raccontando la sua vita di ogni giorno – sono veramente sole, non hanno nessuno che le aspetta fuori o che si interessa alla loro vita; è vero, questo spesso accade per un motivo, ma vi invito a fermarvi a pensare un attimo a questo fatto, perché quando qualcuno è incapace di voler bene e di farsi voler bene è dannato alla solitudine, e questa è la cosa peggiore che possa accadere ad un essere umano».

Una situazione che probabilmente è ben conosciuta anche dai giovani alunni del “Facchinetti”, che si trovano proprio in quell’età in cui, tutti ce lo ricordiamo bene, l’impressione è di non aver nessuno che ci comprenda, di essere soli contro il mondo, di non poter parlare e confrontarsi con gli altri perché tanto sarebbe inutile.
«Oggi come oggi – sottolinea Don Riboldi – anche tanti ragazzi corrono questo rischio, ed è per questo che è importante che stiate vicino alle persone, facendo in modo che non si sentano sole al mondo.
La cosa più importante, infatti, è essere ascoltati, perché qualcuno che ci degna della sua attenzione e ci ascolta è il dono più grande che possiamo avere nella vita».

L’incontro si è poi concluso con il racconto della nascita de “La Valle di Ezechiele”, l’associazione che si occupa di supportare chi esce dal carcere e di accompagnarli nel percorso che li porterà a ricominciare a vivere una vita diversa da prima.
Per don David Riboldi è stata anche l’occasione di parlare ai ragazzi dei tanti progetti che l’associazione svolge ogni giorno, e che spesso portano alla nascita di qualcosa di originale e inaspettato, come ad esempio la Prison Beer, che sarà presentata ufficialmente domenica 16 alle 18 nello stand del Baff in piazza San Giovanni. GUARDA IL VIDEO

Loretta Girola

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