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Cronaca | 23 gennaio 2023, 13:14

Porto Valtravaglia, sostanze tossiche nel torrente: i carabinieri denunciano il titolare di una ditta

L'operazione dei Forestali dell'Arma di Varese, denominata “Un fiume di veleno”, era iniziata nel gennaio 2021 in seguito allo sversamento di fanghi non trattati nel torrente Ronè. Già eseguite le operazioni di bonifica

(foto d'archivio)

(foto d'archivio)

A chiusura delle indagini preliminari condotte dai Carabinieri Forestali del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale di Varese e della Stazione Carabinieri Forestale di Luino, coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Varese, è stato ipotizzato a Porto Valtravaglia un inquinamento ambientale scaturito da una gestione illecita di rifiuti da parte di una ditta.

Le indagini erano partite nel gennaio 2021, quando a seguito di una frana si era verificata la rottura della fognatura pubblica, a causa della quale era avvenuto lo sversamento di un ingente quantitativo di sostanza reflua nel torrente Ronè. Ciò ha comportato l’alterazione della colorazione delle acque con la presenza in modo significativo della sostanza inquinante costituita da un fango di colore verde, lungo circa 150 metri dell’alveo del torrente.

Dal campionamento e dalle successive analisi di laboratorio si ritiene che il refluo conteneva altissime concentrazioni di sostanze tossiche (acidi e metalli pesanti quali cromo e alluminio).

Gli accertamenti hanno permesso di risalire al presunto autore della gestione illecita del refluo e di ricostruire le vicende alla base dell’accaduto. Secondo la ricostruzione investigativa, il modus operandi della ditta sarebbe avvenuto diluendo abusivamente i fanghi contenenti le sostanze inquinanti nell'impianto di depurazione, inadeguato al trattamento di questo genere di rifiuti e di immetterli nella fognatura, anziché smaltirli a norma di legge. Il tutto, almeno in parte, dopo uno stoccaggio temporaneo in fusti e cisterne (materiale posto sotto sequestro).

Il legale rappresentante della ditta è stato denunciato per il reato di inquinamento ambientale in quanto la società avrebbe cagionato abusivamente una compromissione o comunque un deterioramento significativo e misurabile delle acque del torrente Ronè, omettendo di smaltire correttamente tra il 2018 e il 2021 i rifiuti pericolosi prodotti corrispondenti in circa 172.000 kg di acidi, 2.555.975 kg di fanghi e residui di filtrazione derivanti dal procedimento industriale.

Come conseguenza del reato sopra ipotizzato, è stato anche contestato alla società l’illecito amministrativo dipendente da reato, poiché al suo interno non risultava presente un modello di organizzazione e gestione idoneo a prevenire reati ambientali.

In base alla citata normativa alle società che traggono profitto dai reati commessi dai propri dipendenti possono essere irrogate sanazioni pecuniarie che vanno ad incidere sul bilancio sociale, ovvero sanzioni interdittive della stessa attività. Le operazioni di bonifica del corso d’acqua sono già state eseguite per evitare ulteriori danni ed effettuare il ripristino dello stato dei luoghi per salvaguardare le matrici ambientali.

L’attività in oggetto si inserisce nell’ambito dell’azione quotidiana svolta dai Carabinieri Forestali in difesa della natura, del paesaggio e degli ecosistemi. 

Redazione

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